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Per una norma fiscale che semplifica, quasi cinque (4,7) complicano la vita delle imprese

La burocrazia costa alle imprese artigiane della Regione 882,8 milioni di euro, di cui 175,3 milioni di euro nella provincia di Vicenza, pari al 19,9 per cento.
Tra il 2008 e il 2014 sono state approvate 752 norme fiscali, di cui 98 semplificano (13% del totale), 186 sono sostanzialmente neutre dal punto di vista dell’impatto burocratico (24,7%) e 468 presentano un impatto burocratico sulle imprese (62,2%): vale a dire che poco meno di due norme fiscali su tre promulgate aumentano i costi burocratici per le imprese. Le politiche della semplificazione in questi ultimi sei anni hanno mostrato il “passo del gambero”: per una norma fiscale che semplifica, quasi cinque (4,7) complicano la vita delle imprese.

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A fare i conti su un argomento molto sentito è il Corso di Alta Formazione della Scuola di politica ed economia (SPE) di Confartigianato, gestita in collaborazione con l’Università di Padova; per l’anno scolastico 2015/2016 ha approfondito un tema che in Italia non smette mai di fornire materiale: la burocrazia, indagando in particolare la percezione da parte dei vicentini. La Scuola, articolata in percorsi biennali è dedicata agli imprenditori e a tutti coloro che intendono avvicinarsi al mondo della piccola impresa, con l’intento di fornire ai frequentanti, nuove chiavi interpretative della realtà e quindi la possibilità di meglio agire nel loro contesto socio economico di riferimento.

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La prima evidenza è che per la maggior parte dei cittadini la burocrazia rappresenta una grossa criticità, fonte di ostacoli e talvolta anche di ingiustizie. Meno scontato invece quel 25% degli intervistati che attribuisce alla burocrazia più di qualche valore. Queste persone ritengono, infatti, che i procedimenti amministrativi “spingano le persone a rispettare le regole” e che “ostacolino i favoritismi e i piaceri personali”. Da sottolineare che i giudizi meno critici si rilevano fra i cittadini che hanno titoli di studio più elevati. Sembra, infatti, che il grado di istruzione abbia più di qualche influenza nel rapporto tra cittadini e apparato amministrativo e quindi che i giudizi siano tendenzialmente meno severi per chi è in possesso delle conoscenze e delle competenze necessarie per comprendere i motivi che stanno alla base delle procedure burocratiche (a che cosa servono); riconoscere la complessità del sistema attuale; utilizzare gli strumenti informatici introdotti nel processo di semplificazione avviato.

Tra i principali responsabili delle inefficienze burocratiche c’è la sovrapposizione di ruoli e competenze, ma anche una normativa non sempre all’altezza. Problemi che, per il 32% degli intervistati, sono ritenuti certamente risolvibili, mentre un 22% crede che il sistema sia arrivato a un livello di complessità tale da rendere impossibile, o quasi, trovare una soluzione.

Fra i nervi scoperti c’è la giustizia: i dati del Ministero indicano che in Veneto la durata media per i processi di giustizia civile è di 321 giorni. I circondari di Vicenza e Bassano del Grappa, considerati come un unico tribunale, presentano una durata media dei processi civili pari a 369 giorni. Per quanto riguarda la giustizia- lavoro vengono impiegati in media 1.235 giorni per concludere un procedimento di primo grado, quasi il doppio dei 688 giorni della media regionale, mentre per gestire un fallimento sono necessari agli uffici giudiziari 3.002 giorni, contro una media regionale pari a 2.169 giorni.

Secondo l’indagine i dati dicono che l’Italia spende per il funzionamento dei propri apparati amministrativi in media come i Paesi che appartengono al nucleo storico dell’Unione europea; anche l’evoluzione della spesa per retribuzioni nel settore pubblico in rapporto al Pil, non mostra particolari squilibri: la spesa italiana è inferiore a quella della Francia e del Regno Unito.
Se si guarda al numero totale di occupati nella Pubblica amministrazione sul totale degli occupati a livello nazionale vediamo che l’Italia ha una percentuale del 14,8 per cento contro il 21 per cento della Francia e il 20 per cento del Regno Unito. Se invece si osserva la distribuzione territoriale dei dipendenti pubblici la proporzione tra abitanti e dipendenti pubblici si dimostra superiore nelle regioni meridionali e centrali. Appare evidente come le Regioni del Nord italiano – sottolinea il report vicentino – tra cui si colloca il Veneto, reputate mediamente più efficienti siano anche dotate del minor numero di occupati nel settore pubblico.
Ma allora dove sta il problema? Nel fatto che prevale ancora una mentalità burocratica (appunto) che vede il cittadino come un suddito da governare, come un numero da gestire, come un problema da classificare e non come il fine ultimo.