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Dal carcere femminile di Venezia esce l’alta moda (e il teatro dei liceali, invece, ci entra per raccontare i femminicidi)

Una sfilata particolare, un luogo suggestivo (il sagrato di fronte alla Chiesa palladiana dell’Isola di San Giorgio, sullo sfondo Piazza San Marco da un lato e dall’altro la Punta della Salute e il Canale della Giudecca): oggi, sabato 14, alle 19, a sfilare sono i vestiti disegnati e realizzati dalle detenute del carcere femminile.

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Saranno utilizzati gli orditi dell’Antica Tessitura Bevilacqua – azienda nata nel ’700 e arrivata alla quarta generazione, che gestisce una preziosa produzione e possiede telai risalenti al ’400 e un archivio di oltre 3.500 disegni – partner dell’evento organizzato dalla Cooperativa sociale Il Cerchio Onlus.
Anche sul sito www.ilcerchiovenezia.it ci sono le collezioni: tubino arancio, abito di sera in taffetà, camicia in shantung, giacca classica. Ci sono anche le borse, in tessuti da arredamento e pelle, dalla shopping alla porta pc, e qui si producono anche abiti d’epoca, come quello di Lucrezia, tratto dal ritratto di Lotto del 1530 circa, ora alla National Gallery di Londra, o “Rosina, realizzato per la protagonista del “Barbiere di Siviglia” andato in scena al Teatro la Fenice di Venezia.

L’idea, nata ormai anni fa e sostenuta da Gabriella Staffi, direttrice dell’istituto detentivo, è di un carcere che diventa una “Casa tra le case, accogliente e famigliare”. «La sfilata – dice Gianni Trevisan, presidente della Cooperativa il Cerchio – rappresenta un’occasione per comunicare ad alto livello la professionalità di questo settore e delle svariate attività in cui sono impiegate le detenute e, allo stesso tempo, per accendere i riflettori e il dibattito sulle precarie condizioni in cui versano tutti i reclusi in Italia».
federici3Nel negozio “Banco Lotto n°10”, inaugurato nel maggio 2003 nel sestiere Castello, sono in vendita abiti, giacche e borse di alto livello sartoriale, realizzati dalle detenute: se ne è occupato anche il Wall Street Journal. Un’altra collaborazione riguarda la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia per la realizzazione di abiti di scena: recentemente ha commissionato a Il Cerchio gli abiti per la rappresentazione de “La Tosca”.
A Nordest sempre più spesso il carcere diventa luogo di lavoro: a Padova i detenuti assemblano biciclette, rispondono al call center dell’ospedale, e sono ormai conosciuti per la produzione di colombe pasquali e panettoni.
A Venezia, questa volta nel carcere maschile, un’altra coop, la Rio Terà dei Pensieri, costituita nel 1994, ha fra i propri soci sia detenuti/e che persone libere. Nel tempo l’attività si è sviluppata attorno a due fulcri principali, la formazione professionale e il lavoro, considerati strumenti per avviare percorsi di responsabilizzazione e inclusione sociale.
Al sito www.rioteradeipensieri.org si leggono tutte le loro produzioni, dall’orto biologico al laboratorio di cosmesi (nel 2012 hanno concluso l’iter di certificazione di una linea di prodotti biologici), mentre dal recupero e lavorazione di pelle e pvc si realizzano Le Malefatte, linea di borse che sono altrettanti pezzi unici (a proposito, qualcuno ha banner pubblicitari in pvc che non utilizza più e vuole farli diventare borse eco friendly?
Basta contattare la mail: e.botter@riotera-ve.it)

Intanto, il progetto “La scuola entra in carcere” si prende una pausa, ma riprenderà a settembre dopo avere fatto tappa sia a Venezia che al Due Palazzi di Padova. Con “Teatrando: giovani e scuole in scena” i ragazzi dei laboratori teatrali delle scuole superiori – ce ne sono moltissimi, in ogni provincia, come quelli del laboratorio teatrale Corradini e del liceo artistico Ferrari di Este, Padova –  escono dalla logica del laboratorio scolastico e diffondono messaggi educativi. Partendo da un fatto di cronaca, una parola, un articolo di giornale, lavorano con il regista e mettono a punto un spettacolo che parla a chi lo interpreta (come i ragazzi che hanno avuto percorsi difficili) e a chi lo ascolta. In maggio, alla casa di reclusione femminile di Venezia, è andata in scena “Mirandolina, stai attenta”, sul tema del femminicidio. Il 24 settembre, all’Istituto penale minorile Casa circondariale di Treviso (che ospita giovani da tutto il Nordest) toccherà a “8 al minuto”, sempre dedicato alle donne che nel mondo vengono assassinate (in Italia una ogni due-tre giorni), spesso da uomini che fanno parte della loro vita: sul palco il laboratorio teatrale scolastico TeatroCorner e il liceo scientifico Alvise Cornaro di Padova. Il 22 settembre una rivisitazione del Malato immaginario avrà come sede il carcere maschile di Santa Maria Maggiore a Venezia, dove il 7 ottobre verrà riproposto “8 minuti”.

Per informazioni sul progetto Teatrando: Manuelita Masia (responsabile, mail promanu@libero.it)