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Nelle vigne del prosecco è cresciuto un progetto per il lavoro delle persone più fragili

Una azienda che procura manodopera per conto terzi, e che in piena vendemmia fatica a trovare personale. Un’idea: rivolgersi alle associazioni del volontariato. Così, nelle colline trevigiane del prosecco, è cresciuto un progetto innovativo, che ha portato al lavoro 15 persone, italiani in difficoltà e rifugiati. Dal martedì 13 settembre e per tutto il mese di settembre, stranieri in cerca di futuro e italiani che vivono povertà e disagio hanno vendemmiato nelle vigne del Prosecco per cantine della Sinistra Piave, secondo un modello inedito.

Gianluca Sossai e Simone Della Giustina, della GS snc di Susegana, azienda che si dedica alla gestione di vigneti conto terzi, hanno scelto di accettare la proposta di Acli Treviso e Caritas diocesane di Vittorio Veneto e di Treviso: hanno assunto per la vendemmia stranieri richiedenti protezione, ospitati a Treviso, e italiani in difficoltà economica o sociale, residenti tra Susegana, Santa Lucia, Mareno, Vazzola e San Polo. In tutto una quindicina di persone, che per venti giorni hanno lavorato con beneficio di tutti: il proprio, quello dell’azienda GS che era il datore di lavoro, e delle cantine del Prosecco clienti di GS.

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“Tutto è nato da un’esigenza – spiega Sossai -: ci serviva personale per la vendemmia e non ne trovavamo. Ci siamo rivolti alle Acli e loro ci hanno proposto, tramite Caritas, di coinvolgere stranieri richiedenti protezione internazionale e persone italiane in difficoltà. Abbiamo chiesto garanzie alle Acli, e ce le hanno date”. Superati i timori è cominciato l’impegno: un lavoro a tutti gli effetti.
Abbiamo assunto queste 15 persone allo stesso modo di tutti gli altri nostri dipendenti: contratto, assicurazione, formazione antinfortunistica e tutto ciò che serve per lavorare in sicurezza”. Ma anche per lavorare in modo radicalmente diverso da chi durante la vendemmia ricorre, pur di abbassare i costi o elevare i profitti, a lavoro nero o caporalato.

Dal martedì 13 settembre e per tutto il mese di settembre, stranieri in cerca di futuro e italiani che vivono povertà e disagio hanno vendemmiato nelle vigne del Prosecco per cantine della Sinistra Piave, nelle squadre di GS.

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Creare le condizioni affinché si concretizzi il fondamentale principio di uguaglianza sostanziale anche nell’accesso al lavoro: questo è l’atteggiamento con il quale abbiamo accompagnato l’esperienza – spiega Laura Vacilotto, presidente provinciale Acli -. Non si tratta semplicemente di svolgere un’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, è molto di più. Si tratta di un processo costante, direi quasi ostinato, di condivisione di obiettivi e valori con tutti i soggetti coinvolti; questo stile di lavoro ci ha consentito di creare le condizioni per far emergere il potenziale di ciascuno”.

“Il progetto realizzato ci dimostra concretamente quanto importante sia il lavoro per restituire dignità, capacità, futuro, alle persone e quanto contino le sinergie di rete per permettere anche a chi fa più fatica di riuscire a reinvestire su di sé e a rilanciarsi – sottolinea don Roberto Camilotti, direttore della Caritas diocesana di Vittorio Veneto -. Oltre al fatto che rappresenta un esempio efficace di contrasto al lavoro nero, al caporalato e allo sfruttamento”.

“L’opportunità lavorativa per i migranti e per altre persone che vivono un disagio ha dimostrato che strade di inclusione sociale sono possibili e percorribili anche nelle nostre terre. È necessario sceglierlo e crederci – ribadisce don Davide Schiavon, direttore della Caritas di Treviso -. Non è una questione di buon cuore, ma è una scelta orientata a promuovere la dignità delle persone rendendole protagoniste del loro percorso di vita. È stata una scommessa sull’uomo e sulla consapevolezza che nessuno può essere considerato scarto, né può essere lasciato ai margini. È fondamentale riscoprire come il lavoro può essere solidale e promuovere il valore unico di ciascuno”.

valdobbiadene_vigneto_proseccoMa come hanno potuto delle persone richiedenti asilo – che di fatto rischiano di vivere una situazione di “limbo giuridico” fintantoché non viene riconosciuto loro uno status – lavorare in questo modo, in regola? Spiegano alle Acli, dove il problema è stato affontato (e risolto): “Il susseguirsi delle normative in materia di richiedenti la protezione internazionale ha via via cercato di sanare queste lacune, un esempio riguarda proprio l’accesso al lavoro o a percorso formativi e professionalizzanti. Ci viene in soccorso il D.Lgs. 142 del 18 agosto 2015 che all’art. 22 titola “Lavoro e formazione professionale”. Si tratta di analizzare con attenzione le singole situazioni soggettive con cui ci si confronta e poi procedere con la costruzione di un progetto di inserimento sociale, se possibile lavorativo. Questo è quello che proviamo a fare come Acli in collaborazione con le realtà che accolgono queste persone e i datori di lavoro che si rendono disponibili ad entrare a far parte di questo progetto”.

In sintesi:
E’ importante distinguere due fasi nella procedura del riconoscimento dello status. La prima fase è quella di attesa della decisione va dalla presentazione della domanda alla decisione della commissione. La seconda concerne tutto ciò che succede dopo la decisione della commissione territoriale per il riconoscimento di status.
La prima fase è quella in questo senso più “delicata”, nel senso che richiede un approccio competente ed analitico, perché in questo lasso di tempo i richiedenti asilo vivono una situazione di “costante attesa”. Attesa di essere convocati dalla commissione territoriale per l’audizione e successivamente, attesa per la decisione della commissione.

In questo periodo “di attesa” il nostro ordinamento considera queste delle persone che:
– hanno diritto ad avere un titolo di soggiorno (art. 4 D.Lgs. n. 241/2015)
– hanno diritto ad essere accolte in un centro di accoglienza (Art. 8,9 e sg. D.Lgs. n. 241/2015)
– hanno diritto ad essere inserite in un percorso professionalizzante (Art. 22 e sg. D.Lgs. n. 241/2015)
– hanno diritto ad essere avviati al lavoro (Art. 22 e sg. D.Lgs. n. 241/2015).

Per quanto riguarda la possibilità di essere avviati al lavoro, è importante ricordare che le persone accolte presso una struttura di accoglienza sono accolte, proprio a ragione della loro situazione di indigenza e incapacità di far fronte autonomamente ai bisogni propri e dei propri familiari (art. 14 e sg). Quindi, il richiedente che non dispone di mezzi economici sufficiente ha diritto ad essere accolto nei centri e (decorsi 60 giorni) a essere avviato al lavoro. Se poi il provento del suo lavoro lo porterà ad disporre dei mezzi economici sufficienti, si valuterà la revoca della misura di accoglienza.
Le casistiche sono in realtà molte e complesse, ma il messaggio che arriva dall’esperienza trevigiana è che si possono affrontare queste situazioni grazie a un approccio analitico e competente, senza soluzioni standardizzate, ma con la possibilità di risolvere concretamente i problemi.

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Il lavoro nelle vigne sembra essere particolarmente aperto alle iniziative sociali: il 2016 ha chiuso positivamente per la Cantina di Ramuscello, realtà di 150 soci attivi nella zona di Sesto al Reghena e dintorni, aderente a Confcooperative Pordenone. L’assemblea dei soci ha approvato all’unanimità il bilancio caratterizzato dalla crescita in doppia cifra in tutte le voci, a partire da quella del fatturato a +73%: un trend che proseguirà anche nei prossimi mesi nei quali la cantina s’impegnerà in un’operazione di restyling della storica sede realizzata nel 1962, continuando anche alcune sue operazioni di solidarietà come quella che la vede collaborare con la cooperativa sociale Futura di San Vito al Tagliamento con la quale è stato avviato un percorso che non solo visto la cantina rifornirsi da loro per una serie di prodotti di oggettistica, calendari e confezioni dellebottiglie, ma anche invitare per la vendemmia le persone diversamente abili che vi lavorano.

Qui, invece, il racconto della vendemmia solidale organizzata dalla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (TV) in collaborazione con la Fondazione Oltre il Labirinto Onlus per finanziare l’acquisto di HUGBIKE®, le speciali biciclette degli abbracci per giovani affetti da autismo.