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Uber sbarca a Padova, e recluta autisti (arriva un migliaio di candidature a settimana)

Da oggi si può usare Uber anche a Padova, prima città del Nordest e quinta città italiana dopo Milano, Roma, Genova e Torino. L’applicazione per smartphone che mette in contatto diretto driver e passeggeri è nella formula UberPOP, ovvero a portata di tutti, studenti inclusi (la formula Black, a Roma, invece prevede auto di lusso e autisti in giacca e cravatta).

È la terza apertura in città diverse in meno di tre mesi, dice Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber: «Oggi chi possiede un’automobile la tiene parcheggiata anche 23 ore al giorno, noi abbiamo in mente un’altra città, dove esistono alternative accessibili ed economiche al trasporto pubblico e dove non si butta via il tempo fermi nel traffico. In Italia si sprecano fermi in coda fino a 71 ore in un anno».
Padova – fanno sapere dalla multinazionale che ha base americana, il cui contestatissimo servizio è stato  sospeso in alcuni Paesi, ultima la Spagna – è una città giovane, «con una università che porta giovani fuorisede che hanno bisogno di spostarsi ma che non sempre possono permettersi un taxi, ragazzi che spesso hanno necessità di muoversi di sera quando il servizio pubblico non riesce a soddisfare la domanda. Padova, poi, è un importante snodo ferroviario da e per Milano e verso tutto il Nord-Est».

uber

Domanda e offerta

Ecco perché è stata scelta UberPOP, la declinazione “collaborativa e low-cost”. E sono in molti a possedere una macchina e chiedere di iscriversi al servizio come guidatore per condividere tragitto e costi.
Chi deve spostarsi in città può scegliere di farlo scaricando la app, che invierà la richiesta in automatico al driver più vicino. L’utente riceverà dati dell’auto in arrivo (modello, nome del guidatore, foto, targa) per facilitare l’identificazione. Il ruolo di Uber è sempre quello di facilitatore: l’applicazione permette a domanda e offerta di incontrarsi.

Chi può diventare un driver?

I requisiti prevedono che la sicurezza sia sempre al centro. Per entrare nella comunità e usare l’applicazione per condividere la propria macchina, è necessario un percorso di accreditamento. Si comincia con un colloquio, e bisogna avere un’auto intestata e una patente di guida valida da almeno un anno. Non basta: l’automobile non deve essere immatricolata da più di 10 anni e assicurazioni e revisione devono essere in ordine. E chi si candida deve dimostrare di avere almeno 15 punti sulla patente, di non averne mai subito il ritiro e di avere la fedina penale pulita. Uber stipula sulle vetture un’assicurazione aggiuntiva per proteggere driver e passeggeri in caso di incidenti.

Ogni candidato viene invitato a un colloquio, ogni auto valutata e controllata per vedere se è idonea. E poi c’è un meccanismo «pensato – spiega Tomaso Rodriguez, responsabile delle aperture in nuove città – per mantenere sana la community. Alla fine del viaggio sia il guidatore che il viaggiatore danno una valutazione, e chi dovesse ottenere sempre voti bassi verrebbe escluso». Sapere di essere valutati, e rischiare l’espulsione dalla app per un cattivo giudizio, contribuisce insomma a mantenere sana e sicura la comunità. (Una curiosità: Rodriguez è a sua volta padovano, 29 anni).

Come funziona

Il viaggio si paga tramite la carta di credito registrata con la app: l’80% va al conducente. Prima di salire a bordo è possibile richiedere un preventivo online, e al termine della corsa la transazione avviene automaticamente attraverso la carta di credito che rende tracciabile ogni pagamento. Le tariffe sono fisse, non variano di notte e nel weekend, «ma soprattutto sono economiche, un tragitto UberPOP se condiviso, arriva a costare meno del biglietto dell’autobus. Ad esempio su Padova, dalla stazione a Riviera Tito Livio la tariffa si aggirerà sui 5 euro, da Prato della Valle a Fiera siamo sui 6 euro, da Bassanello a Piazza delle Erbe circa 10 euro». Ai viaggiatori il responso finale.

  • Sergio |

    Un biglietto urbano trasporto pubblico locale costa 1,3 Euro in Veneto e può durare 75 o anche 90 minuti… non ci siamo. Aumenta l’inquinamento, aumenta il traffico di auto a svantaggio degli utenti della strada deboli. Sulle tratte citate è meglio usare la bici o al massimo il bus!

  • Barbara Ganz |

    giro la domanda ai diretti interessati

  • alessio |

    Scusate ma come è possibile se anche il ministro Lupi aveve dichiarato uber pop completamente fuori legge?

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