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Il teatro in azienda, per raccontare il lavoro (e una commessa particolare)

Lo spazio di lavoro adibito fino a pochi minuti prima alla produzione diventa un palcoscenico; e i lavoratori, posati gli attrezzi, diventano pubblico. Alla Oikos – che a Gruaro (Venezia) produce porte blindate nel settore dell’alto di gamma – è andata in scena una rappresentazione teatrale: il palco ricavato con materiali dell’azienda, come quinte le casse per il trasporto dei prodotti. E proprio la realizzazione di uno di questi – una commessa particolare per importanza e prestigio – ha dato l’avvio alla trasposizione teatrale di una storia di lavoro.

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Non è una azienda qualunque: è gestita al 50% dai soci Mario Biancolin e Fabio Buscato, rispettivamente presidente e ad, che (da dipendenti) l’hanno rilevata 26 anni fa, rienventandola e salvaguardando i posto di lavoro. Oggi esposta il 40% del proprio fatturato (5 milioni nel 2015) ed ha 75 dipendenti.
Non si è parlato di azienda, ma di cultura nell’azienda per una realtà molto legata al territorio, che ha voluto così ribadire quanto l’arte, la cultura e la storia veneziana abbia influenzato le scelte, il sentito, il percorso aziendale nei 30 anni di attività.

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La convention – in sala, oltre ai lavoratori, clienti, fornitori e rappresentanti – è stata una specie di “tributo” alla cultura, per dimostrare che le logiche produttive non si dissociano da quelle culturali/ artistiche e, al contrario, ne traggono beneficio. La storia, grazie alla collaborazione con l’Università Ca’ Foscari nel portare il teatro in azienda, ha presentata in forma teatrale la case history che ha visto Oikos protagonista nella messa in sicurezza della porta settecentesca del museo Christchurch Mansion di Ipswich (UK). Una commessa “arrivata a noi grazie ai contatti con gli studi di architettura con i quali collaboriamo – racconta Biancolin – e all’esperienza maturata lavorando con altri musei. In questo caso abbiamo riprodotto la porta originale, incluso ogni singolo segno del tempo e del passato, ma in un pezzo dotato di ogni caratteristica tecnica, di isolamento termico ed acustica, a protezione delle opere d’arte custodite.

La scelta di farne una rappresentazione teatrale “ha voluto significare come al centro di una politica aziendale di successo non ci siano solo prodotto, innovazione e profitto, ma anche e soprattutto individui e relazioni, il vero capitale. La nostra è una fabbrica automatizzata, organizzata per garantire la perfezione industriale su un prodotto altamente artigianale. Le porte sono gioielli di tecnica ed estetica esportati in tutto il mondo, ma la nostra convention ha voluto parlare d’altro, di anima, del cuore delle cose”.

Gli artisti del “Laboratorio di Management delle Arti e delle Culture” di Ca’ Foscari hanno messo in scena uno spettacolo teatrale con video, musica e recitazione per raccontare, con strumenti diversi, la storia del progetto realizzato, che ha impegnato per mesi un centinaio di persone e che ha dato nuova vita al portale del museo. “Un portale fatto talmente bene che i committenti, nel vederlo dopo averlo tanto atteso, hanno pensato fosse quello originale e non la copia esatta, fatta magistralmente da mani artigiane e da ingegno industriale nello stabilimento di Gruaro”. Il nome dello spettacolo teatrale, realizzato ad hoc da 5 artisti tra cui il professor Fabrizio Panozzo (coordinatore del Laboratorio stesso), è Slo-Dor, con riferimento allo slow food e alle qualità della lentezza per lavorare all’unisono su un risultato che diventa eccellenza. Sulla pagina Facebook è ancora possibile vedere le foto e parti dello spettacolo.

Non è il primo caso di ingresso della cultura in azienda, qui a Nordest: alla Keyline di Conegliano, Treviso, per iniziativa di una manager e tre tute blu i macchinari per la produzione di chiavi e duplicatrici hanno lasciato posto ai libri. In Friuli VG, invece, il mondo umanistico, con il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Trieste, è entrato in una azienda, la Modulblok Spa di Pagnacco (Udine), leader nella logistica di magazzino, per un progetto sperimentale di narrazioni che ha trovato il sostegno della dirigenza e – in modo inizialmente imprevedibile – l’adesione di un gran numero di dipendenti che, al di fuori dell’orario di lavoro e spontaneamente, hanno accettato di fermarsi in azienda e assistere.