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Meglio il buono benzina (esentasse) del premio aziendale: così i contratti di secondo livello entrano nelle Pmi (e salvano posti di lavoro e stipendi)

«Dovevamo fare qualcosa!» dice semplicemente Tiziano Venturini, presidente della C.M.E.V., azienda fondata nel 1987 che si occupa di sistemi di automazione ed elettrici, 40 persone al lavoro nel settore elettrostrumentale del polo industriale di Porto Marghera, una delle aree più colpite dalla crisi. Due erano le emergenze: da un lato ridurre i costi, dall’altro non lasciare a casa nessuno. Ci sono voluti circa 9 mesi di trattative e ipotesi al vaglio di tutte le parti, ma alla fine hanno firmato tutti gli addetti e le rappresentanze sindacali.

«La situazione a Marghera è ancora molto pesante. Gli appalti sono ai minimi storici, le gare al massimo ribasso e spesso ci troviamo anche a combattere con la concorrenza sleale di alcune aziende esterne non totalmente trasparenti», prosegue l’imprenditore (nella foto). Con il supporto degli uffici di Confindustria Venezia si è deciso di avviare un percorso sperimentale nel biennio 2014-2015, «che mira a conciliare la salvaguardia dei posti di lavoro e l’ottimizzazione dei costi per l’azienda».

foto Tiziano VenturiniL’accordo di secondo livello che è stato firmato sospende alcuni istituti contrattuali come il premio feriale, ma introduce forme di welfare diverse: un sistema di compensazione per visite mediche per i dipendenti (e anche i familiari), un concorso spese per l’acquisto dei libri o per le tasse scolastiche, i buoni benzina annui. Il tutto mantenendo anche una quota del premio di risultato.

Ad esempio: invece di 500 euro lordi, arrivano 250 euro netti pro capite di buoni per fare rifornimento. «Questo accordo permette di diminuire i costi aziendali senza toccare voci del contratto nazionale, superminimi individuali e altre voci a concorrenza del contratto nazionale.  Il welfare aziendale – dice Roberto Capuzzo, consigliere delegato al Lavoro di Confindustria Venezia – è una soluzione che va sviluppata, anche all’interno di aziende più piccole e meno strutturate. E’ uno strumento che ha enormi potenzialità e la capacità di trovare il giusto equilibrio tra le necessità dei lavoratori e le esigenze dell’azienda che deve poter rimanere sul mercato, essere competitiva e ridurre i propri costi. Questa intesa può essere un primo esempio di riferimento a cui possono guardare molte imprese associate, per risparmiare in costo del lavoro e garantire ai lavoratori importi netti equivalenti».