La Caporetto del turismo nelle terme più amate dagli stranieri

Nel panorama generale di grande difficoltà causato dall’epidemia, dai limiti posti per contenere il contagio e dalla riduzione dei viaggi, ci sono luoghi nei quali si soffre di più. Tanto da spingere a cercare forme nuove e visibili per far capire quello che sta accandendo.

E’ il caso delle terme venete nel Padovano : il consorzio di Abano Terme – con le sue 107 strutture alberghiere e 5mila dipendenti – è il più grande complesso termale d’Europa, nella zona di Abano, Montegrotto e dei Colli Euganei.

Giulia Lazzaro è la titolare di un negozio in piena zona pedonale ad Abano Terme: fa parte di una associazione apolitica di commercianti aponensi, “RicominciAmo Abano”, che rappresenta chi è in seria difficoltà con la propria attività da più di un anno: “Ci stiamo muovendo con tutte le nostre forze e possibilità e soprattutto con tutto il nostro cuore per non dover rinunciare al nostro lavoro, vista la crisi da più di un anno ci ha stremati e messi al tappeto e non ci sta dando tregua”.

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Una situazione che, nella località recentemente confermata come la prima per numero di ricerche svolte sul principale motore di ricerca russo, “rischia di rovinare la vita a migliaia di famiglie.  Abano Terme, la nostra città sta vivendo da un anno a questa parte una crisi senza precedenti. A causa del Covid il settore del commercio ha perso circa l’80% delle entrate, molti negozi hanno dovuto abbassare per sempre le serrande, altri lo stanno per fare e i rimanenti lottano con tutte le loro forze per portare avanti la loro attività, pagare gli affitti, le bollette, le tasse nonostante da mesi e mesi non vi siano entrate. E gli alberghi non vivono meglio. In questo periodo di festività solo una decina su 80 è rimasto aperto. Tutti gli altri o hanno chiuso dopo mesi di quasi totale assenza di clienti: si contavano addirittura una decina di ospiti per albergo!!! Altri non hanno mai aperto e una decina è sull’orlo del fallimento. Addirittura è notizia di qualche giorno fa che alcune strutture alberghiere saranno trasformate in residenze di lusso per anziani”.

Un cambiamento totale per una località molto amata: “Abano, la città con il miglior fango europeo e conosciuta in tutto il mondo per le sue Terme e le sue cure termali, sta vivendo una crisi senza uguali che la sta portando al collasso e quel che è peggio è che nessuno, a livello territoriale, a livello regionale né tanto meno governativo si è preoccupato per la nostra drammatica situazione e nulla è stato fatto per aiutarci a riprenderci e ripartire. Abano non è mai stata nominata come città da tutelare e soprattutto non è stata riconosciuta come centro storico a differenza di Padova , nessun ristoro o trattamento speciale le è stato concesso. Tanto meno a noi commercianti che nei pochi giorni di apertura concessi durante le festività non abbiamo incassato quasi nulla. Anzi ci abbiamo rimesso alla grande”.

Ora, prosegue la lettera, “Commercianti e albergatori si trovano con l’acqua alla gola perché non hanno le risorse e le forze per ripartire perché la crisi li ha travolti e il futuro non è certo roseo, anzi rischiamo il fallimento. Abano non si merita di essere abbandonata e dimenticata e soprattutto non ce la fa a ripartire perché mancano le risorse. Se la situazione non cambia la città si troverà con alberghi e negozi chiusi e in questa situazione chi verrà alle Terme? Oltre alla città sono a rischio migliaia di famiglie e centinaia di attività ed Abano non può permetterselo, perché è una città storica conosciuta e amata da centinaia e centinaia di persone sia italiane che straniere”.

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La lettera è firmata da chi conosce e vive questa crisi in prima persona: “Io sono la titolare di un negozio storico ereditato dai nonni, avviato nel lontano 1961,  sulla Via principale di Abano Terme. In questi giorni, a causa della gravissima condizione economica in cui mi trovo –  se non migliorerà mi costringerà ad abbassare per sempre le serrande –  ho deciso di dare vita a una forma di provocazione togliendo tutti i prodotti dalle vetrine e tappezzandole con cartelloni di protesta”.  Abano non è solo meta di turisti stranieri,  ma anche di molti italiani: “Se noi commercianti e albergatori non riceviamo aiuti e ristori saremo costretti a fallire e a dire addio alla città termale più importante d’Europa: è un  dramma perché Abano permoltio italiani rappresenta una meta gradita dove soggiornare anche più volte durante l’anno sia per rigenerarsi fisicamente grazie ai fanghi, alle cure e al relax, ma il soggiorno è visto da una gran parte di connazionali anche come una sorta di “rinascita” dopo un periodo stressante di lavoro, dopo un lutto o dopo tutta una serie di problemi subiti. Abano è “vita” e la gente uscendo dagli alberghi, girando per il centro e per le vie della città immerse nel verde ed entrando nei negozi acquistando prodotti di qualità difficili da trovare altrove, ritrova benessere. Tutto questo rischia di essere perduto e se continua così Abano non sarà più la stessa, non offrirà più la qualità attesa, con alberghi chiusi, negozi dismessi“.

Il protocollo sicurezza

Eppure le terme hanno provato a rialzarsi, fin da subito: qui, con la prima ondata, è stato organizzato il primo tentativo di avviare una fase 2 nel comparto alberghiero. Qui sono stati messi a punto un protocollo e un vademecum, documenti che si traducono in comportamenti e azioni concrete per un’ospitalità al tempo del Covid19 che mette la sicurezza del visitatore al primo posto in un comparto turistico che produce un fatturato totale annuo di 350 milioni. Il Centro Studi Termali Pietro d’Abano ha chiesto la collaborazione del professor Giorgio Palù (professore emerito di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova e ai Dipartimenti di Neurosciences and Science and Technology della Temple University di Philadelphia) per formare i dipendenti e aggiornare il vademecum quando necessario. Il testo contiene le linee guida studiate per un contesto alberghiero con in più le terme (piscine, massaggi, terapie).

Gli alberghi di Abano e Montegrotto sono un unicum in Italia in quanto le strutture che offrono le cure termali sono accreditate al Servizio Sanitario Nazionale.

La Caporetto del turismo straniero

I numeri mostrano come l’epidemia abbia colpito duro sul turismo termale del Veneto e del Bacino Euganeo (Abano, Montegrotto e Comuni termali) che ne rappresenta oltre il 90% (e il 30% del termalismo italiano), tra i più colpiti, se non il più colpito in assoluto. La drastica contrazione dei flussi turistici causata dalla pandemia ha più che dimezzato gli arrivi complessivi e cancellato 8 ospiti stranieri su 10.

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Nei primi dieci mesi del 2020 – secondo i dati di Assindustria Venetocentro – il comprensorio termale del Veneto ha visto 307.739 arrivi e 984.165 presenze, con una perdita di 375.318 visitatori (-54,9%) e di 1 milione 659mila pernottamenti (-62,8%) rispetto allo stesso periodo del 2019.

Dpcm restrittivi e stop ai viaggi internazionali hanno pressoché volatilizzato la componente estera (43.140 arrivi, 225.156 presenze), con una perdita di 183.500 ospiti stranieri (-81,0%) e di 911.380 pernottamenti (-80,2%) fra gennaio e ottobre, con picchi negativi o in linea per i turisti tedeschi (-81,4% gli arrivi, -83,7 le presenze), austriaci (-79%), russi (-77%), da Svizzera (-75,9%) e Francia (-73,7%). Un crollo che ridimensiona l’incidenza degli stranieri sui flussi turistici termali (dal 33,2 al 14% per gli arrivi, dal 43% al 22,9 per i pernottamenti).

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Più contenuto in variazione percentuale ma non meno devastante, il calo dei turisti italiani, con una perdita di 191.833 ospiti (-42%) e di 747.504 pernottamenti (-49,6%) nei primi dieci mesi. A soffrire sono soprattutto le strutture alberghiere termali (-63,5% le presenze) rispetto alle extralberghiere. Queste cifre racchiudono la Caporetto del termalismo veneto ed euganeo nell’annus horribilis del Covid-19, con conseguenti perdite di fatturato che per gli stabilimenti delle Terme Euganee, più esposte al mercato internazionale, sono stimate fino al 90%.

«Gli ultimi dati confermano i danni gravissimi che la pandemia sta causando all’intera filiera del turismo, unitamente a quella del turismo sanitario di cui siamo protagonisti, che vive anche l’incertezza sui tempi della ripartenza – dichiara Marco Maggia, Referente Alberghi Termali di Assindustria Venetocentro e Vicepresidente di Federterme Confindustria –. Poiché non usciremo a breve dalla crisi, è fondamentale agire al contempo in due direzioni: la prima sono adeguati interventi di ristoro, parametrati alle reali perdite di fatturato del 2020 e non, come avviene oggi, al solo mese di aprile, pena la sopravvivenza di molti stabilimenti. La crisi politica non ritardi i provvedimenti per l’effettiva erogazione. La seconda è un immediato sforzo di programmazione, anche nel medio periodo, capace di definire subito una visione strategica della nostra ripresa, per essere già pronti quando finalmente si potrà riavviare il motore della macchina turistica. Nello specifico, il settore termale deve costruire adesso le basi di rilancio sia della domanda interna che internazionale».

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Nel concreto, spiega Maggia, «occorre poter accedere a crediti di lungo termine per favorire gli investimenti in adeguamenti strutturali e riqualificazioni, sia con un tax credit “rafforzato” (da escludere dal regime de minimis ordinario), sia con le opportunità del Recovery Plan. Serve poi definire quanto prima un progetto unitario e sistemico di sviluppo del turismo sanitario, settore in espansione di cui il termalismo veneto e italiano può essere protagonista per competenze e vocazione. Inoltre, chiediamo che lo stato di emergenza non venga prorogato fino a luglio, o almeno venga compensato dall’introduzione di un passaporto o “patente” sanitaria, per consentire a tutti i cittadini vaccinati di muoversi in modo più libero, e dall’inserimento urgente dei nostri operatori sanitari nel piano vaccinale. Bisogna agire subito per aprire nuovi corridoi turistici e ripartire in sicurezza. Mettendo al centro di un piano di rilancio 2021 del termalismo euganeo, i nostri punti di forza distintivi, connessi con il valore terapeutico delle cure termali e la diffusione territoriale ed extra ospedaliera dei nostri servizi ad alto valore aggiunto, dedicati oltre che al benessere alla prevenzione, riabilitazione e all’inclusione sociale delle persone fragili. Sono bisogni che già oggi possiamo servire meglio di altri e che rispondono ad esigenze sociali crescenti, sia interne che internazionali, ma che non abbiamo valorizzato pienamente».

Il fango più green

Le terme di Abano e Montegrotto investono anche in studi e ricerche per consolidare la propria immagine. Fra i primi in Italia e sullo scenario internazionale a validare con prove di laboratorio la qualità igienico-sanitaria del fango termale in un’ottica di verifica e controllo della filiera di coltivazione, i risultati di un recente studio firmato Università di Padova e Centro Studi Termali rappresentano l’ennesima conferma del felice connubio tra la consolidata tradizione termale del Bacino Euganeo e le pratiche innovative basate sull’evidenza scientifica.

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In un’ottica green di salvaguardia ambientale, che ha imposto un quantitativo limite di attingimento annuale di fango naturale, le strutture si trovano a dover rigenerare più volte il prodotto dopo la sua prima applicazione. Ecco che emerge, in tutta la sua importanza la necessità di garantire il ripristino delle proprietà terapeutiche e l’indispensabile sicurezza igienico-sanitaria.

La ricerca progettata dal Dott. Fabrizio Caldara, direttore del Centro Studi Termali e condotta in collaborazione con il gruppo della Prof.ssa Tatjana Baldovin del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica (Laboratorio di Igiene e Microbiologia Applicata) dell’Università di Padova, si è conclusa con la pubblicazione dei risultati sull’autorevole rivista multidisciplinare «International Journal of Environmental Research and Public Health». Un riconoscimento della qualità del lavoro che rafforza la consolidata collaborazione scientifica tra il Centro Studi Termali “Pietro d’Abano” e l’ateneo patavino.

I dati delle analisi sono stati confrontati con diversi parametri del processo di maturazione del fango e con il rispetto delle procedure previste dal rigoroso disciplinare, così da individuare condizioni che assicurino sempre sicurezza e qualità. I risultati, pur confermando l’abbondante e ricorrente presenza di specie microbiche ambientali nei campioni di fango vergine, hanno mostrato tuttavia come il profilo igienico dei fanghi maturi rigenerati sia garantito soprattutto attraverso l’imperativo rispetto delle temperature previste per ogni fase della lavorazione.

La coltivazione del fango è, di fatto, un percorso complesso ed articolato su più fasi, ciascuna delle quali dev’essere finemente calibrata alla luce delle evidenze scientifiche. Il fango vergine, ancora privo delle sue piene proprietà terapeutiche, proviene dai sedimenti lacustri di apposite concessioni del Bacino Idrominerario Euganeo. Una volta consegnato alle strutture che erogano la fangoterapia, viene maturato per mesi a contatto con l’acqua termale dentro apposite vasche, in condizioni ambientali ottimali per la crescita delle specie terapeutiche. Terminata la maturazione e poche ore prima dell’applicazione, la temperatura dell’acqua termale viene mantenuta molto alta in modo da sanificare il fango e fargli raggiungere la viscosità desiderata.

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Lo studio ha coinvolto la partecipazione attiva di 30 strutture termali, che hanno fornito le diverse tipologie di fango (in maturazione, in uso e in rigenerazione) nel corso di due intere stagioni turistiche termali. Abbiamo messo a punto una metodica di campionamento dedicata ed un protocollo di laboratorio ad hoc per l’analisi di appropriati indicatori microbiologici di qualità igienico-sanitaria” spiega la Prof.ssa Baldovin.

Umberto Carraro, presidente Consorzio Terme Colli Marketing, spiega che  “In questo momento in cui, anche in chiave promozionale, è fondamentale dare rassicurazioni sulla sicurezza del prodotto questo tipo di ricerca ci viene particolarmente in sostegno. Continuare ad arricchire il fango termale euganeo di riconoscimenti scientifici e confermarlo oggetto di ricerca universitaria è fondamentale anche per la proposta turistica dell’intero bacino e per il product placement nell’ambito della salute e del benessere.”

Link alla ricerca: https://www.mdpi.com/1660-4601/17/14/5040