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Senza tacchi alla conquista dei piedi planetari: la seconda vita (online) delle “pantofole del giorno di festa”

Un tempo le donne di casa avevano gli stampi per ogni misura, ogni componente della famiglia. Gli stracci e i pezzi di stoffa accantonati durante l’anno finivano nella suola, e sotto un pezzo di copertone di bicicletta. Gli scampoli più belli, invece, servivano per fare la parte visibile della calzatura, usata per i giorni di festa, al posto degli zoccoli. Erano le friulane, dette anche papusse (e in molti altri modi), che la crisi di molti laboratori artigiani ha portato sull’orlo dell’estinzione, ma che oggi rilanciano e puntano a scavalcare i confini (anche nazionali).

</span></figure></a> Cencetak, lo staff
Cencetak, lo staff

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Tiziano Picogna e Nicoletta Dileno si sono conosciuti sui banchi di scuola (il liceo Sello di Udine) e hanno preso strade diverse: marketing e comunicazione per lei, moda per lui, che ha ricevuto l’incarico di studiare le divise del personale dell’Aman resort di Venezia, da poco inaugurato sul Canal Grande. In fondo, da calzature “della festa” per le popolazioni del Friuli Venezia Giulia, gli “scarpets” erano arrivati anche in laguna per essere adottati, nel diciottesimo secolo, dai gondolieri.

cence5Così è nata l’idea di mettere a punto anche delle pantofole da destinare alla clientela: Tiziano ha ricordato la passione di Nicoletta per le friulane, e lo studio di prodotto completo che lei aveva preparato ripercorrendo i 200 anni di una storia strettamente legata al territorio.

A giudicare dai primi contatti e dal gradimento su Facebook ricevuti grazie alle collezione online sul sito, però, hanno tutte le caratteristiche per piacere anche all’estero. Le CenCeTak (in italiano: senza tacco) ripartono dalla loro storia, recuperando l’idea originale del riuso e del riciclo. Alla fantasia non c’è limite: si usano stoffe pregiate, velluti e broccati, ma è capitato anche che i clienti portino loro stessi la materia primaa (anche vecchi tappeti o e jeans usati). Per chi vuole l’eleganza totale, si aggiungono piume e cristalli.

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L’ultimo ordine arrivato è per la fornitura di 150 paia di scarpette, destinate agli invitati «di un prestigioso matrimonio italiano», spiega Tiziano. La lavorazione è a chilometri zero, affidata anche a laboratori locali, dove il lavoro è prevalentemente femminile – un altro segno di ritorno al passato – mentre un’azienda sempre del vicinato produce suole che riproducono la stampa del copertone di bicicletta (ma senza le sue controindicazioni).

Perfino il packaging riutilizza gli scarti di produzione di una azienda di divani. «Le CenCeTak vogliono contrapporsi all’uniformità e all’appiattimento della globalizzazione, per sostenere la diversità del territorio e valorizzarne la tradizione», sottolinea Tiziano.  Prossima fermata, l’e-commerce per raggiungere i clienti stranieri che magari hanno usato le CecCeTak durante il loro soggiorno italiano (George Clooney, sei in ascolto?).

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