Le aziende chiuse per lutto, nate grazie alla legge Vajont

Chiusa per lutto. La De Rigo, colosso dell’occhialeria made in Belluno, oggi ha in cancelli sbarrati. Come ogni anno, come tutte le aziende delle zone industriali nate dopo il Vajont, grazie alla legge (la457 del 1963 e 357 del 1964, provvidenze a favore delle zone devastate dalla catastrofe del 9 ottobre 1963) che sosteneva economicamente chi voleva investire sulla provincia.
Nell’ottobre 2011 il Conib, consorzio nato per volontà del deputato Gianfranco Orsini per gestire il post emergenza e i relativi fondi, si è riunito per l’ultima volta: secondo le stime ha creato 6mila posti di lavoro, quattro aree industriali, con effetti ben oltre la città di Longarone.



DE RIGO – L’anno è il 1993: l’indirizzo, la zona industriale Villanova di Longarone. I fratelli De Rigo avevano già fondato a Limana, Belluno, nel 1978 la Charme Lunettes, una piccola realtà artigianale che impiegava 30 operai e si occupava della produzione in conto terzi di occhiali da sole, montature e componenti per montature da lenti correttive. Dopo 15 anni di esperienza, l’ingresso nel modo delle griffe. La necessità di una sede in una zona meno montuosa, dove l’espansione era difficile, e il forte legame della famiglia con il territorio avevano fatto scegliere proprio Longarone. «Il duro lavoro della gente di qui ha fatto crescere l’azienda» racconta l’amministratore delegato Maurizio Aracri. Tanto che il 20 ottobre 1995 le azioni ordinare De Rigo vengono quotate al NYSE di New York.
Il ricordo è quello di una gestione attenta e pratica degli aiuti: «Nel nostro caso gli incentivi sono durati circa tre anni, a livello locale c’era una grande attenzione e competenza nel valutare i progetti. E finiti i contributi, mai si è messa in discussione questa localizzazione. L’azienda macina risultati: lo scorso febbraio ha presentato un fatturato retail di 340 milioni, +6% sul 2011, solo per il marchio Police. Tutti i giorni, ma non oggi che a Longarone, dove lavora un migliaio di persone (3mila i dipendenti totali De Rigo) si chiude per lutto.

 

CLIVET – All’inizio, tutta quella strada ogni giorno pesava eccome: «Abitavo a Bassano del Grappa, non c’erano ancora le bretelle e i collegamenti di oggi, che hanno ridotto il tragitto a 45 minuti di auto. Mi sono chiesto a lungo se sobbarcarmi la fatica quoidiana del viaggio, poi ho deciso che ne valeva la pena».
Bruno Bellò è il fondatore della Clivet di Villapaiera, Feltre: lo scorso giugno era sul palco dell’assemblea degli industriali del comprensorio Belluno-Dolomiti, simbolo di una ricostruzione che aveva fatto nascere aziende, zone industriali, posti di lavoro, in una provincia poverissima. «Nel nostro caso, l’aiuto era consistito in una esenzione decennale dalle imposte e in un contributo in conto interessi sull’investimento». L’azienda è nata nel 1992, oggi progetta, produce e distribuisce sistemi in pompa di calore per la climatizzazione, il riscaldamento, il rinnovo e la purificazione dell’aria, con 550 dipendenti in Italia e circa 300 all’estero. La sede in zona industriale Villapaiera si è ampliata, con l’acquisizione di una unità rimasta vuota. «All’epoca il ricordo è di grande serietà di chi gestiva i fondi della legge Vajont», racconta Bellò. Oggi i problemi sono gli stessi di tante altre aree industriali: «I camion per raggiungerci devono attraversare il paesino di Anzù, con le sue strade strette: dopo tanti anni manca ancora una strada di accesso degna di questo nome».