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Il microbirrificio trevigiano e la bottiglia di birra che parla ai non vedenti

In Italia ci sono 72.841 non vedenti e 56.379 ipovedenti: lo 0,22% della popolazione. Una percentuale che, seppur ridotta, indica un grande numero di individui con precise esigenze, che solo grazie alla comprensione e all’aiuto di tutti possono integrarsi veramente in un mondo fatto a misura di normovedenti.

32 Via dei Birrai – birrificio di Pederobba, Treviso, nato nel giugno 2006 da tre amici provenienti da background diversi che condividevano un’idea: creare un nuovo modo di fare la birra – ha voluto fare un passo in più rispetto alla consuetudine e ha sposato “con tutto il cuore” il progetto di Loreno Michielin, co-fondatore e responsabile commerciale: ha deciso di rinnovare le bottiglie delle otto birre prodotte a beneficio dei non vedenti che, trovandosi in mano una bottiglia chiusa, oggi non sono in grado di riconoscerne il contenuto. “Questa iniziativa nasce dalla mia esperienza personale con un mio carissimo amico non vedente”, spiega Michielin. “Mi ha sempre colpito il fatto che ogni gesto per me scontato, come scegliere una bottiglia, per lui possa rappresentare una sfida pressoché insormontabile. Questo è il mio piccolo contributo per aiutarlo”.

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Con Michielin, esperto commerciale, nell’impresa ci sono Alessandro Zilli, ingegnere appassionato di homebrewing, e Fabiano Toffoli, mastro birraio: hanno unito competenze e passione per dare vita ad un microbirrificio artigianale che parlasse un linguaggio diverso, mettendo al primo posto la sperimentazione aldilà della banalità: dalla scelta del contenitore alla veste grafica, dalla proposta degli abbinamenti culinari al posizionamento del prodotto. Una birra molto social, con tanto di app per raccontare agli amici le serate in compagnia e i viaggi, ma anche testare con un quiz le proprie competenze in materia di birra artigianale.

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Non a caso sul sito si trovano ricette di ogni genere, da abbinare alla birra giusta o per cucinare con la birra, spaziando dai piatti orientali a quelli della tradizione veneta (c’è anche il gelato a base di birra e cioccolato bianco).  Il progetto della bottiglia per i non vedenti nasce con Verallia, il terzo produttore mondiale di vasi e bottiglie in vetro per il Food & Beverage: la scritta “Birra 32” verrà stampata direttamente sulla bottiglia di vetro in alfabeto braille, rendendola quindi immediatamente accessibile e riconoscibile a tutti grazie al solo tatto.

Una alleanza, quella fra microbirrificio e la multinazionale Verallia (oggi uno dei maggiori player del vetro cavo per alimenti) all’insegna di una produzione rapida e flessibile che tenga al centro le esigenze del cliente, ma allo stesso tempo guarda alla responsabilità sociale d’impresa, alla dimensione umana del business e alla sostenibilità. Inoltre, Verallia ha un valore aggiunto: è uno dei player principali del riciclo del vetro post-utilizzo in Italia, grazie ai suoi due impianti Ecoglass che riciclano circa 650mila tonnellate di rottame di vetro ogni anno.  In linea con questa disponibilità, Verallia si impegna ad aumentare costantemente la percentuale di vetro riciclato nei propri prodotti, con conseguente diminuzione delle emissioni di CO2 e i consumi energetici. Tanto che oggi è in grado di produrre la bottiglia di Birra 32 raggiungendo fino al 90% di vetro riciclato, senza intaccarne la bellezza del design: una bottiglia etica, solidale, ma anche bella.

birrai3“A noi le sfide piacciono, soprattutto quando si possono concretizzare in azioni rivolte verso qualcuno in difficoltà”, afferma Alessia Cappellin, responsabile Marketing di Verallia. “Quando Loreno ci ha raccontato con passione il suo progetto, l’abbiamo sentito subito anche nostro e ci siamo attivati al nostro interno per cercare di inserire la scritta nel punto migliore dal punto di vista produttivo e di ergonomia per il consumatore finale. Il risultato credo sia un successo, per tutti”.

Oggi 32 Via dei Birrai (il numero 32 richiama la classificazione internazionale di Nizza per la birra) produce 400mila bottiglie all’anno, divise in otto tipologie – Curmi, Audace, Oppale, Tre+Due, Nebra, Atra, Admiral, Nectar – e l’aceto di birra Ace To32, esportando in 35 Paesi grazie al sostegno di circa 150 persone che credono nel progetto e contribuiscono alla produzione e distribuzione dei prodotti 32. Il marchio, grazie all’apertura a mondi complementari come il design, l’eco-sostenibilità e la selezione attenta dei luoghi in cui distribuire il prodotto, è diventato un brand di culto, conosciuto a livello internazionale ma senza mai perdere la propria natura artigianale e i propri valori: qualità, continuità, creatività e ricerca. Così il tappo interno è diventato un oggetto da collezione, dagli imballi si possono recuperare dischi di cartone da utilizzare come sottobicchieri, il processo produttivo utilizza energia idroelettrica certificata.

Le birre di 32 Via dei Birrai (che recentemente si è aperta ai giovani in uno degli incontri di AziendAperta) , nella loro nuova veste, sono in vendita da pochi giorni. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito aziendale.

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