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Tavolo di crisi per Kelemata (Perlier, Venus) in regione, obiettivo salvezza per 55 posti di lavoro e rilancio

Ieri, a Martellago, provincia di Venezia, sono scesi in strada i lavoratori di Kelemata; poi la protesta si è spostata in Regione Veneto, dove c’è stato il primo incontro del tavolo di crisi.

L’azienda chimico-farmaceutica Kelemata (nota anche per i marchi Perlier e Venus), proprietà torinese, è  specializzata nella produzione cosmetica, e quello di Martellago è il suo unico sito produttivo in Italia. La vertenza in corso ha visto scioperare i 55 dipendenti rimasti, che hanno chiesto l’intervento dell’Unità regionale per le crisi produttive: un incontro giudicato un passo avanti dalle parti, a partire dalle affermazioni della proprietà, che ha ribadito il valore strategico dello stabilimento Martellago e ha prospettato l’intenzione di investire per il rilancio dell’attività produttiva.

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Azienda e sindacati, inoltre, hanno condiviso, come richiesto dalle organizzazioni sindacali, la volontà di intraprendere un percorso di stretto confronto finalizzato al superamento delle difficoltà aziendali e utile al rilancio stesso del sito.

La questione Kelemata si era aggravata dopo che, trascorsi quattro anni di ammortizzatori sociali, l’azienda alla fine di novembre aveva chiesto ulteriori sacrifici ai lavoratori, scesi nel frattempo da circa 80 persone alle attuali 55. “Abbiamo chiesto un cambio di strategia: non si può pensare di andare avanti con i sacrifici dei lavoratori, senza un vero progetto di rilancio – spiega Davide Stoppa, Filctem Cgil – Per questo abbiamo chiesto un piano industriale, che preveda il lancio di nuovi prodotti, investimenti sul marketing, senza limitarsi a tagliare i costi: di fatto ormai in questo settore esiste una grande concorrenza anche con prezzi molto competitivi, non possiamo giocare la partita solo su questo piano”.

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Proprio per contenere i costi, oltre al taglio degli organici, parte della produzione è stata esternalizzata a laboratori terzi (sempre in Italia). Il sindacato ha chiesto anche – in un momento delicato come questo, con persone che da anni hanno subito un taglio del 20% dello stipendio – che “ci sia grande attenzione su come si gestiscono le relazioni interne, individuali e sindacali, evitando modifiche unilaterali dell’organizzazione del lavoro e dell’orario, evitando di creare ulteriori difficoltà familiari”.

La fiducia nonostante tutto non manca: “Kelemata ha un marchio storico, conosciuto e apprezzato: siamo convinti che ci sia la possibilità di ripartire. La stessa proprietà ha detto di avere respinto una offerta di acquisto, e di voler aumentare le vendite anche all’estero. Dopo tanti sacrifici non possiamo però prescindere da un serio piano industriale, che tenda ad azzerare ulteriori esuberi”, aggiunge Francesco Coco, Femca Cisl, che segue la vertenza con Stoppa e  Cristian Tito (Uiltec). MOltre a una nuova progettualità, l’obiettivo è “recuperare alcune attività date  terzi in modo da ricompensare in parte gli enormi sforzi economici e familiari sostenuti dai lavoratori Kelemata”.

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La prossima tappa di questo percorso è in programma per lunedì, quando le parti hanno condiviso l’opportunità di reincontrarsi in ambito regionale per formalizzare gli impegni reciprocamente assunti.

Il tavolo regionale, presieduto dall’Unità di crisi verrà poi mantenuto con funzioni di monitoraggio periodico dello stato di avanzamento degli accordi tra le parti e del piano industriale.

I lavoratori, come scrive Antonella Gasparini, hanno anche lanciato un appello, sottoscritto dalle tre sigle Filctem, Femca e Uiltec: «Valga per la Kelemata la politica che una nota ditta di panettoni e pandori del Veronese sta portando avanti da anni nel periodo natalizio, a causa della crisi. Chiediamo ai consumatori di privilegiare, negli acquisti di Natale, i prodotti con questo marchio. Così si contribuirà a tenere in piedi l’azienda e il lavoro di questo stabilimento».