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Pet teraphy nell’asineria sociale, e per soci cani e caprette: il Veneto ha 60 nuovi imprenditori agricoli sociali (Così una legge regionale crea posti di lavoro: il prossimo corso è settembre)

C’è una azienda che porta il nome di “Sirio Lupo Celeste” (qui su Facebook) la stella più luminosa della costellazione del cane. La gestisce Fabiola Zanella a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, esperta cinofila e amante degli animali attraverso i quali aiuta bambini e diversamente abili. Con lei, nella fattoria didattica e sociale che è anche centro cinofilo, lavorano a tempo pieno e in maniera scientifica (perché tutto non è lasciato al caso) tre asinelle, tre caprette, un barboncino, un lagotto romagnolo, due bovare del bernese, due meticci e svariati volatili (comprese galline, anatre, conigli, pappagalli e barbagianni).

</span></figure></a> Agricoltori sociali diplomati
Agricoltori sociali diplomati

Fabiola è una dei nuovi 60 imprenditori agricoli sociali diplomati, che dopo aver superato la prova finale del corso di formazione possono iscriversi all’albo regionale ai sensi della recente legge che disciplina l’agricoltura sociale in Veneto.

sandra1La norma – la legge regionale 14/2013, che prevede la frequenza di un corso specialistico di 114 ore, organizzato da Impresa verde, ente di formazione di Coldiretti, col superamento degli esami finali a cura della Regione Veneto – è stata chiesta a gran voce da Coldiretti e in un solo anno ha già incoraggiato la nascita di un centinaio di fattorie che da questo momento potranno ufficialmente occuparsi di anziani, diversamente abili, minori e persone svantaggiate.

A settembre le prossime iscrizioni (la frequenza è gratuita), destinate come sempre agli imprenditori agricoli, che così possono affiancare all’attività tradizionale nuovi filoni di attività. «La prossimità e la relazione interpersonale sono da sempre presenti nel mondo contadino – commenta Coldiretti – cosi come la sussidarietà, il mutuo aiuto, l’ospitalità, l’ assistenza di membri all’interno di una cerchia familiare “allargata”. In agricoltura c’è una predisposizione naturale per la valorizzazione delle persone di tutte le età e questa attitudine ha consentito di alimentare una nuova dimensione: l’economia della solidarietà».

Qualche idea? Basta guardare ai neodiplomati e al loro racconto, direttamente alla cerimonia in cui hanno ricevuto il tiolo. C’è Simone Palma, responsabile dell’area persona della Cooperativa “Cantiere della Provvidenza”, in provincia di Belluno, realtà che impiega i bachi da seta come impegno terapeutico per gli ospiti. Simone ha sottolineato che questa scelta ha cambiato il suo destino con un percorso inverso rispetto agli altri corsisti: da operatore sociale è diventato imprenditore agricolo.

Nel padovano, il vivaista Massimiliano Pedron nella sua “Piccola Città” ha avviato un progetto di rete-lavoro solidale. Coltivando un bio-orto giovani e anziani mischiano le competenze aiutandosi a vicenda. Può ampliare il suo sogno – in parte già realizzato – Fabiano Simonatto, di Summaga nel veneziano che, nel suo agriturismo “Cà Menego” ha già messo a disposizione una mensa particolare per chi ha disturbi alimentari.

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Fra i neodiplomati ci sono anche dei “senior” come Maurizio Radin, un precursore dei tempi, tra i fondatori del forum regionale dell’agricoltura sociale; dopo anni di lavoro spesi in progetti di cooperazione allo sviluppo in Sud America, è nata l’Asineria sociale di Marsan di Marostica (anche su Facebook), alle pendici delle prealpi venete. Qui si pratica – fra l’altro – la terapia con l’asino, chiamata “onoterapia”, è uno degli interventi con animali più utilizzati attualmente per gli effetti benefici che sta dimostrando in diversi ambiti.

E ancora: Giuseppe Belloni dell’agriturismo Casa Ramello di Ariano nel Polesine, che ha già esperienza sull’emancipazione dei disabili attraverso i lavori agricoli e che ora intende avviare un’attività di inserimento lavorativo rivolto ai detenuti; Fabio Benetti di Rovigo, vorrebbe intraprendere la pet therapy con l’ausilio dei cavalli; Giulia Casellati titolare degli Orti di Giulia di Adria, ha in progetto di aprire la cura e manutenzione dell’orto agli anziani; Filippo De Sero titolare della Vivai De Sero di Villadose, già impiega persone con disabilità e dipendenze nella propria azienda ed ora sta per approntare un forno tradizionale di pietra per la produzione di pane biscotto; Ninoska Figueroa, venezuelana ormai di San Martino, ha in progetto l’inserimento lavorativo di persone disabili o disagiate nell’azienda recentemente reindirizzata verso la coltura della vigna; Giovanna Gioli dell’azienda Galassa di Gavello, specializzata in produzione di mele dove ha già avviato alcuni inserimenti lavorativi di persone in difficoltà, ha in progetto una collaborazione con coop sociali per l’inserimento al lavoro di disabili psichici; Tatiana Pastorello di Gaiba ha progetti di ortoterapia, valorizzazione delle competenze degli anziani nell’azienda frutticola con vendita diretta; Gianluca Pattaro dell’agriturismo Corte Dante di Taglio di Po ha ideato attività di animazione per gli anziani delle case di riposo; Luca Serrain, titolare di Corte Milana di Papozze, ha elaborato una serie di attività di accoglienza per disabili psico-fisici, persone con dipendenze e detenuti.

Paola Adami e Benito Merzi del “Giardino dei Sogni” di Caprino a Verona hanno scelto una collina per realizzare un percorso botanico all’aperto con laghetto artificiale, ruscelli e punti di sosta. Il sentiero è accessibile a tutti come tutto il tragitto che si snoda tra boschi e campagna. Tutti i visitatori diventano un tutt’uno con la natura: piantano alberi, raccolgono sassi e costruiscono insieme ai proprietari il futuro per non vedenti dove per sentire il vento in volto non servono gli occhi. Infine, Piero Battistoni, da anni impegnato per Abeo, insieme a Pasquale hanno presentato l’ Associazione Bambino Emopatico Oncologico. Il loro obiettivo è creare una fattoria sociale per realizzare un centro di riabilitazione psico-fisica per i bimbi che hanno vissuto la dolorosa esperienza dell’ospedale e della malattia.

Secondo il direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni, «già da oggi possiamo parlare di una rete a servizio della comunità e di un modo di fare agricoltura moderno, pur ancorato alle radici. Una rassicurante iniezione di fiducia verso una ripresa economica che deve tener conto di un nuovo modello di sviluppo».

  • sergio |

    Sono molto interessato a questo tipo di argomento.

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