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Zeolite, 33 licenziati nell’azienda che chiude (ma la crisi non c’entra)

Oggi, 5 maggio, nella zona del mercato rionale di Mira, Venezia, gli ex lavoratori della Zeolite distribuiranno volantini con la descrizione della vertenza vissuta in questi ultimi due anni, e che sta terminando nel peggiore dei modi con il licenziamento dei 33 lavoratori, ancora in cassa integrazione, dal 28 settembre 2016.

Solo il 18 aprile scorso le segreterie sindacali – Filctem Cgil e Femca Cisl assieme alla Rsu di fabbrica – hanno visto chiudersi ogni possibilità di far ripartire le attività dell’azienda Zeolite Mira. In febbraio era stata aperta la procedura di mobilità per tutti i dipendenti ancora in forza, con la contrarietà della parte sindacale che per mesi ha tentato di salvare 40 posti di lavoro tra manifestazioni e incontri istituzionali, coinvolgendo partiti politici e istituzioni, allineando tutti nell’intento di trovare le soluzioni opportune.
Nulla è servito a evitare la chiusura di una produzione sana solo per attriti tra due aziende che convivono nella stessa area, impoverendo un’area già provata da chiusura di grandi e piccole imprese”, riferisce ora il sindacato.

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Che cosa è successo? Lo stabilimento di Zeolite Mira S.r.l. Unipersonale (ZM) è situato all’interno della proprietà di Reckitt Benckiser Italia Spa (RBI), con la quale condivide le infrastrutture relative ad alcuni servizi, versando un corrispettivo. Le due aziende per anni hanno convissuto fianco a fianco, con un accordo in base al quale Zeolite Mira produceva la materia prima a Reckitt Benckiser e quest’ultima forniva servizi a un prezzo di favore.
L’accordo si rompe nel 2013: RB non aveva di fatto più bisogno della materia prima di ZM, cioè polveri usate come materia prima per la produzione di saponi. Il mercato è cambiato, e la multinazionale ha investito sulla produzione di detersivi liquidi, con la conseguenza che Zeolite, non essendo più fornitore, si vede aumentare in modo consistente i costi dei servizi generali. “Da questo momento le due aziende cominciano un percorso fatto di cause legali di tutti i tipi, distanti dal problema reale, il posto di lavoro di 40 famiglie. Abbiamo tentato di attenuare gli attriti di due aziende, abbiamo portato le istruzioni a fare da mediatori tra le due società, abbiamo studiato soluzioni tecniche per tentare di rendere Zeolite indipendente da Benckiser. Tutto tempo perso”.

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In sostanza: sarebbe bastato rendere Zeolite autonoma per i costi del trattamento delle acque significa, fare in modo che non fosse più soggetta a continui aumenti dei costi fissi, che l’hanno portata a interrompere l’attività, e mettere mano agli altri servizi comuni, come l’accesso e la movimentazione dei camion all’interno dell’area di proprietà della Benckiser. Questi mesi hanno visto presidi all’entrata della sede della Città Metropolitana di Venezia, manifestazioni, lettere al prefetto, una convocazione ministeriale, un accordo dettagliato ma non rispettato, perfino una assemblea dei lavoratori tenuta sul tetto-terrazzo dell’azienda. Qualcuno – pochi – nel frattempo si è ricollocato. L’accordo con il prefetto c’era, la Regione aveva mediato per ridurre il debito dell’una, e far ritirare le cause legali avviate dall’altra; al ministero poi si era parlato di installare dei contatori che consentissero a ciascuna di pagare quanto consumato. La stessa azienda dei servizi idrici aveva preparato un progetto per la totale divisione degli impianti.

L’epilogo è arrivato con l’apertura da parte aziendale della mobilità per tutti i dipendenti a partire dal 28 settembre prossimo, allo scadere della cigs: “I lavoratori entrano a far parte della lunga lista dei senza lavoro, sapendo le difficoltà di trovare un lavoro con un minimo di stabilità. Entreranno dentro quel percorso fatto di lavori socialmente utili che non danno sbocchi lavorativi, da continui corsi di formazione che spesso non sono abbinati a ricollocazione, a contratti di lavoro part time infiniti, il tutto dentro a burocrazie ingiustificabili”, è la denuncia. “E la storia si ripete, troppe sono le esperienze che viviamo quotidianamente come sindacato, esperienze di persone che passano da un lavoro sicuro al vuoto completo, che perdono non solo il lavoro, ma spesso la casa e la famiglia, ed il tutto nel silenzio profondo di un Paese lontano dalle esigenze del cittadino”.

Solo un mese fa, a Treviso, un’altra azienda sana a rischio chiusura; nessuna crisi di mercato, ma incomprensioni fra i soci.