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Tornado, un anno dopo: così vengono tassate le imprese che hanno ricostruito

Paolo Cavalletto è titolare della Omeca di Mira, officina meccanica completamente devastate dal tornado della Riviera del Brenta lo scorso 8 luglio, rimessa in attività a tempo di record. Tocca a lui dare voce alla delusione e all’appello di tutti gli imprenditori: “Per un milione di investimento sostenuto nella ricostruzione, il 20 per cento va imputato a valore aggiunto per 5 anni, a fronte di una detrazione fiscale minima del 3 per cento. Per pagare un simile onere fiscale, dovrei contrarre un mutuo ventennale e strozzare l’azienda. Banche e assicurazioni ci hanno aiutato sin dai primi giorni, il Governo nazionale, invece, si è dimenticato di noi”.

Ad un anno dal tornado Regione Veneto e Confindustria di Venezia lanciano ancora un appello al Governo e ai parlamentari perché mantengano fede alle promesse fatte all’indomani della calamità.

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“A nome degli imprenditori veneti, chiediamo che – ha ribadito l’assessore alle attività economiche Roberto Marcato, incontrando i giornalisti al Balbi –chi ha investito nella ricostruzione non debba pagare le tasse sui costi sostenuti. Il Veneto è una regione che lascia ogni anno allo Stato 21 miliardi di residuo fiscale attivo, in nome della solidarietà tra regioni. Questa volta è il Veneto che ha bisogno di una mano e chiede l’immediata deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti dalle attività economiche colpite dalla tromba d’aria dell’8 luglio scorso. Dopo le promesse dei primi giorni, e le mozioni votate al parlamento sull’onda dell’emotività, non c’è ancora un euro di copertura finanziaria per una misura, che ritengo dovuta per tutte quelle imprese, piccole e grandi, che si sono rimesse in piedi con le loro forze”.

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Accanto all’assessore Marcato, anche il presidente degli industriali veneziani, Matteo Zoppas, ha puntato il dito sul silenzio dell’esecutivo nazionale e dei parlamentari alle reiterate richieste di Confindustria: “I nostri imprenditori rischiano di essere beffati e bastonati – ha detto Zoppas – perché non solo non hanno ricevuto alcun aiuto o dilazione di pagamento dallo Stato, ma si ritrovano anche a dover pagare le tasse sui costi sostenuti e sui risarcimenti assicurativi. E’ una situazione grave perché non tutte le aziende sono in grado di fronteggiare le mancate aspettative e alcune saranno costrette a chiudere”.

Nei giorni successivi al disastro, si erano avuti esempi di grande solidarietà, con aziende impegnate ad aiutarne altre (un colorificio aveva teso la mano alla fabbrica di neon distrutta). Altre sono ripartite e hanno rilanciato, come il Torronificio Scaldaferro, che ha aperto anche una gelateria da asporto dopo i danni subiti. Nel week end dell’inaugurazione sono arrivate più di 4mila persone: “Non pensavamo di avere tanti estimatori e tante persone che volevano dimostrare in modo concreto il loro affetto per quello che è capitato l’anno scorso”, hanno ringraziato i titolari su Facebook.