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Una rete fra imprese e artisti: così rinasce la via della seta veneta

La storica Via della seta andava da Pechino a Venezia. Oggi un gruppo di artigiani e imprenditori ha ricostruito la filiera della seta in una manciata di chilometri, altro che gli ottomila dei tempi di Marco Polo. Il merito è di Energitismo, un’innovativa rete fra arte e impresa che ha scoperto e messo in sequenza tutti i tasselli, integrandoli nel cuore del Veneto. I bachi sono selezionati dal Cra (Centro Ricerche Agroalimentari) di Padova, unico nel suo genere in Europa occidentale; sono allevati da tre cooperative sociali (due trevigiane, una bellunese) che si occupano anche di coltivare i gelsi. Il tecnico Aldo Roncato ha rimesso in funzione una vecchia filanda a Castelfranco Veneto, chiusa da decenni, e Salvatore Gullì, ingegnere dell’automazione, ha trascorso gli ultimi sei mesi in Giappone per imparare le tecnologie ormai da noi perse. Ilario Tartaglia, infine, tesse a mano il filo serico su tradizionali telai di legno. La seta di qualità superiore così ottenuta trova impieghi nell’oreficeria grazie ai gioielli ideati da Daniela Raccanello nel laboratorio D’orica a Nove, di cui è titolare Giampietro Zonta.

È solo uno dei risultati di Energitismo, presentati in anteprima a Marostica, in un ex mulino del ’400 sapientemente ristrutturato: il contenitore ideale per un progetto che riporta in auge la manualità artigiana, recuperando i saperi del passato per puntare a un futuro imprenditorialmente diverso.

</span></figure></a> Energitismo – I fondatori Bettiol e Tulloch
Energitismo – I fondatori Bettiol e Tulloch

La rete che raggruppa oltre trenta aziende piccole e medie, metà dislocate in Veneto, sponsorizza e applica una modalità etica di agire, attenta alla sostenibilità: ambientale, che è il prerequisito come spiega Claudia Bettiol, fondatrice (assieme a Gavin Tulloch) e presidente di Energitismo, «ma anche sociale attraverso le piccole realtà imprenditoriali che sono il sostegno delle comunità, ed economica: il prezzo deve scaturire non da logiche di sfruttamento delle persone, ma tramite l’attribuzione ai prodotti di valore percepibile che si traduca in giusto prezzo».

Energitismo raccoglie aziende che si riconoscono in questi valori e le mette in dialogo per favorire collaborazioni; e trova artisti con ottime idee che non riuscirebbero a concretizzare senza imprese-mecenate. L’idea di fondo è ispirata al Rinascimento, con la peculiarità di valorizzare chi lavora dietro le quinte: le botteghe artigiane, quelle istituzioni senza le quali i grandi artisti di cinque secoli fa non avrebbero avuto il supporto necessario per esprimere il loro genio.

Oltre alla nuova Via della seta, vanno segnalati la collana che sfrutta la fotosintesi clorofilliana, il processo naturale che trasforma luce in energia, qui non per nutrire le piante ma i led che illuminano il gioiello esaltandone la bellezza; il ripescaggio della bossa buffona, brocca forata che un secolo fa si donava agli sposi a mo’ di scherzo: ci vuole perizia per coprire tutti i buchi con le dita in modo da riuscire a bere da un beccuccio il pregiato vino; infine le palle ovali, sempre di ceramica bassanese, create in collaborazione con il Museo del rugby di Roma. Tutti oggetti che in comune hanno tradizione, perizia manuale, inventiva e tipicità, caratteristiche idonee a conquistare i mercati internazionali, grazie alla prossima attivazione dell’e-commerce di Energitismo.

</span></figure></a> Gino Bonato, ceramista al lavoro
Gino Bonato, ceramista al lavoro

«Il periodo che viviamo – commenta Elena Donazzan, assessore regionale a lavoro, istruzione e formazione – non è più di crisi, termine che indica un picco puntuale; siamo in continua trasformazione. L’idea che avevamo di un progresso inarrestabile si è rivelata priva di fondamento. Progetti come questo indicano un grande potenziale per muoverci verso un cambiamento positivo, improntato a un modo bello e giusto di produrre. Le politiche della Regione Veneto, sotto il nome pomposo di “sostenibilità”, vanno nella stessa direzione».

«Realizziamo cose che fanno sognare – conclude Claudia Bettiol – e ci riusciamo grazie a ciò che noi chiamiamo “tesori dell’umanità”, cioè le persone che, attraverso la loro dedizione, creatività e passione, ispirano gli altri e legano la propria attività al territorio, creando sinergie tra i diversi settori manifatturieri e artistici».

Questo post è un regalo di Alessandro Zaltrongiornalista, autore di romanzi, saggi e racconti. Insegna scrittura per le imprese e scrive storie aziendali.