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La notte delle debuttanti (giovani imprese, non ragazze)

Emozionati, spigliati nonostante l’emozione, microfono in mano e sei minuti di tempo per convincere i potenziali investitori – non pochi quelli già presenti in sala – a staccare l’assegno necessario per mettere a punto i progetti e spiccare il volo. Ieri, a H-Farm, era la Demo Night: chi è arrivato fin qui è stato scelto fra 500 richieste presentate: di queste 20 sono arrivate a una selezione finale con  colloquio, e cinque sono entrate nel programma di accelerazione della durata di quattro mesi. Ora sono pronte (mentre si raccolgono le adesioni al prossimo camp,  qui).

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Sei minuti di presentazione per ciascuno: “In questo periodo di tempo, Amazon ha cambiato 10.416 prezzi” spiega Davide Lugli presentando Competitoor, la startup che monitora i listini della concorrenza. “Tutti, quando acquistano, cercano l’occasione più conveniente, ma se sei dalla parte di chi vende la questione si fa più complicata: solo Amazon modifica 2,5 milioni di prezzi al giorno”. Un software indipendente dal luogo e dalla valuta dell’ecommerce può risolvere il problema, e promette di migliorare il fatturato del 20%. L’avvio è promettente: in gennaio è arrivata una richiesta di dimostrazione pratica al giorno e si lavora su un algoritmo che permetta di concentrare il budget della pubblicità sui prodotti più competitivi. Ora Competitoor punta a raccogliere 300mila euro che serviranno a presentarsi nel Regno Unito, dove ha base il 30% dei negozi online europei.

demo6Della serie “startup che ci volevano” Sinba ha ideato la prima app per acquistare direttamente in negozio, ma saltando la coda. Come? Con il cellulare, che scannerizza l’oggetto prima che venga messo nel carrello. Poi basta premere un bottone e mostrare il codice che appare a un totem posto vicino alla cassa: così si stampa lo scontrino. Con tre vantaggi: abbatte le code dove si formano (ad esempio nella grande distribuzione) permettendo di avere meno personale di turno, si integra facilmente con i sistemi di pagamento già presenti e fa una profilazione molto precisa del cliente, che può ricevere informazioni e sconti mirati sulle sue abitudini di acquisto. Punto di pareggio previsto per il 2018, e per raggiungere questi obiettivi si cerca un finanziamento di 100mila euro. Ci si può anche candidare per la fase dei test.

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InReception invece guarda al turismo, ed è una soluzione gestionale semplice per piccole strutture ricettive (chi affitta qualche camera, o bed & breakfast, ad esempio). Anche qui si rovescia la prospettiva: per chi vuole prendere una stanza in affitto ci sono mille opzioni, perché l’host non dovrebbe avere le stesse opportunità di valorizzare ciò che offre? La raccolta fondi, 150mila euro, serve a mettere a punto il progetto che semplifica la vita a chi non ha una reception fisica (e spesso affitta come secondo lavoro), assolvendo anche agli obblighi di legge come il registro per la tassa di soggiorno.

demo8E poi c’è il cibo, con due startup già avviate. Eattiamo nasce da un dato: l’Italia ha 400mila piccoli produttori enogastronomici, ma solo il 2% vende online: gli altri pensano che sia troppo complicato. Il team che ha lanciato la piattaforma per piccoli produttori gira l’Italia per recensire e fotografare le diverse specialità da inserire in un database: ci sono esperti di computer, ma anche studenti di gastronomia. Si occupano di tutto, compresi logistica e magazzino, puntano al pareggio nel 2017 e hanno già 80 produttori (mille prodotti) in gestione. Obiettivi: 150mila euro di finanziamento e raggiungere i mille ordini al mese entro fine anno (intanto sono sbarcati a New York).

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Infine, Foody guarda ai 68 milioni (fra stranieri e italiani) che hanno voluto mangiare locale, esattamente come la gente del posto, nell’ultimo anno. I fondatori sono quattro ragazzi e ragazze, provenienti da regioni diverse e con tradizioni diverse, che si sono conosciuti all’interno di un corso di imprenditoria giovanile. La loro startup, manco a dirlo, è nata davanti ad un piatto di pasta. Per i potenziali clienti hanno messo a punto una community di cuochi per mestiere o per passione, per ora concentrati su Milano, Venezia e Roma: agli investitori chiedono 150mila euro per mettere a punto la piattaforma, obiettivo raggiungere in 18 mesi il break even.

 

 

 

 

  • Barbara Ganz |

    Scriviamo ogni giorno delle aziende che chiudono; non c’è motivo di tacere sulle imprese che nascono (perlatro più che consapevoli delle difficoltà). Saluti, B

  • Luca |

    Sai cosa ti dico? che nella mia città solo questo mese hanno chiuso 3 ditte per un totale di 200 licenziati. Quello che dite sono solo fregnacce

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