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Un progetto di legge per agganciare la ripresa con le unghie (ricostruite)

“In un momento di persistente crisi economica, in cui è importantissimo in Italia aumentare la produttività e la competitività nei confronti delle altre nazioni, ci si chiede: perché trascurare un segmento di mercato che all’estero è invece sviluppato e fiorente?“. Il passaggio è tratto dal comunicato con il quale i “tosiani” Andrea Bassi, Stefano Casali, Giovanna Negro e Maurizio Conte presentano il progetto di Legge: “Disposizioni relative all’attività di onicotecnico”.

“Un’attività di natura artistica ed artigianale – spiegano i tosiani – che consiste nell’applicazione e/o ricostruzione di unghie artificiali e oggi per Legge compete solo alle estetiste, ma in realtà viene praticata da numerose persone a casa, in “nero” senza tutele né garanzie igienico sanitarie per i clienti”.

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Il Progetto di legge prevede “l’abrogazione della novella del 2007 che ha inserito l’attività di decorazione e ricostruzione delle unghie nell’ambito dell’attività di estetista di cui alla legge regionale 27 novembre 1991, n. 29 e rendendola, pertanto, una libera attività artigianale”.

Ora – è la tesi – “oggi vi è un proliferare di queste attività “casalinghe”, un sottobosco di lavoro nero che non tutela il consumatore – aggiungono i tosiani– per questo l’obiettivo è stabilire che tale attività debba essere svolta nel rispetto dei necessari requisiti edilizi ed igienico-sanitari, al fine di una migliore preparazione dell’operatore onicotecnico”. E come? “Trattandosi di una attività attualmente priva di normativa statale specifica – proseguono i tosiani – non vogliamo istituire una nuova figura professionale ma far in modo che l’attività di applicazione e ricostruzione di unghie artificiali sia da ritenersi attività libera, di tipo artigianale. Non solo, nel Pdl chiediamo si istituisca un apposito specifico corso di formazione professionale”.

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“Come noto – si legge nel Pdl – e già oggetto di evidenziazione nella relazione del progetto di legge statale n. 25 (presentato nel corso della IX legislatura) l’onicotecnico svolge un attività incentrata solo su trattamenti di abbellimento, decorazione, allungamento dell’unghia (la cosiddetta applicazione delle unghie, che non è ricostruzione medica delle unghie, ma semplicemente un artificio estetico) attraverso l’uso di prodotti cosmetici specifici. Per la sua formazione, l’onicotecnico richiede pertanto un corso di studi specifico su tali attività. In Italia, a causa di una interpretazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1 “Disciplina dell’attività di estetista” secondo la quale l’attività di onicotecnico è ricompresa in quella di estetista, le attività “solo unghie” svolte da operatori privi della qualifica di “estetista” vengono fatte chiudere, con la conseguente perdita di posti di lavoro, grave perdita economica per chi ha investito e fatto impresa e una conseguente perdita di gettito per l’erario”.

Con una drammatica perdita di Pil: “Si evidenzia – proseguono i tosiani – che nel comparto della bellezza professionale uno dei settori che cresce senza interruzione, di anno in anno, è proprio quello legato alle “unghie” (perché unghie fra virgolette? Mah, ndr). Gli operatori (onicotecnici) che lavorano nel settore si stimano attorno alle 10mila unità. Un’attività che in Italia si stima abbia un fatturato annuo pari a 600 milioni di euro. E in un momento di persistente crisi economica, in cui è importantissimo in Italia aumentare la produttività e la competitività nei confronti delle altre nazioni, ci si chiede: perché trascurare un segmento di mercato che all’estero è invece sviluppato e fiorente? Per quasi tutti gli stati europei, gli USA, l’Australia, il Canada e moltissimi altri Paesi del mondo la figura dell’onicotecnico (“nail technician” o “nail artist” o “nail designer”) è infatti una figura a sé. Vogliamo cercare di combattere il lavoro in nero con questo Pdl – concludono i tosiani – considerando la ricostruzione delle unghie per quello che è: un’attività artigianale per cui certamente occorre una preparazione e una tutela, ma che possa essere separata dalle attività che invece competono esclusivamente alle estetiste”.