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L’affare dei click day e i fabbricanti di progetti (la prossima volta, chiedete al consulente in che posizione presenterà il vostro)

Pochi giorni fa, il 19 ottobre scorso: in ballo ci sono 8 milioni di euro di fondi comunitari, che la Regione Veneto ha deciso di spendere ricorrendo al contestatissimo meccanismo del click day. Sono arrivate la bellezza di 1.800 domande. Una vicenda che ha lasciato molti con l’amaro in bocca: un addetto ai lavori – un commercialista mascherato, chiamiamolo così – ha deciso di svelare qualche retroscena.
“I bandi sono da sempre un affare per i consulenti e le associazioni di categoria. Ancor più quando si opera una scelta come quella del click day. In pratica nel giro di un paio di secondi la dotazione finanziaria a disposizione è andata esaurita per due bandi, destinati al commercio ed alle attività manifatturiere, lasciando con un palmo di naso centinaia di imprenditori della regione”.

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La Confcommercio di Vicenza ha alzato la voce, segnalando “l’aggravante che, dopo appena 4 secondi e 143 millesimi – nemmeno il tempo di riprovarci – il bando era già chiuso per il raggiungimento del limite massimo di richieste di finanziamento, pari al 30% in più rispetto ai fondi disponibili (3 milioni di euro). Questo bando unisce il danno alla beffa. Ci sono imprese – commenta il direttore, Ernesto Boschiero – che hanno speso tempo e denaro per presentare i loro progetti e in pochi secondi ogni speranza di accedere ai contributi regionali per l’innovazione, la ristrutturazione e l’ammodernamento degli impianti è andata in fumo”.

Secondo una prima ricognizione di Confcommercio Vicenza, realizzata sulle aziende che hanno predisposto la documentazione per il bando attraverso l’Associazione, non più del 50% delle richieste sono state accettate dal sistema informatico regionale (tra l’altro senza la certezza che, poi, la domanda sarà accolta): in tutti gli altri casi gli operatori si sono ritrovati a guardare sconsolati una pagina di errore o di esaurimento del plafond, perdendo poi qualsiasi chance di accedere ai contributi. “Siamo allibiti per quanto accaduto”. A Rovigo, poi, è finita sotto accusa la differenza nella presenza di connessioni efficaci sul territorio, che finisce per privilegiare alcuni e penalizzare altri.

Sul fatto che i bandi siano (anche)  un affare non c’è nulla di strano: “E’ ovvio che i bandi non possano soddisfare tutti – spiega il consulente -, ma il meccanismo di invio ha finito per favorire una categoria particolare: i presentatori di progetti. Infatti, nella maggior parte dei casi, i consulenti e le associazioni di categoria hanno chiesto per l’invio della domanda fra i 200 ed i 700 euro a cui si andava aggiungere un compenso in caso di successo. Peccato che gli addetti ai lavori sappiano per esperienza che soltanto le prime domande inviate hanno una qualche speranza di essere accolte, per cui se un professionista accetta più pratiche delle persone materialmente destinate al click day, sa con assoluta certezza che i secondi invii non verranno neppure protocollati”.

Non solo: “In più, una volta entrati nei velocisti del click, vi è una buona possibilità di essere finanziati: per questo è lecito pensare che i consulenti pigri non si siano sprecati più di tanto nello scrivere un progetto”. Il risultato di bandi di questo tipo qual è? “In sostanza un imprenditore con un buon progetto, che si compila da sé la domanda con ogni cura perdendo tempo e denaro, ma ignaro dei meccanismi stessi del bando, perderà a favore di progetti raffazzonati, ma stilati al computer da un “dito veloce”. Alla fine è ovvio che gli esperti di bandi “hanno raccolto più domande possibili, fatturando complessivamente alcune centinaia di migliaia di euro, ma ben guardandosi dal dire al cliente in che posizione avrebbero presentato la domanda. Questo quadro desolante è stato confermato dalla Regione stessa, a margine di un convegno, nel quale è emerso come la qualità progettuale media sia davvero “imbarazzante”. Purtroppo, quando i bandi premiano le dita veloci e non i progetti, non ci si può aspettare nulla di meglio”.
Intanto, per i bandi in oggetto, non tutto potrebbe essere perduto: dopo le polemiche la Regione sta infatti pensando di rifinanziarli e di scorrere le graduatorie.