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15 donne, svariate pecore, due Marie, qualche azienda e molti artigiani: nasce la #startup della lana (volete accompagnarla su Facebook?)

Quindici donne, età compresa fra i 27 e i 55 anni, tutte molto motivate: alcune hanno frequentato la Scuola d’Arte o il Liceo artistico, altre hanno avviato (o stanno per farlo) un’azienda agricola, altre ancora hanno parecchi anni di esperienza nel settore tessile, e c’è anche chi lavora nel sociale.
Sono quasi al termine del corso teorico – 284 ore – organizzato dal Centro Consorzi (l’ente di formazione della Confartigianato di Belluno) e finanziato da Regione e Fondo sociale europeo, poi passeranno alle consulenze per la creazione di una impresa, alla redazione del business plan, al piano di comunicazione e a tutto quanto serve per iniziare davvero. Obiettivo, dare vita a una startup per la lavorazione della lana nelle Prealpi e Dolomiti bellunesi.
lanalana lana6 lana5 lana1La Regione Veneto ha approvato nei mesi scorsi il progetto per ricostruire la filiera produttiva della lavorazione della lana; ne fanno parte fra gli altri la Confartigianato (bellunese e regionale), le comunità montane di Alpago e Feltrino, il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il Comune di Lamon e un istituto agrario, il Della Lucia di Feltre.

 

Le 15 protagoniste hanno competenze diverse, ma che possono integrarsi, e quel che più conta sono accomunate da una grande passione per i filati naturali e in particolare per la lana, oltre che da una fondamentale attitudine al lavoro manuale creativo.

Il progetto che ha vinto il bando regionale è partito dagli esiti di una sperimentazione sul recupero della Pecora di razza Lamon, condotto dall’Istituto agrario “Antonio Della Lucia” di Feltre con finanziamento della Regione Veneto in collaborazione con la Comunità Montana Feltrina, l’università di Padova, Veneto Agricoltura, l’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie, l’ARAV, il comune di Lamon e il Parco di Paneveggio Pale di San Martino: il risultato ha evidenziato le buone caratteristiche di lavorabilità della lana in questione.

Poi si è passati a considerare la realtà dell’altra razza autoctona bellunese, la Pecora dell’Alpago, i cui allevatori si sono in parte riuniti in una cooperativa la Fardjma che riesce a recuperare piccoli quantitativi di lana, conferita al Lanificio Paoletti di Follina e in parte lavorata da artigiani capaci di realizzare oggetti in feltro di qualità venduti poi in Alpago.
Infine si è guardato alla “transumanza”, con il suo valore ecologico e di tradizione: «Parlando con alcuni di questi pastori – spiega Antonella Tormen, coordinatrice di progetto – abbiamo compreso come la lana sempre più rappresenti un problema anziché una risorsa, nel senso che la tosatura ha un costo e la lana invece non ha alcun valore sul mercato, anzi bisogna pagare ancora affinché venga smaltita come rifiuto speciale».
Perché non usarla? Di qui è partita l’analisi della sostenibilità economica dell’utilizzo commerciale della lana locale in diversi ambiti (filati, tessuti, imbottiture, produzioni in feltro, materiale isolante naturale): «Si è guardato alle eventuali criticità, si sono cercati i soggetti commerciali interessati ad inserirsi in una filiera tracciata, studiando anche tipologie di oggetti e prodotti di nicchia in lana che possano trovare riscontro nelle richieste e tendenze di mercato, formando un gruppo di persone motivate e capaci in grado di realizzarli, inserendo la filiera in una strategia complessiva di marketing territoriale», continua.

È stato fatto anche uno studio introduttivo sulle caratteristiche di lavorabilità delle lane locali, per individuarne le potenzialità. E sono stati recuperati antichi saperi di donne che in Provincia di Belluno ancora sanno fare trapunte, materassi, cuscini come una volta: la signora Maria Pia Mortagna di Formegan di Santa Giustina e la Maria Paola Favero di Garna d’Alpago.

aula con telaiAnche alcune aziende hanno risposto alla chiamata: «Abbiamo ricevuto il prezioso supporto didattico della The Wool Box Company srl di Biella, azienda leader in Italia nel settore delle lane autoctone, della formazione tessile diffusa e della salvaguardia e promozione della cultura della lana in tutte le sue declinazioni – racconta Antonella – Abbiamo coinvolto giovani abili artigiani che nella loro attività professionale hanno brillantemente saputo unire all’amore per un materiale antico un approccio innovativo alle tecniche di lavorazione, comunicando alle partecipanti entusiasmo e spirito di ricerca. Così è stato per il docente di lavorazione a telaio Matteo Salusso, un giovane della provincia di Torino che ha fatto della tessitura il suo mestiere, figlio d’arte, tessitore e costruttore di telai in legno rivisitati in un’ottica di modernità ed innovazione. Per la tintura naturale infine ci siamo affidati ad una giovane ed appassionata biologa, Valentina Saitta».

Ora si entra nel vivo: la startup è pronta a prendere forma anche con la consulenza di Filippo Lenzerini di Punto 3, azienda di Ferrara specializzata nello sviluppo di progetti ispirati a valori quali la sostenibilità e lo stretto legame con il territorio.

Una avventura condivisa e molto social: per quanti volessero seguire lo sviluppo del progetto lo stesso gruppo di signore ha predisposto una pagina Facebook facebook.com/startuplana che tengono costantemente aggiornata e creato una mail startuplana@gmail.com per contattarle e saperne di più.

Di pecore venete si è parlato anche qui:

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Di lavoro a maglia invece qui:

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