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La scelta di Monica Barbara: una sala per bambini al posto delle slot

“Non ho fatto nulla di speciale”. Monica Barbara al telefono lo dice con convinzione, stupita di essere finita al centro dell’attenzione per la sua scelta: via le slot machine dal bar che ha acquistato e rilanciato, per fare posto a una stanza giochi (ce l’avessero i locali che fanno lo sconto figli educati, per esempio).

Con il marito Monica Barbara Barbares ha riavviato l’attività di famiglia ormai da 50 anni, iniziata dal padre, poi suddivisa fra gli zii. “Papà aveva tenuto il ristorante, una zia il bar adiacente. Lo scorso dicembre abbiamo unificato il tutto in una sola licenza, e avviato una Srl di nuovo in famiglia”, racconta. Negli ultimi anni quel bar, l’Eden di Caorle, Venezia, aveva avuto uno spazio per le slot: “E io ho detto: quando riapriamo, non mettiamole più. Non le voglio”.

Che fare di quella stanza un po’ a sé, non più dedicata al gioco?

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“Non sapevo come utilizzarla, poi mi è venuta un’idea: perché non farne un’area bimbi? Questo è un paese piccolo, le persone a volte vengono qui a scambiare due parole, a bere una cioccolata: poteva essere utile creare un momento di relax anche per i genitori”.

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Un venetissimo “ma situ fora?” è la reazione di chi ha saputo della scelta di Monica Barbara. Quel tipo di slot, se inserite nella nuova gestione del bar – spiega chi conosce il settore – potrebbero rendere dai 1.800 ai 2.500 euro al mese. “Ma è un disagio morale mio, solo mio: ho 46 anni, da quando sono nata frequento questo bar e questo ristorante”. E proprio perché sei in un piccolo paese, sai bene che quei soldi non sono sempre un extra: a volte significano lasciare indietro bollette, i soldi per la casa o la gita del bambino: “Non sempre chi gioca è gente benestante, anzi. Mandamelo a casa, prova a dirgli qualcosa, mi sono sentita chiedere quando lavoravo qui vicino”.

moba2Tutti lavorano per uno stipendio, nessuno rinuncia facilmente a una entrata: “Ma io faccio il mio mestiere, non altri: mi sveglio all’alba, sono l’unica donna all’asta del pesce di Caorle, vogliamo puntare sulla qualità dei piatti, e il bar in questo modo è complementare, ti bevi l’aperitivo con gli amici. So che i miei figli, 18 e 23 anni, sono orgogliosi di noi genitori”.

E tanto basta.

Ora che la scelta è fatta, l’evidenza è che le reazioni delle persone sono davvero imprevedibili. “C’è chi mi ha chiamata per dirmi che sbagliavo, che avrei messo in cattiva luce chi invece tiene le slot. Ma io ragiono per me stessa, non giudico gli altri né faccio i conti per loro. Mi ha ferita, però, sentire questi ragionamenti da colleghi, o la cattiveria di una frase come “stai attenta””. L’altra faccia sono i clienti che arrivano qui in segno di incoraggiamento, ringraziano, fanno i complimenti a una scelta, ancora, controcorrente.

Barbara però sola non è: da Stra a Caltana a Noale – solo per restare nel Veneziano – altri esercenti hanno messo dei libri al posto delle slot, e cresce anche il movimento dei Comuni no slot.

Il quadro, però, resta problematico.

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In Veneto l’assessore all’Istruzione invita gli studenti a scrivere al capitano della Roma Francesco Totti, che da qualche anno ha prestato la propria immagine per la campagna pubblicitaria di 10eLotto, invitandolo a non promuovere un un gioco che, pur essendo consentito, può rappresentare l’inizio di una dipendenza (l’iniziativa è partita dall’istituto Copernico di Prato).

In Alto Adige la Giunta provinciale ha assegnato 383mila euro all’Azienda sanitaria per l’attuazione di progetti e attività a contrasto del gioco d’azzardo: 383mila euro a disposizione della “Rete gioco d’azzardo” (Netzwerk Spielsucht) i cui componenti sono nominati dall’Azienda sanitaria provinciale. Attraverso la Rete – ha ricordato il presidente Arno Kompatscher – “sono attuate le misure contenute in uno specifico piano di intervento elaborato contro il gioco d’azzardo patologico e che comprendono anche attività terapeutiche, di informazione, sostegno e consulenza rivolte a persone che soffrono di questa patologia e ai loro familiari”.

azzardo2In Friuli Venezia Giulia ha preso il via nei giorni scorsi, a Trieste, un comitato ristretto, presieduto dal consigliere regionale dei Cittadini Gino Gregoris, che avrà il compito di portare in Aula alcune modifiche alla legge regionale 1/2014 per implementare e rafforzare l’azione di contrasto al gioco d’azzardo in regione, a circa tre anni dall’emanazione di una legge regionale che si poneva l’obiettivo di prevenire e contrastare la dipendenza.

Nel 2016 – secondo il documento del ministero per la Salute trasmesso al ministero del Tesoro la settimana scorsa – gli italiani hanno buttato in azzardo 95 miliardi di euro: 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo, l’8% in più rispetto al 2015. Solo a Padova il Dipartimento per le dipendenze dell’Usl 16 stima che nel proprio territorio di pertinenza siano quasi 2mila i giocatori problematici, con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni, ma che soltanto circa il 10% di loro riconosca la propria patologia e chieda aiuto.