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Il pandoro è tornato: spaccio riaperto e prime commesse #MelegattiSiamoNoi

Racconta la dipendente addetta allo spaccio Melegatti, riaperto da oggi nello stabilimento, che già dalla mattina i locali sono stati riempiti dai clienti, che oltre a comprare hanno mostrato solidarietà e il piacere di vedere che l’azienda, in concordato, è davvero ripartita.

E in questa foto c’è il primo pandoro sfornato, mercoledì scorso: con il sorriso di chi per un mese, al freddo, ha partecipato al presidio, in difesa del proprio lavoro e di un marchio storico.

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Tutto è filato liscio, forme perfette, la “solita” qualità e nessuno scarto, come ha spiegato il direttore dello stabilimento Luca Quagini.

melegatti7Anche i fornitori hanno fatto la loro parte, anticipando le consegne di uova e burro in un momento non facile a causa dell’aviaria e della scarsità di materia prima.

“In produzione ho visto persone commosse; non nascondo che il clima generale ha toccato anche me”, spiega Quagini.

Oggi – sabato 25 – la riapertura dello spaccio aziendale “per la vendita ai consumatori diretti. La vera sfida, però, è la distribuzione nella grande distrbuzione: “Abbiamo mandato la comunicazione ai vari centri di acquisto e alle diverse insegne; non tutte credevano che ce l’avremmo fatta, e chiaramente a questo punto molte avranno già riempito gli scaffali con altri prodotti. Speriamo trovino un posticino, siamo sicuri che le vendite li ripagheranno”. Quagini è consapevole della solidarietà nata intorno alla crisi della storica azienda dolciaria, quella che brevettò la prima ricetta del pandoro.

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Con l’hashtag #NoiSiamoMelegatti gli stessi dipendenti, senza stipendio da agosto, hanno fatto conoscere la situazione ai consumatori, che hanno risposto così come era stato per altre aziende finite in difficoltà (dal Torronificio Scaldaferro, travolto dal tornado della Riviera del Brenta a Venezia nel 2015, al pastificio Rummo, alluvionato).

Le prime commesse riguardano il centro Italia, ma si continua a lavorare.

La campagna natalizia non basterà a risolvere i problemi finanziari, ma dà il segnale di una continuità necessaria per una azienda che non vuole fallire. “Poi potremo pensare a Pasqua, e a riprendere la produzione dei prodotti continuativi, come le brioche”, spiega Quagini. Obiettivo, rispettare le tappe del piano concordato con il tribunale, “che ha giustamente chiesto di monitorare l’andamento settimanale delle vendite. Non siamo certo usciti dalla crisi, all’entusiasmo di vedere sfornare il primo pandoro e il panettone dobbiamo unire prudenza e cautela, ma ora passo dopo passo possiamo procedere nella direzione tracciata”. A cominciare da un milione e 575 mila dolci natalizi che chiedono spazio sugli scaffali.

Lo spaccio si trova in via Monte Carega, 23, a San Giovanni Lupatoto, Verona.

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