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Quattro amici e un’idea che non c’era: ecco Marco, leone alato “designed in Venice” (una startup con il peluche)

Milioni di turisti arrivano a Venezia ogni anno da tutto il mondo: visitano la città, comprano un ricordino. Perché, fra gondole di plastica e paccottiglia varia, non può esserci un prodotto che sia un omaggio alla città e alla sua storia, interamente “designed in Venice”?

Le due coppie di amici – chi ha studiato architettura (Alessia e Nicola), chi lingue orientali (Sabrina), chi agraria economia e lettere (Fabio) chi organizza eventi (Nicola) – se lo sono chiesto, e hanno iniziato a lavorare su questa idea: giusto nel tempo libero, visto che tutti e quattro fanno tutt’altro di lavoro. Nove mesi esatti per passare dall’abbozzo su un foglio di carta al primo prototipo di Marco, the Venice Lion. L’inglese Teddy Bear, che a Londra si è conquistato un intero museo, è avvisato.

</span></figure></a> Leoni in redazione a Venezia (manca il quarto inventore, Fabio)
Leoni in redazione a Venezia (manca il quarto inventore, Fabio)

</span></figure></a> Marco, il prototipo (senza pelliccia)
Marco, il prototipo (senza pelliccia)

Marco è un leone alato: il primo esemplare è stato cucito dalla mamma di uno dei suoi inventori, Nicola, e al posto della pelliccia aveva una stoffa a fiorellini, la prima trovata. La signora Lucia si è fatta aiutare dalle amiche del Ditale d’oro, il circolo del cucito di Mirano e Preganziol, che hanno dovuto faticare non poco: con un peluche le proporzioni sono tutto, sbagli di un niente e il leone assomiglia a un cammello.

 

È capitato anche questo, ma già al secondo tentativo Marco ha avuto la sua prima promozione: quella di Anastasia e Ludovica, figlie di Sabrina e Fabio – i secondi due inventori – che, in qualità di bambine molto esperte di giochi, hanno giudicato con severità il leone. Promosso.

Le due coppie di amici hanno deciso di crederci e hanno cercato una azienda alla quale far produrre Marco. Impresa tutt’altro che facile: “Tutta la produzione di giocattoli si è spostata in Cina, per questioni di costi. Far cucire un leone in Italia sarebbe costato non meno di 100 euro a pezzo: made in Italy, ma fuori mercato”, raccontano.

 

</span></figure></a> Prove tecniche di Leone
Prove tecniche di Leone

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Il compromesso è stato una azienda padovana,  italiana dunque ma con parte della produzione in Cina: una scelta che ha permesso di puntare su un prodotto con materiali tanto sicuri e certificati da poter essere messo nelle mani anche di un neonato. a un prezzo abbordabile (24,90 euro). Marco ha la pelliccia bionda, le ali di tessuto bianco lucente (sono quelle che più spesso possono finire in bocca, meglio poterle lavare bene) e un naso glitterato che sembra quello umido dei felini. Tutto registrato alla Camera di commercio.

I primi 2.400 pezzi sono stati interamente finanziati dai ragazzi (tutti fra i 30 e i 40 anni): oggi si trovano all’aeroporto Marco (appunto) Polo di Venezia (da Airest), da Bragorà (in pieno centro storico una sorta di officina delle idee che dà spazio a giovani artigiani e designer), nello storico negozio di giocattoli Testi di Padova (presto anche online) e all’hotel Aman, che ha deciso di farne dono ai figli degli ospiti (il sette stelle sul canal Grande ha già scelto le papusse friulane per i propri clienti). Non nella massa delle bancarelle, comunque.

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Marco viaggia in una sporta di carta – il packaging più comodo e meno costoso – con su impressi i link alle pagine che raccontano la sua storia. E che storia: fra religione e mito, dall’evangelista raffigurato come un leone alato al gonfalone della città, con il libro aperto o chiuso, su tre zampe o accovacciato, di cose da raccontare un Venice Lion ne ha per secoli.

E lo farà probabilmente da leone moderno (ama molto i selfie, è già su Twitter e Facebook), magari aprendo un suo blog. Se tutto andrà bene, ha perfino l’ambizione di restituire alla città parte del denaro che deriverà dalle vendite che lo porteranno ovunque, dal Giappone all’America. Non a caso il design è stato studiato per essere internazionale, non si sa quale turista – piccolo o grande – deciderà di portarselo a casa.

I quattro amici sognano in grande – possibile che nessuno avesse mai pensato a un merchandising per una città come Venezia? Possibile – e intanto si barcamenano fra lavoro quotidiano e peluche, facendo anche i conti con regole che rendono difficile la vita a chi ha un impiego da dipendente ma vuole rischiare in proprio. Ormai però il Leone è tratto: se ce l’ha fatta un orso…

</span></figure></a> Marco su Facebook
Marco su Facebook