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Un corso per imprese che usano i social network senza rischi, un bando per sviluppare app aziendali facendosi rimborsare il 70%

Diapositiva29Mercoledì 11 giugno, alla Camera di commercio di Verona, si parla di proprietà intellettuale e social media. Le slide presenteranno casi di aziende, anche multinazionali, che sono incappate in incidenti sfociati in danni all’immagine, altre che hanno risolto situazioni complicate a proprio vantaggio, altre ancora che si trovano a doversi difendere da imitazioni del proprio marchio e prodotto. Strade e tecnologie nuove, qualche rischio e molti vantaggi, tanto che un’altra Camera di commercio, quella di Udine, incoraggia le Pmi provinciali che creino “applicazioni informatiche” con cui possano favorire la promozione e la commercializzazione dei propri prodotti.

(nella foto uno dei casi di studio)
«I social media sono un canale di comunicazione per le imprese, un’importante leva del marketing: sono utili per sviluppare il brand, creare comunità di consumo, testare nuovi prodotti, sviluppare il commercio elettronico, seguire il post vendita, gestire il call center e molto altro. Dove le opportunità sono molte, si annida anche il rischio perché si è in tanti a volerle cogliere – dice Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona – Un account fake, cioè un’imitazione, si può realizzare in qualche minuto, in completo, o quasi, anonimato. Il marchio depositato o il brevetto registrato va difeso anche e soprattutto sui social media che hanno una capacità di amplificazione e diffusione delle informazioni e dell’immagine incalcolabile rispetto ai canali utilizzati tradizionalmente dalla contraffazione. Un venditore di borse false può truffare qualche centinaio di persone, un fake su Facebook può contattarne centinaia di migliaia e vendere migliaia di borse. I danni al produttore imitato sono sensibilmente diversi».
Diapositiva19Ma nel regno della creatività e dell’iniziativa personale ci sono anche i casi di imitazioni o utilizzo improprio di marchi e brand da parte di consumatori appassionati che promuovono più o meno inconsapevolmente produzioni aziendali altrui. «In questo caso, occorre fare un’analisi costo-beneficio, tenendo presente che la viralità dei social media può diventare volano o boomerang delle proprie politiche di marketing. Basta un tweet. In pochi attimi, anni e anni di investimenti per la costruzione del brand e della reputazione aziendale possono essere buttati al vento. I casi di imitazione volta a generare ricavi sfruttando l’immagine aziendale altrui, però, vanno individuati, segnalati e portati nelle sedi legali opportune, senza indugio e senza timore», aggiunge Riello.
Fra i casi di studio quello della Coca Cola: «Quando ha deciso di entrare nei social media, si è trovata una pagina Facebook già pronta, e anche ricca di contenuti. I due creatori sono stati assunti per gestire questi canalie», spiega Giacomo Moleri, associato dello Studio legale SIB specializzato in Proprietà intellettuale e social media. «Un approccio fuori dagli schemi tradizionali: avrebbero potuto agire legalmente per una violazione dei propri diritti, non lo hanno fatto. Le categorie classiche della proprietà intellettuale, sui social, vanno reinterpretate tenendo conto che azioni e reazioni si svolgono sotto gli occhi di tutti, non in un’aula di tribunale».

Diapositiva20 Così, ad esempio, la Ferrero, che era partita con una diffida alla creatrice di un “Nutella day”, ha poi deciso di tornare sui propri passi e diventare sponsor dell’evento.
A Verona il pubblico sarà costituito da imprenditori di realtà grandi e piccole: «Non c’è grande differenza fra le problematiche che può incontrare una multinazionale rispetto a una Pmi – sottolinea Moleri – In tutti i casi, se si decide di essere presenti occorre farlo bene, gestendo la situazione, senza accontentarsi di una presenza che può rivelarsi anche un boomerang».

 

 

Intanto, a Udine, è online da poche ore l’innovativo bando App. Anche le procedure sono semplici: prima l’impresa realizza il progetto, poi fa istanza di contributo e insieme allega la rendicontazione della spesa sostenuta.
Il sito è www.ud.camcom.it e guarda a piccole imprese che creino “applicazioni informatiche”, dedicate ai dispositivi mobili quali smartphone o tablet, e siti web responsive (cioè siti in grado di adattarsi automaticamente ai dispositivi di connettività mobile su cui vengono visualizzati), con cui possano favorire la promozione e la commercializzazione dei propri prodotti.

Le domande di contributo potranno essere inoltrate entro il 31 dicembre, esclusivamente tramite Posta elettronica certificata (Pec) all’indirizzo contributi@ud.legalmail.camcom.it. L’agevolazione concedibile consiste in un contributo a fondo perduto, in conto capitale, nella percentuale massima del 70% . Il contributo non potrà superare l’importo di 10 mila euro per progetto e saranno esclusi i progetti con spesa ammissibile inferiore a 2 mila euro (al netto dell’Iva).
«Cerchiamo così di dare una mano alle Pmi che vogliano innovare il proprio modo di presentarsi e promuoversi, confidando possano ottenere vantaggi soprattutto su quel contesto internazionale che è ormai il mercato anche delle imprese friulane, dove ci sono più chance e opportunità di crescita», sottolinea il presidente della Cciaa di Udine Giovanni Da Pozzo.