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Non si rompe mai, non rotola, non sporca: Perpetua la matita perfetta è made in Vicenza, dove gli scarti diventano ReMade in Italy

Non si rompe, se la lanci contro un muro al massimo ti rimbalza indietro; non sporca le mani, non utilizza vernici; non perde mai la gommina; non rotola in giro per la scrivania perché ha un lato piatto. Scrive sempre, anche se la spezzi in due, anche senza punta, perché è per l’80% grafite e niente legno (cioè niente alberi tagliati). E in questo semestre di presidenza italiana della Ue, se ne sta fra le mani dei ministri europei, scelta come dono dei ministeri italiani dell’Ambiente e degli Esteri.

04_perpetuaPerpetua è una matita in carriera: è nata dall’incontro fra una azienda di servizi vicentina che produce anche gadget aziendali e un’impresa torinese che produce elettrodi, e ha fra i suoi scarti la polvere di grafite. Era possibile trasformare gli scarti in qualcos’altro? Sull’impresa Alisea, marchio della SU Srl (le lettere iniziali di Susanna Martucci, titolare) di Cavazzale (VI), si è messa al lavoro con un esperto di stampaggi, una designer e un creativo.

Oggi Perpetua è approdata in tasche ministeriali e banche oltre che in 300 negozi italiani.
Dal 1994 l’azienda vicentina lavora su riuso e riciclo di materiali da trasformare in oggetti di design e messaggi di comunicazione positivi: «Ero una bottiglia di plastica», ora sono il tuo righello (per i gadget Nestlè, ad esempio), e ancora penne dai catarifrangenti scartati dalle aziende dell’automotive, salvadanai dai bicchieri riciclati nelle mense. Oggetti comunicanti, insomma.

perpetua«All’inizio la nostra filosofia era: dammi il tuo scarto, a te smaltirlo costerebbe, e noi ci facciamo qualcosa di nuovo che parli di te. L’evoluzione ora ci porta a un nuovo passaggio: dammi il tuo scarto, noi ci facciamo qualcosa per qualcun altro. Siamo condannati all’innovazione, perché un giorno ci chiedono una matita, un giorno una bicicletta, 200 o 200mila pezzi, e noi ci attrezziamo», spiega Martucci.
L’incrocio fra aziende già funziona. Ad esempio: i ritagli di tessuto in eccesso delle tende da sole Gibus hanno intercettato le esigenze di Buffetti, azienda che distribuisce prodotti e soluzioni per l’ufficio; ne è nato il progetto Mr Green Buffetti, e i tessuti colorati con caratteristiche tecniche concepite per le tende da sole sono diventati cartelle lavoro, portablocchi, cover per agende, portaoggetti, contenitori per la casa e shopper.
Il tutto all’interno di una filiera etica – nessuno ha ricarichi eccessivi sulla trasformazione, la chiave è minimizzare gli sprechi – e con l’effetto collaterale di portare lavoro in cooperative sociali e aziende a corto di ordini: «La lavorazione dei tendaggi è stata affidata a degli artigiani, che sono ripartiti da qui usando i propri spazi e macchinari per fare qualcosa di completamente diverso. Potranno usare questa esperienza per il futuro».

In Alisea lavorano in quattro: ogni volta che arriva una richiesta – questo è lo scarto, vorremmo farne stilografiche – si cerca l’azienda rigorosamente italiana che già possieda lo stampo adatto, la tecnologia. Nel caso della matita Perpetua, la ricerca si è concentrata sui produttori nazionali di matite: «Ma senza risultati: tutte prodotte in Cina, costano troppo meno. Abbiamo dovuto trovare uno stampatore che facesse altro, disponibile a lavorare con noi. Non possiamo competere con i costi cinesi, pochi centesimi a matita; la nostra è coperta da due brevetti (uno è solo per il gommino che viene stampato insieme al resto, così non si stacca neanche tirandolo con una tenaglia), e soprattutto racconta dell’azienda che l’ha voluta qualcosa di nuovo e positivo».

PERPETUA CONFARTIGIANATO
Nei negozi Perpetua costa 5 euro: resiste ai maltrattamenti dei più piccoli, ma è anche l’unica matita che può andare nello spazio perché la grafite così trattata non si disperde in microparticelle che potrebbero danneggiare gli strumenti di bordo.

L’unico tentativo per ora non riuscito a Vicenza è stato trasformare protesi all’anca scartate: oltre alla plastica c’è l’acciaio, diventa difficile trovare uno smaltitore che possa trattare e separare i due elementi. Ma non è detta l’ultima parola.
«Le idee vengono ascoltando le persone», racconta Martucci. Le prossime sono già in cantiere: ripartire dai bambini, ad esempio, far inventare e disegnare a loro gli oggetti che useranno quotidianamente, sempre utilizzando materiali che per qualcuno sarebbero uno scarto, e un costo. Ma questo sarà un altro post.

  • Emanuele De Dominicis |

    Interessante davvero !
    complimenti

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