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Vita(ccia) da pendolari: da Bolzano a Venezia due pesi e due misure

Pendolari veneziani in corteo (martedì 3 dicembre dalle 14) per protestare contro i nuovi orari che nemmeno con la solita levataccia li faranno arrivare puntuali al lavoro. Pendolari bolzanini in coda (ma neanche tanto: basta una mail) per il rimborso che la provincia (autonoma) riconosce a chi percorre una distanza minima di 10 chilometri da casa al lavoro, per almeno 120 giorni all’anno.

QUI VENEZIA – Il corteo si metterà in marcia dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia, diretto a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale. Nel mirino ci sono i nuovi orari cadenzati: che in teoria erano ancora in fase di definizione, in pratica sono diventati disponibili sul sito delle ferrovie: quelle tedesche, però.
Fra i più avvelenati ci sono i pendolari di Quarto d’Altino: nove corse in meno, e circa la metà di quelle in partenza dal 15 dicembre con fermata a Mestre e non più a Venezia. E ancora buchi fino a due ore da e per Venezia, sia al mattino, sia alla sera, corse non previste il sabato e la domenica (giorni in cui c’è chi lavora, eccome, a maggior ragione in una città turistica) e altre falle.
La data più temuta è il 15 dicembre, quando scatterà la rivoluzione. «Da Ferrara – si legge in una delle tante lettere pubblicate dai giornali locali – il primo treno utile la domenica e festivi per Venezia è alle ore 7.51 con arrivo a Terme Euganee alle 8.34, io inizio il turno alle 7.30. Sono letteralmente fregato. Prima con il treno delle 5.25 arrivavo alle 6.20, perfetto. Adesso mi trovo nelle condizioni di cercarmi un alloggio per fermarmi a dormire ad Abano la notte del sabato con una spesa inimmaginabile per un part-time che lavora solamente weekend e festivi».
Resta facebook per sfogarsi: la pagina del Comitato pendolari del Veneto orientale (con una nutritissima rassegna stampa sui "binari roventi"), e poi quelli della tratta Portogruaro Venezia, quelli per Milano e molti altri.

QUI BOLZANO – Per chi non ci vive, la notizia è che ci sono province dove il pendolare viene (perfino) risarcito. Con l’inizio del 2014 cambieranno i criteri di ammissione: finora per avere accesso ai contributi doveva essere rispettato almeno uno dei tre paletti previsti dalla legge ovvero un percorso non servito da mezzi del trasporto pubblico, oppure l’uso di mezzi pubblici con tempi di attesa di almeno 60 minuti (sommando andata, ritorno e attese di eventuali  cambi), o una fermata utile a oltre 7 chilometri dalla propria abitazione. Nulla per chi utilizza mezzi gratuiti della propria azienda, o percepisce indennità per spese di viaggio.
Per le domande bastava una mail a contributipendolari@provincia.bz.it. I nuovi criteri, a partire dal 1° gennaio 2014, comprenderanno incentivi per il car pooling, un aumento del contributo chilometrico, l’introduzione di un limite massimo di reddito e nuove distanze minime.

L’APP DEGLI STUDENTI – Si chiama Trenitardo, ovvero "la banca del tempo perduto", perché «chiunque prenda il treno regolarmente si sarà chiesto almeno una volta quante ore della sua vita abbia lasciato, più del dovuto, su quei sedili o su quelle fredde panchine (nella migliore delle ipotesi)». Il sito (www.trenitardo.it) nasce da questa domanda, spiegano i promotori: la campagna sui trasporti è nata anni fa da un gruppo di studenti dell’ateneo padovano della lista Sindacato degli studenti e Associazione studenti universitari, poi con gli anni si è ampliata ad altre città (attualmente si sta realizzando a Padova, Venezia, insieme agli studenti dello IUAV, e Udine, insieme a NeoAteneo).
Ne sono nati un sito e un’applicazione (per Android), sviluppati interamente da studenti, che attraverso un contatore miran0 a quantificare l’ammontare di ritardi subiti dagli universitari.
C’è anche un bel tastone blu: "sfogati", per chi non riesce a trattenere l’indignazione.

(immagine da collezione privata…)

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