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Dove eri e che cosa facevi alle 21 del 6 maggio 1976?

E’ una domanda alla quale tutti, in queste regioni, sanno rispondere, inclusi quelli che erano bambini. Sono passati 40 anni, oggi.

Un episodio tragico segna la storia del Gruppo: il terremoto del 1976 distrugge gli stabilimenti del nord Italia causando vittime e danni ingenti; ma il terremoto contribuisce anche a forgiare lo spirito dell’azienda che rinasce con una velocità sorprendente dalle sue rovine e riprende la sua corsa.

Così, nel sito aziendale, il Gruppo Pittini ricorda il terremoto. “Prima le fabbriche”, fu la scelta compiuta dallo Stato e dalla Regione fu di intervenire prioritariamente a favore delle attività industriali e artigianali nelle zone colpite dal sisma. Questo consentì di recuperare in tempi molto contenuti le potenzialità produttive ridando fiducia e prospettive occupazionali alle popolazioni. Alla Fantoni di Osoppo, il 7 maggio, gli operai si presentarono davanti ai cancelli del mobilificio distrutto per rimuovere le macerie e iniziare a ricostruire i capannoni.

</span></figure> Effetti del sisma alla Pittini
Effetti del sisma alla Pittini

Lo ricorda a Gemona, Palazzo Elti, la mostra fotografica “Prima le fabbriche… – Ricostruzione del sistema industriale del Gemonese”, della quale sono protagoniste tre realtà che hanno rappresentato elementi imprescindibili del Modello Friuli e dello sviluppo che la regione conobbe dal ’76 agli anni Novanta. Prima dell’inaugurazione, a Palazzo Boton, sede del municipio, la consegna di una medaglia ai tre capitani d’industria Marco Fantoni (Fantoni Spa), Andrea Pittini (Gruppo Pittini) e Carlo Burgi (Manifattura Gemonese). Nell’immediatezza del terremoto erano 30mila i dipendenti rimasti senza lavoro a causa dei danni patiti dalle aziende, ma in pochi mesi riassorbiti nel ciclo produttivo tanto che gli occupati nel settore industriale aumentarono sensibilmente tra il 1978 e il 1979.

Già l’11 maggio di quarant’anni fa, l’allora presidente di Confindustria Giovanni Agnelli si recò nelle fabbriche devastate dal sisma, parlò con gli imprenditori, condivise e rafforzò la volontà che unì tutti i friulani: procedere prima alla ripresa produttiva e del lavoro e poi al ripristino delle case. Quarant’anni dopo ci sarà Giorgio Squinzi.

Continuare a lavorare

A 40 anni dal sisma, la prevenzione ai devastanti effetti di un terremoto nella cosiddetta business community continua a evolversi. Unindustria Pordenone promuove il prossimo 24 maggio, in Fiera, a partire dalle 8.30 in Sala Zuliani, il convegno “Continuare la produzione dopo un terremoto – Cosa si può fare prima della scossa, a costo zero“. In collaborazione con Vigili del Fuoco, Ordine degli Ingegneri, Ordine degli Architetti, Collegio dei Geometri, Collegio dei Periti industriali e Università di

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Padova. Una scossa di terremoto distruttiva ogni 50 anni non è un fenomeno improbabile. Nel 2012 In Emilia è stato registrato un sisma di magnitudo 5.9 con una accelerazione di circa 0.3 g: al di là delle conseguenze sulle persone, dopo le scosse si sono viste aziende, nella medesima zona industriale con conseguenze diversissime: chi è rimasto chiuso, chi potenzialmente invece è riuscito a ripartire poco dopo, avendone di fatto anche un vantaggio competitivo. Queste ultime sono imprese che sugli impianti, sulle scaffalature e sull’Involucro non avevano speso notevolmente di più del vicini di fabbrica. Come migliorare la Business Continuity a seguito di eventi così traumatici, senza dissipare risorse importanti, è il tema del giorno.

Consiglio straordinario

In occasione del quarantennale del terremoto il Consiglio regionale, oggi venerdì 6 maggio alle 16, è convocato in seduta straordinaria a Udine, nell’Auditorium del palazzo della Regione, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il presidente arriverà in Friuli Venezia Giulia in mattinata e sarà accolto dalle comunità di Gemona e Venzone, due dei comuni più danneggiati; nel pomeriggio, prima dell’inizio della seduta straordinaria, presenzierà all’intitolazione dell’Auditorium ad Antonio Comelli, il presidente della ricostruzione.

Testimoni

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Due grandi testimoni del sisma del ’76 e della prima ricostruzione sono Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario per il terremoto, e Diego Carpenedo, che fu senatore e assessore regionale. Di quell’epoca drammatica in cui fu fronteggiata un’emergenza e avviata la ricostruzione Zamberletti ha rimarcato il ruolo dei primi cittadini nelle aree devastate dal sisma. “I sindaci – ha ricordato – furono protagonisti del soccorso, non dimenticherò mai e li ricordo tutti per quello che mi hanno insegnato in quei giorni difficili”. Da allora, dalla drammatica esperienza del Friuli, è stato ricordato oggi a Montecitorio, trasse origine la Protezione civile nazionale.

Nelle parole di Zamberletti anche il ricordo di una donna sfollata di Gemona che era stata alloggiata in un albergo sul litorale e che gli volle donare in segno di gratitudine un tappeto su cui aveva ricamato il castello di Gemona, dicendosi certa che non l’avrebbe più rivisto. Zamberletti le promise che il castello sarebbe risorto e così fu.
“Il Friuli – ha potuto affermare l’ex commissario – ha salvato le stelle preziose del suo firmamento urbanistico”.

Testimonianze tratte dal documentario “Resurî 1976-2016. 40 anni dal terremoto in Friuli”.

La chiesa che non c’è più

In Villa Manin a Passariano di Codroipo (Ud) la mostra “Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli” (aperta fino al 3 luglio) ripercorre i momenti dell’emergenza e della solidarietà, dei restauri e della ricostruzione. Il fil rouge, come evidenzia lo stesso titolo, è il recupero delle memorie: dal patrimonio sisma1culturale agli esempi di pianificazione e di realizzazione di nuove architetture, dai filmati d’epoca alle interviste raccolte in un documentario fino alla reinterpretazione di giovani artisti e studenti di una realtà non conosciuta. In primo piano c’è la solidarietà: le istituzioni, i volontari, i cittadini hanno saputo esprimere un forte senso di coesione che ha permesso quella ricostruzione che ancora oggi il Paese guarda con ammirazione.

Sarà presente anche la memoria restituita con i dipinti cinquecenteschi di Pomponio Amalteo, provenienti dalla chiesa gemonese di San Giovanni Battista, non più ricostruita, che si potranno ammirare per la prima volta dopo quarant’anni. La mostra illustra, inoltre, la memoria rielaborata attraverso la presentazione di nuove architetture per edifici civili, religiosi e produttivi, progettate e realizzate dopo il terremoto.

La prevenzione

La Regione Friuli Venezia Giulia ha appena inaugurato la nuova sede del Centro di ricerche sismologiche (Crs), cuore operativo della rete di monitoraggio sismico del Friuli Venezia Giulia dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs). Il Centro è una delle quattro sezioni dell’Ogs ed è stato istituito formalmente nel 1989 per svolgere ricerche sulla sismicità e sulla sismogenesi dell’Italia nord-orientale e sviluppare e gestire la connessa rete di rilevamento sismico anche per fini di protezione civile. Per quanto un terremoto non sia prevedibile, è possibile fare prevenzione costruendo edifici antisismici, dando informazioni alla popolazione nel momento della calamità e sui comportamenti da adottare. Questa è una delle attività svolte dall’Istituto che qualificano un territorio che è stato un modello di ricostruzione, ma che vuole diventare anche un modello per comprendere il più possibile il fenomeno sismico.

Nella nuova sede di Udine – che comprende nuovi uffici, laboratori, sala sismica – si possono continuare a svolgere molteplici attività che riguardano la fase. In occasione dell’anniversario del terremoto del 1976, Ogs ha proposto alle scuole laboratori didattici e un ciclo di visite al Centro di ricerche sismologiche. Nel periodo febbraio – maggio sono state 600 le visite prenotate che hanno coinvolto i giovani per visitare la struttura e svolgere attività didattica nei laboratori.

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Senza confini

Un terremoto non ha confini né nazionalità: per questo la collaborazione a livello internazionale ha un enorme valore. Il Friuli VG sta collaborando in tal senso con Austria, Slovenia e Croazia per consolidare le reti di monitoraggio già esistenti.

Esportare il modello della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia in caso di eventi sismici in Algeria, Tunisia e Iran – le rispettive delegazioni sono arrivate in regione – è invece l’obiettivo di un partenariato coordinato dalla Regione, insieme all’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (Ictp) di Trieste, che vede impegnati anche l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, l’Università degli studi di Trieste e l’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione del Friuli e altri partner dei tre Paesi coinvolti, oltre all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma.

Radioamatori

Un diploma e un’esercitazione di comunicazioni radio con radioamatori di tutto il mondo, per celebrare il quarantennale dal terremoto. L’attestato, istituito dal Comitato Ari FVG, ha un nome suggestivo: “Orcolat”, che deriva dal friulano orcul, “orco”, il mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli e che, a partire dal 1976, è divenuto sinonimo del terremoto che colpì la regione.

La partecipazione per conseguire il diploma è aperta ai radioamatori di tutto il mondo e i collegamenti per ottenere il punteggio che poi permetterà di conseguire il diploma (60 punti con stazioni italiane, 30 non italiane e 30 per gli swl ovvero per il solo ascolto e non trasmissione) devono avvenire in due periodi: dal 1 maggio al 22 maggio e dal 10 settembre al 18 settembre. Si tratta di un diploma che nasce in collaborazione con le sezioni Ari di Gorizia, Grado, Manzano, Monfalcone, Pordenone, San Daniele del Friuli, Trieste e Udine. Il contributo versato dai partecipanti verrà devoluto in beneficenza a favore di Telethon.

In regione ci sono 150 volontari radioamatori con una capacità di garantire le comunicazioni, in caso di eventi calamitosi, coprendo il territorio regionale con circa il 100% in analogico. Importante il loro ruolo nella comunicazione durante il terremoto: la mobilitazione fu immediata, le registrazioni con le prime comunicazioni fatte immediatamente dopo la prima scossa. Ulteriori informazioni sull’attestato e sulla modalità di partecipazione all’evento  su www.ari-crfvg.it.

Simulazione

Venerdì 6 maggio l’Università di Udine organizza il “Safety Day”. Nel corso della mattina la comunità universitaria dei tre poli di Udine, Gorizia e Pordenone verrà chiamata a una prova di evacuazione generale di tutte le sedi. Al rientro, studenti e docenti parteciperanno a incontri dedicati alla sicurezza e alla prevenzione in caso di eventi calamitosi. Sarà anche l’occasione per una riflessione comune sui valori che consentirono alla popolazione colpita dal sisma di riprendersi e rinascere.

Il “Safety Day” è l’iniziativa più significativa dal punto di vista istituzionale e simbolico fra gli oltre 40 eventi organizzati dall’Ateneo sotto il titolo “Friuli 1976 – 2016. Epicentro di saperi” per il quarantennale del sisma. Il “Safety Day” è organizzato dal Sprint-Lab e dai Servizi integrati di prevenzione e protezione dell’Ateneo. Il calendario degli eventi è disponibile sul sito internet dell’Ateneo:

«Porre la conoscenza alla base delle decisioni, combinare ricostruzione e sviluppo, coniugare auto-responsabilizzazione, sussidiarietà e solidarietà – spiega Stefano Grimaz, delegato dell’Ateneo per il 40° del terremoto – sono strategie e valori che, nel loro insieme, hanno portato alla buona riuscita della ricostruzione e alla nascita dell’Università di Udine per volontà popolare e che, ancor oggi, possono essere un riferimento per la comunità, gli amministratori pubblici e la classe dirigente in generale».

Gemellaggi

Ieri, alla Santa Messa celebrata nel Duomo di Gemona del Friuli dall’Arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, a concelebrarla c’erano anche molti dei vescovi delle diocesi gemellate con le parrocchie terremotate e i sacerdoti che hanno operato durante il sisma. All’indomani del terremoto del 6 maggio 1976, infatti, furono istituiti i gemellaggi tra 80 diocesi italiane e le parrocchie terremotate del Friuli; si scrisse così una pagina straordinaria di solidarietà.

La Chiesa friulana ha rinnovato la propria più viva riconoscenza con una Santa Messa solenne celebrata nella cittadina simbolo del terremoto a suffragio per i mille morti del terremoto e di ringraziamento per quanti hanno operato nei 77 comuni sinistrati, a partire dalle 80 diocesi italiane gemellate con le parrocchie terremotate. L’Arcivescovo di Udine ha esordito proprio con la frase che ha fatto il giro del mondo: “il Friûl al ringrazie e nol dismentee”, “il Friuli ringrazia e non dimentica”. La frase, secondo Mazzocato, ha espresso uno dei sentimenti più genuini del popolo friulano provato dal terremoto. Ha evidenziato, poi, il “vero miracolo di solidarietà che il terremoto ha acceso dentro la Chiesa italiana. Oltre 80 diocesi italiane si sono spontaneamente gemellate con le nostre parrocchie colpite dal sisma, offrendo aiuti di ogni genere“.

  • Giancarlo Lancellotti |

    TERREMOTO: SERRACCHIANI, IN RICOSTRUZIONE FVG SCOPRE VOCAZIONE A ECCELLERE

    Udine, 6 mag – “Siamo stati cittadini nel senso più completo
    della parola al tempo del terremoto: continuiamo a esserlo in
    questo tempo di grandi e difficili cambiamenti”.

    Lo ha affermato la presidente della Regione Debora Serracchiani
    rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
    nell’intervento in occasione della seduta straordinaria del
    Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia a Udine in
    occasione del 40mo del terremoto.

    Serracchiani, porgendo “il caldo benvenuto del Friuli Venezia
    Giulia”, ha ringraziato il Capo dello Stato per il “forte segno
    di attenzione” dimostrato con la sua presenza nelle zone
    flagellate quarantanni fa dal terremoto, presenza che – ha detto
    – “onora degnamente questo anniversario”.

    Un anniversario celebrato “in forma solenne e con misurata
    sobrietà” per rendere innanzitutto omaggio alle quasi mille
    vittime provocate da un sisma tra i più devastanti della nostra
    storia e per ricordare tutti coloro i quali diedero prova di
    elevato spirito civico, di grande forza morale e di costante
    dedizione nelle attività di soccorso prima e di ricostruzione poi.

    Dopo quarant’anni la Regione commemora, dunque, le giornate del
    1976, che hanno segnato in maniera indelebile la storia del
    Friuli, ma che hanno anche fatto da spartiacque nella storia
    della Regione quale Ente territoriale e contribuito a coagulare
    l’intera comunità regionale.

    Se infatti il Friuli Venezia Giulia nacque come istituzione nel
    1963, è tredici anni dopo, “nei giorni crudeli del sisma”, ha
    sottolineato la presidente, che “la nostra Regione ricevette il
    suo battesimo morale”.

    L’istituzione regionale, disegnata su carte ancora fresche di
    stampa, venne ri-conosciuta allora anche dalle persone come un
    ente in cui avere fiducia. La stessa fiducia che il Presidente
    del Consiglio Aldo Moro riconobbe alla Regione, allora presieduta
    da Antonio Comelli e a cui oggi è stato intitolato l’auditorium
    del palazzo.

    Serracchiani ha ricordato poi come “quella prova terribile” abbia
    forgiato i cittadini in tanti sensi, anche cementando ceppi di
    popolazioni di identità composita che la calamità della natura ha
    affratellato e amalgamato. Da allora le tante peculiarità
    storiche e linguistiche del nostro territorio si sono avviate a
    diventare la ricchezza di un’unica comunità. Un processo di
    coesione che non è finito, ma che – ha auspicato Serracchiani –
    deve proseguire. “Guai a noi se dovesse sbiadire e disperdersi
    l’afflato di un’appartenenza, la saldezza delle radici ma anche
    l’orgoglio di un’identità plurale”.

    Richiamando le parole del presidente Mattarella, che nelle visite
    a Gemona e Venzone della mattina aveva espressamente affermato
    che la determinazione con cui fu affrontata la ricostruzione fu
    “frutto della cultura e della mentalità dei friulani”, la
    presidente ha ribadito poi che “senza la forza incredibile del
    popolo friulano non sarebbe mai potuto esistere quello che poi fu
    considerato un miracolo, il modello Friuli”.

    La ricostruzione, del resto, non è stata solo l’esito di
    un’efficiente macchina tecnico-organizzativa: è stata anche uno
    straordinario momento politico di coesione istituzionale e di
    partecipazione popolare, in cui furono coinvolti i comitati di
    tendopoli e di baraccopoli, i sindaci, i parroci e le parti
    sociali.

    “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese” fu la scelta che
    segnò quella fase a riprova che il lavoro è elemento essenziale
    per una comunità. Quella frase non fu solo una chiara indicazione
    di priorità ma un momento di unità per tutta le collettività
    terremotate, consentendo di superare steccati e divisioni,
    traguardando il comune obiettivo della rinascita.

    Serracchiani ha richiamato l’intervento di pochi giorni fa a
    Roma, alla Camera dei Deputati, in cui è stato ricordato come
    proprio in quei giorni e in quei mesi “si sia forgiata la
    dimensione istituzionale di un rapporto con lo Stato basato sulla
    lealtà, sull’impegno e sulla fiducia”.

    Rivolgendosi a Mattarella, quale alto rappresentante e garante
    dell’Unità nazionale, Serracchiani ha voluto “rinnovare i
    sentimenti su cui fonda il legame solidale che organicamente
    salda questa Regione alla compagine dello Stato, e al tempo
    stesso ne sancisce spazi e margini d’autonomia”.

    Intorno al terremoto e alla ricostruzione si è infatti
    consolidata proprio una delle esperienze più alte e virtuose
    dell’autonomia regionale del Friuli Venezia Giulia. “Abbiamo
    l’orgoglio di continuare ad esserne all’altezza”, ha detto
    Serracchiani, ricordando che si tratta di un’autonomia scaturita
    dalla storia, legittimata da lingue e culture diverse, ma resa
    concreta da cittadini “che vogliono e sanno assumersi
    responsabilità, che chiedono di essere protagonisti, che non
    guardano e attendono lo Stato come fosse altro da sé”.
    ARC/EP/ppd

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