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Vendiamo la casa, rileviamo il negozio: da dipendenti a titolari, l’autoimprenditorialità è di coppia (dopo il concordato e la mobilità)

Quando le Cooperative Operaie sono state affidate dal Tribunale di Trieste – su istanza della Procura della Repubblica – all’amministratore giudiziario Maurizio Consoli, è stata presentata una richiesta di concordato preventivo che, accolta dal Tribunale e approvata dai creditori, ha evitato il fallimento. I negozi e gli immobili principali sono stati venduti e il ricavato consentirà di pagare tra il 73 e l’81% circa dei debiti. La società verrà liquidata e chiusa, ma l’azienda (cioè i negozi e i dipendenti) continuerà a vivere.
Consoli non si è limitato a “comporre” tre pacchetti di negozi che potessero essere acquisiti – come è stato – da altrettante sigle della grande distribuzione organizzata (Conad, Coop NordEst e Despar). Ha anche individuato alcune piccole realtà, i tipici “negozi di vicinato” indispensabili nei piccoli centri, al servizio di una clientela perlopiù anziana, poco appetibili per una catena tradizionale. E ha personalmente preso contatti con i potenziali imprenditori, scelti proprio fra chi era in mobilità.

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A tutti ha spiegato le opportunità offerte dai fondi per l’autoimprenditorialità, destinati anche a chi vuole avviare un’impresa o svilupparne una già esistente.

“Quei punti vendita non sarebbero stati interessanti per la grande distribuzione ed erano destinati a una probabile chiusura – spiega Consoli – Per questo si è deciso di proporli ad alcuni lavoratori, per i quali abbiamo pensato le condizioni più favorevoli”.

Questa formula ha consentito di “salvare” sette negozi: nei giorni scorsi è stato inaugurato il punto vendita di San Giacomo, in via dell’Istria 24, a Trieste, e fra circa un mese toccherà a via Vergerio.

cormoA rilanciarli due ex dipendenti, Davide Paulin e Alessandro Giotti, che hanno rilevato tre negozi ciascuno, per un totale di sei, con il riassorbimento di tutto il personale e anche qualche assunzione. Il settimo negozio, inaugurato lo scorso 6 agosto nel centro di Cormons, è un caso di imprenditorialità di coppia. Dietro al bancone – ma anche in ufficio, a scaricare i colli, insomma a fare tutto quanto serve – ci sono Fulvio Postogna, 42 anni (una ventina come dipendente delle Coop Operaie) e la moglie Grazia.

L’insegna è della Despar: “Ho incontrato l’amministratore delegato della società Paul Klotz e in una settimana circa avevamo definito l’accordo: l’aiuto suo e di Consoli sono stati determinanti”, spiega Fulvio. Per ristrutturare – in soli 29 giorni – i 400 metri quadri di negozio e 300 di magazzino marito e moglie hanno fatto una società (al 51% di Grazia, per poter accedere ai fondi dell’imprenditoria femminile) e hanno venduto la casa di proprietà per andare in affitto: “Abbiamo scelto di non partire appesantiti da un credito bancario, con le nostre forze. Oggi abbiamo un dipendente a tempo pieno, Fabrizio Rossi, che ha seguito fin dall’inizio questo progetto, e altri due part time che facevano parte del personale in mobilità. Se servirà apriremo anche la domenica mattina: la prossima probabilmente già per la prossima festa cittadina del vino”.

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I cittadini di Cormons, 7.400 abitanti, sono ancora in buona parte in ferie, ma i primi giorni del negozio sono incoraggianti: “Qui serviva un punto di riferimento per la spesa – spiega Fulvio, padre di tre figli – Noi punteremo sulla qualità, il biologico, i prodotti a chilometri zero, ma puntiamo anche a intercettare i giovani”. Per loro è stata creata una pagina Facebook, con una campagna studiata ad hoc da Grazia per raggiungere una fascia di clientela più ampia. Fra volantini delle promozioni in corso e immagini del taglio del nastro con i bambini, la community della spesa cresce.