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Uguali davanti alla legge, ma non alla maternità: arriva l’anno di bonus babysitter per le donne imprenditrici

Uguali di fronte alla legge, ma non di fronte alla maternità. Per porre rimedio alla disparità di trattamento fra  imprenditrici e lavoratrici dipendenti, l’associazione DonneImpresa ha proposto un emendamento ad hoc in Legge di Stabilità. E’ stato approvato ed estende, in via sperimentale per un anno, il voucher baby sitting alle imprenditrici e alle lavoratrici autonome.

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“Siamo di fronte ad un primo ma significativo passo verso una riduzione della disparità tra imprenditrici e lavoratrici dipendenti – dice Daniela Rader, leader veneta di Confartigianato Donne Impresa che rappresenta oltre 39mila imprenditrici artigiane -. Un segno di un cambiamento culturale. Viene infatti per la prima volta considerata la donna (e quindi madre) indipendentemente dalla professione che esercita, e  la maternità è non considerata in base alla posizione professionale (lavoratrici autonoma/ imprenditrice/ dipendente) della mamma”.

Rader dice di apprezza l’impegno dei parlamentari di tutte le forze politiche che hanno presentato l’emendamento, e sottolinea la necessità di rendere strutturale questo intervento che aiuta le imprenditrici a conciliare lavoro e famiglia.“E’ necessario – aggiunge – superare definitivamente l’incomprensibile disparità di trattamento tra dipendenti e imprenditrici. Una discriminazione particolarmente odiosa nei confronti delle titolari d’impresa escluse dagli interventi a tutela della maternità previsti per le lavoratrici dipendenti e che attualmente non godono di alcun sostegno per coniugare gli impegni professionali con la cura della famiglia”.

</span></figure></a> Paola Zanotto
Paola Zanotto

Secondo Paola Zanotto, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Vicenza, “un risultato significativo e atteso, che accoglie una nostra proposta”. Non si sbaglia – prosegue Zanotto – quando si dice che l’Italia non è un paese per donne che vogliano avere una propria attività e anche una famiglia. Dal 2005 a oggi c’è stata una riduzione del 5,6% di imprese artigianali al femminile, e i limiti di un welfare che penalizza le lavoratrici autonome/ imprenditrici rispetto alle lavoratrici dipendenti ha un suo peso”.

Tra le altre richieste su cui il Movimento Donne Confartigianato è impegnato rientrano: il voucher per la formazione dei collaboratori chiamati a sostituire temporaneamente la titolare nell’attività d’impresa; un credito d’imposta per investimenti in progetti di conciliazione lavoro-famiglia e iniziative legate al welfare; sgravi fiscali e contributivi per assunzioni a tempo determinato anche nei periodi di maternità o di assistenza a figli minori e parenti anziani; l’istituzione di un fondo per l’imprenditoria presso il ministero dello Sviluppo economico.
“Guardiamo con attenzione – conclude Paola Zanotto – anche a far rientrare le nostre aziende nel cosiddetto ‘secondo welfare’, dato che siamo l’80% del tessuto economico italiano, ma vorremmo che tali azioni fossero seguite da agevolazioni fiscali. E queste politiche possono essere indubbiamente efficaci a patto di venire accompagnate da azioni di sistema che coinvolgano tutti i soggetti: famiglia, imprese, associazioni, sindacati, volontariato, enti locali e Stato”.

Entro un mese – spiega in questo articolo il sito dei consulenti del lavoro – uno specifico decreto  disciplinerà la fruizione del bonus: i voucher baby sitting potranno essere richiesti in sostituzione (anche parziale) del congedo parentale. Il contributo è pari a 600 euro al mese per un massimo sei mesi (3.600 euro totali). Per le lavoratrici parasubordinate, invece, la durata massima è di tre mesi (quindi in totale 1.800 euro) e sarà così anche per le neo beneficiarie: lavoratrici autonome o imprenditrici.