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Cronache del grande fiume: un libro (e una lezione per il futuro)

Contadini abbarbicati sugli alberi e sui tetti nelle case, altri imprigionati ai piani alti delle case, con le borse appese a un filo fuori dalla finestra, in attesa che qualcuno le riempisse di pane, latte o acqua potabile.

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Sono le scene che si trovarono davanti i primi soccorritori giunti in Polesine dopo la rotta del Po, il 14 novembre di 70 anni fa. E con loro giovani cronisti come Enzo Biagi (nella foto qui sopra), che girava per Adria sulle spalle di un volontario, Giorgio Bocca arrivato con la sua Topolino rossa, Dino Buzzati e Sergio Zavoli.

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Testimoni del disastro che per 37 giorni inondò 117mila ettari del Polesine, provocando 217mila sfollati. Una tragedia, la prima del dopoguerra, che rivive nelle immagini di Walter Breveglieri, storico fotografo del Giornale dell’Emilia ritrovate e riordinate da Mario Fornasari, già caporedattore del Resto del Carlino, nel volume “Cronache dal grande fiume” (Minerva edizioni).

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Un racconto per immagini del dolore, della solidarietà e della rinascita di un territorio dove regnava povertà e analfabetismo. L’alluvione del Polesine, e la sua narrazione, servirono a cementare un Paese che stava rialzandosi dalla guerra, a sperimentare la macchina dei soccorsi (12 anni dopo sarebbe arrivato il Vajont e dopo un quarto di secolo il terremoto del Friuli), a tracciare la strada della rinascita di un territorio nel quale pesca e itticoltura hanno largamente superato per addetti l’agricoltura estensiva.

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E’ la storia di un riscatto che parte dai volti dei suoi protagonisti e si conclude qualche anno dopo, alle origini di quello che sarebbe stato il boom economico.

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