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Se sei una azienda tecnologica e cerchi una nuova idea, dovresti chiedere a un bambino o a una bambina (dice una ricerca di Unibz.it)

Uno studio indica una nuova strada alle imprese informatiche che sono alla ricerca di idee per rivoluzionare tecnologia e mercato. Quale? Chiedere ai bambini: per quanto fantasiosa e all’apparenza strampalata, una loro proposta può rivelarsi un vero e proprio un asso nella manica.

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È il risultato di una ricerca svolta da un team di informatici della Libera università di Bolzano e pubblicata recentemente sulla rivista scientifica online SAGE Open. Si intitola “In Need of Creative Mobile Service Ideas? Forget Adults and Ask Young Children”.

Nel 2006, il VTT, il Technical Research Centre of Finland, l’organizzazione per la ricerca multidisciplinare più grande dell’Europa, invitò giovani e adulti a inviare loro idee e suggerimenti per lo sviluppo di nuovi servizi nel campo della telefonia mobile. Allora l’iPhone doveva ancora fare la sua comparsa e sul mercato si affacciavano i primi modelli di smartphone Nokia.

</span></figure></a> Abrahamsson, Graziotin e Wang
Abrahamsson, Graziotin e Wang

Le idee spedite furono 41mila. I dati sono stati analizzati dai ricercatori e professori della Facoltà di Scienze e tecnologie informatiche di Unibz (Ilona Kuzmickaja, Xiaofeng Wang, Daniel Graziotin, Gabriella Dodero e l’allora preside della facoltà, Pekka Abrahamsson, nel frattempo trasferitosi all’Università di Trondheim, in Norvegia).

In sostanza si è voluto capire quale rilevanza avessero le idee proposte da normali cittadini nello sviluppo di nuove tecnologie nel campo degli smartphone. E il risultato ha dato risultati sorprendenti: bisogna ascoltare cosa suggeriscono i bambini.

Gli informatici della Libera università di Bolzano, attraverso una selezione statistica, hanno individuato un campione rappresentativo di 400 idee per i due gruppi: bambini (età compresa tra i 7 e i 12 anni) e adulti (età compresa tra i 17 e i 50 anni). Il risultato non lascia spazio ai dubbi: se solo il 69% delle idee degli adulti sono poi state effettivamente realizzate, nel caso dei bambini la percentuale sale all’81%. Le idee migliori sono state valutate secondo la novità e la qualità, due dimensioni che nella letteratura scientifica indicano la creatività, e queste sono state messe in relazione ai criteri di originalità, fattibilità e rilevanza.

“Il significato dello studio è che i bambini – più degli adulti – rappresentano per le aziende una fonte di idee con un reale valore di mercato!”, affermano i ricercatori.

Bambini_Kinder2Qualche esempio per capire meglio. Alcuni bambini richiesero uno smartphone dotato di intelligenza artificiale, cui fosse quindi possibile rivolgere delle domande (al pari di “Siri” dell’iPhone). Altri volevano un “telefono parlante”, con la possibilità di scegliere la voce. Altri ancora, desideravano poter aprire e chiudere le porte e controllare le loro case per mezzo di telecamere azionate digitando sullo schermo del telefono. Oppure, volevano che lo smartphone fosse dotato di una funzione di riconoscimento delle persone per mezzo della loro immagine. Tra le idee meno innovative rientrano alcune funzionalità che oggi, nondimeno, sono diffusissime in ogni smartphone: una migliore calcolatrice, una sveglia, la possibilità di un allarme per mezzo di vibrazioni e una migliore visibilità dell’orologio.

Gli adulti, dal canto loro, si auguravano un telefono in grado di sostituire le chiavi di casa o che funzionasse come telecomando per azionare la macchina del caffè oppure un’applicazione che misurasse pressione sanguigna e battito cardiaco e che avvisasse l’utente nel caso in cui determinati valori venissero superati. Tra le idee meno innovative: un vocabolario, le previsioni del tempo e un calendario che, via sms, informasse gli utenti circa i compleanni e gli appuntamenti.

L’utilità dello studio realizzato a Bolzano? Soprattutto l’indicazione – rivolta in primis alle imprese del settore tecnologico – che scommettere sulle idee apparentemente più eccentriche dei bambini potrebbe produrre enormi vantaggi economici per le imprese stesse.

La ricerca del team di informatici unibz – professori e studenti di magistrale e dottorato – è stata pubblicata dalla rivista scientifica online, l’open access SAGE Open. Il paper completo – in inglese – può essere letto a questo indirizzo.