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L’ape(ritivo), le multe, le sagre, i gradi, le aziende: un post (poco) alcolico – E la grappa sbarca in Usa

Quando in azienda entrano due giovani – in questo caso fratello e sorella, Sara e Pierandrea, figli del fondatore, iniziano a girare giovani idea. Era nata così l’Ape…ritivo, veicolo attrezzato dal Liquorificio Italia di Trieste per portare sul lungomare triestino aperitivi e cocktail. Avevano fatto tutto per bene: licenze, permessi, Siae per aggiungere un poco di musica. “Il primo controllo era andato benissimo, con tanto di complimenti dei vigili – racconta Sara Treglia, 31 anni – era il primo luglio. Il 6 agosto è arrivata una multa di mille euro. Ci hanno detto che chi ci aveva autorizzato non era ben informato. Abbiamo chiesto di poter almeno finire la stagione, visti i costi sostenuti, ma non è stato possibile”.
Il Liquorificio Italia è una azienda giovane, nata nel 1996 per passione del fondatore, l’enologo Franco.

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Produce e imbottiglia per conto terzi, e dal 2013 anche con marchio proprio. Trovare nuove strade è diventato necessario quando il principale cliente, la Stock, ha lasciato Trieste per delocalizzare in Repubblica Ceca. “Valeva oltre la metà del nostro fatturato” spiega Sara. La volontà di trovare altre strade ha portato a produrre una linea di creme di liquore e liquori: dal limoncello alla liquirizia, compreso il liquore al Terrano tipicamente triestino. Topping e amari analcolici, poi, piacciono a mercati come quello dei Paesi arabi, grazie alla caratteristica zero alcol.

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Per promuovere le nuove linee è stato aperto anche un negozio in via Reti 1 in centro a Trieste e “un piccolo spaccio direttamente in azienda entrambi messi su e sistemati da noi, I sei dipendenti ci hanno sempre aiutato, e nei periodi di mancanza di ordini hanno accettato di svolgere mansioni diverse, come servire l’aperitivo sul lungomare, appunto. Se l’idea avesse funzionato avremmo potuto dare lavoro nel periodo estivo a studenti o disoccupati“.

Ci riproverete l’anno prossimo, Sara? “Spesso ci demoralizziamo, e anche se le nuove e giovani idee sembrano non avere spazio, sicuramente andremo a fondo di questa storia e tenteremo di nuovo. Ci siamo fatti in quattro per avere quante più informazioni possibili e per lavorare in regime di piena legalità: è il principio che ci ha trasmesso nostro padre”.

E sempre a proposito di alcol e multe, con la fine dell’estate si segnalano sanzioni a tappeto nel Triveneto per feste e sagre paesane: si tratta dell’applicazione di una normativa comunitaria (n° 88 del 2008) che vieta la somministrazione di bevande alcoliche oltre il limite di 21 gradi in manifestazioni aperte al pubblico e prevede sanzioni da 2mila a 12mila euro oltre alla confisca della merce e delle attrezzature utilizzate (fino a 30mila euro dalle ore 24 alle 7).

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“In una sola giornata – spiega Roberto Castagner di Acquavite Spa, una trentina di addetti a Visnà di Vazzola (Treviso), fatturato a 12 milioni (+30% negli ultimi 5 anni) di cui il 13% venduto all’estero – abbiamo ricevuto ordini importanti, da parte di grossisti e organizzatori di feste, per un quantitativo superiore a un intero semestre di vendita media di Aqua 21. Così abbiamo indirettamente appreso che erano state elevate sanzioni, sull’ordine dei 5mila – 6mila euro, in feste dove venivano somministrati superalcolici”.
Aqua 21 si definisce tecnicamente “soft spirit”, contiene l’essenza dell’uva e una selezione di molecole olfattive, ideato da Castagner dopo anni di ricerca in team con tre università italiane. Un distillato di qualità e basso contenuto alcolico, che risponde ai requisiti di legge: non supera la soglia dei 21° alcolici, contro gli oltre 40 di un’acquavite tradizionale, ed è quindi adatto nelle manifestazioni pubbliche.

“Sono convinto che il mondo degli alcolici debba andare nella direzione della consapevolezza e della moderazione nei consumi – afferma Castagner – Ciò non significa rinunciare al piacere, ma educare il consumatore facendogli apprezzare la qualità e il buon bere di uno stile tipicamente italiano”. Intanto prosegue il progetto di valorizzazione della grappa quale distillato di bandiera da impiegare nei miscelati per ottenere dei cocktail 100% italian style, utilizzando solo materie prime di nostra produzione. Obiettivo, far diventare la grappa un prodotto di moda a livello internazionale seguendo lo stesso percorso fatto prima da whisky, vodka, rum, gin e più recentemente dalla tequila.

“Ma ormai – spiega Castagner – anche la tequila è entrata nella parabola discendente, il mercato chiede qualcosa di nuovo. La grappa, che per gli importatori stranieri è sempre stata ritenuta un prodotto difficile perché molto robusta, troppo caratteristica, spesso troppo alcolica e soprattutto inadatta ai cocktail dove i vari ingredienti devono armonizzare senza che uno prevalga sugli altri, ora ha nuove possibilità. Dopo tre anni di studio e la realizzazione di nuovi impianti è nata una nuova grappa chiamata Suite n.5, nome che evoca i cinque processi di distillazione grazie ai quali si sono potuti selezionare con assoluta precisione i composti più leggeri per assicurare una purezza senza precedenti”.
Un prodotto non solo adatto ad entrare nei cocktail, ma anche da degustare con ghiaccio come gli altri grandi white spirits del mondo. “La sfida – prosegue Castagner – è partita proprio su impulso del nostro distributore Usa che mi aveva provocato dicendomi: o la grappa riesce a tenere il ghiaccio o difficilmente riusciremo a lanciarla nel nostro mercato”. Tenere il ghiaccio, per i profani, significa che la grappa non opacizza, resta limpida anche on the rocks. “Il prodotto è stato testato ad Expo 2015 per verificarne fin da subito l’apprezzamento da parte dei consumatori provenienti da tutto il mondo. E il primo container è già partito per gli Usa”.