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Marta che l’ha spuntata su 11.300 concorrenti: “Zero scuse, zero limiti. Prendetevi cura del vostro albero”

Questo post è il frutto di un caffè bevuto insieme, in una giornata di sole: al tavolo Gigliola Camponogara, formatrice e consulente di Cercando il lavoro, e Marta Basso, 24 anni, per metà vicentina, l’altra, veneziana. (E questa faccenda dell’albero che abbiamo messo nel titolo ce la spiegano alla fine…).

Laureata in Economics and Managements, dipartimento di Management al Ca’ Foscari, con una tesi sull’integrazione economica in Sudamerica – redatta grazie alla sua doppia esperienza di stage a Lima, Perù -Marta ha superato oltre 11.300 candidati al concorso Ceo for 1 Month di Adecco e lo scorso marzo è stata scelta per essere alla guida, per un mese appunto, di 33mila persone appartenenti al famoso gruppo che opera nelle risorse umane, accanto all’ad Andrea Malacrida.

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Il concorso, alla sua terza edizione, ha coinvolto nel 2017 oltre 115mila giovani in 48 Paesi e dopo una selezione piuttosto dura, i candidati in Italia, son passati da 11.300 a 20, fino ad arrivare al Bootcamp dove in 8 si sono contesi il premio, tra sfide individuali e di gruppo, dai test di logica, matematica e ragionamento verbale all’improvvisazione teatrale.

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Determinata e curiosa, pensiero rapido e sguardo deciso, la ventiquatrenne ha un motto: #stopwhining, cioè basta lamentarsi, non avere paura di mettere le mani nel fango, essere capace di cadere e rialzarzi. Ecco, in pillole, il suo percorso, le sue idee e qualche consiglio per farsi strada. Perché Marta parla con semplicità di cose e argomenti complessi, non fa sconti e viaggia ad alta velocità fra obiettivi raggiunti e nuovi progetti da portare avanti.

Pane e libri. Con una madre insegnante e un padre imprenditore, Marta dice di essere fortunata perchè  “cresciuta a pane e libri. L’ambiente aiuta molto nella costruzione del proprio percorso professionale. Così come vivere all’estero, in posti come Londra, San Francisco, New York e ora Milano, dove la sensazione è che le cose possono accadere.

Zero scuse. La chiave è scardinare le scuse. Se non sai cosa vuoi fare vuol dire che non hai esplorato abbastanza.

Iniziare presto. Dopo la scuola – racconta – sono uscita dalla teoria per entrare nella pratica. Anche se, a dire il vero, già da studente, mi mettevo in gioco. Come quella volta che ho ideato un club per universitari e mi sono messa a capire le criticità, la complessità dell’organizzare, per esempio, un evento, quando ancora studiavo a Londra.

Zero limiti. Gli studi umanistici (Liceo Pigafetta, Vicenza) non mi hanno impedito di approdare in un percorso più tecnico legato all’economia. Da mio padre ho ereditato la vocazione all’imprenditoria, da mia madre, sintesi e attenzione ai dettagli. E pensare che da piccola volevo fare la rock star!Ora invece sogno di acquistare la mia squadra del cuore, il Vicenza.

Se ancora studiate. Rivolgetevi ai professori, fate domande, partecipate ad eventi, non abbiate paure, non ponetevi limiti. Durante l’università abbiamo un sacco di tempo per pensare, non ce ne rendiamo conto. Esplorate il mondo, non solo con internet. Vuoi fare un corso di coreano? Fallo.

Usate la rete. Il web ci consente di fare strada, i Social hanno accelerato la comunicazione, grazie alle startup, il mondo femminile sta guadagnando maggiore presenza.

martaQuando incontrate una azienda. Cosa chiedere in questo contesto, che sia un colloquio o una visita? A una azienda devi dire: fammi innamorare, dammi la possibilità di crescere, imparare, essere utile portanto nuove idee, quelle che fanno del bene ad un business.

La testa vince sul tempo. Oltre ad imparare le abilità tecniche che oggi servono alle aziende e aiutano l’economia, prosegue convinta Marta, conta la volontà. Le scuse, le usiamo in qualsiasi momento, specie se nella quotidianità percepisci il lavoro come un obbligo. Sarà merito del mio percorso di studi al Pigafetta, sarà che mi riconosco in uno stile classicista del “Diventa ciò che sei” di Nietzsche. Se vuoi fare veramente qualcosa lo fai e basta, non esiste che ti metti i paletti. È questione di testa, non di tempo.

Teoria e pratica. Teoria a scuola, pratica sul campo. Molto però lo devo ai professori che sono usciti dagli schemi. Ricordo una prof alle superiori mentre chiedeva: cosa volete leggere? Alle elementari, una maestra ci mandava a vendere le arance per raccogliere fondi necessari ai suoi progetti nel campo dell’arte.

Tanta motivazione. Intervistata per il sito della sua università, Ca’ Foscari, Marta spiega: “Credo che, in generale, la motivazione e quello che gli americani chiamano “attitude” sia ciò che conta davvero – il DNA non ci porta dove vogliamo, l’atteggiamento, sì. E questo è importante anche nella vita quotidiana”.

Oggi Marta ha una sua startup: è ceo & fondatrice di WIP, che opera nella smart mobility, nata ancora quando studiava a Londra e frequentava un Master presso la Hult International Business School link, in collaborazione con altri tre italiani: “Si tratta di un progetto innovativo, punta alla facilità di sosta mediante un’applicazione, dal proprio smartphone, rivoluzionando il concetto di parcheggio”.

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Progetti per il futuro? “Trovare un progetto pilota per la mia startup con qualche città o grosso gestore di parcheggi interessato a una gestione rivoluzionaria della sosta con una riduzione del traffico cittadino. Inoltre, mi piacerebbe, continuando a ispirare e a lasciarmi ispirare dalle persone, lanciare presto il mio brand personale”. Marta non sceglie scorciatoie: “Ognuno di noi ha un albero di albicocche, come quello che avevo io a 8 anni, mentre provavo a vendere i frutti in un banchetto in mezzo alla strada anche se erano acerbi e nessuno si fermava ad acquistare. Forse sono nata imprenditrice, di sicuro non avevo una qualità indispensabile: la pazienza. In fondo al cuore lo sappiamo tutti di avere un albero, solo che ci vuole coraggio per farlo crescere e per venderne i frutti. E qualunque esso sia, non c’è nessuna valida ragione per non prendersene cura”.

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