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Mele e innovazione, speck e digitalizzazione: in una mappa il Trentino Alto Adige che produce e lavora (e sa usare il web)

La mappa semantica del Trentino-Alto Adige racconta due realtà: la provincia autonoma di Trento e la provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige. Due province dotate di una duplice natura: da un lato sono molto ancorate alla tradizione e alle storiche eccellenze del territorio, come il vino, le mele, il turismo o l’energia idroelettrica, dall’altro sono attente agli sviluppi tecnologi e all’innovazione, si tratti di startup, stampanti 3D o greentech (specie l’eolico).

Realizzata sulla base dei dati ricavati attraverso Atoka, strumento che genera liste di potenziali clienti della startup SpazioDati, la mappa è un atlante lessicale (e non solo) delle parole-chiave di due province che, nonostante le piccole dimensioni, hanno molto da dire in termini di vivacità economica e capacità di innovare. La mappa prende in esame le aziende a livello provinciale e comunale (primi sei comuni per numero di abitanti), operative nei settori del manifatturiero, dell’agricoltura e delle attività professionali, scientifiche e tecniche; le parole-chiave sono quelle che più caratterizzano le aziende trentine e altoatesine nei tre settori citati; frutto dell’analisi semantica di un’enorme quantità di sorgenti-dati associate alle aziende stesse, prima di tutto i siti internet e i social media, sulla base di alcuni parametri di occorrenza predeterminati.

Iniziamo dalla provincia di Trento, esaminando le aziende manifatturiere (codice ATECO C). Emergono termini collegati al distretto della pietra (porfido), nonché a quello del legno della Val Gardena (segheria, falegname, PEFC, larice…) e all’artigianato di altissima qualità (stufa a olle, stufa in maiolica), senza dimenticare il vino (Teroldego). Nel complesso, sono 3.524 le aziende manifatturiere trentine. Si tratta, per lo più, di imprese individuali (1.391), seguite da srl (823), snc (707) e sas (256). Interessante il tasso di digitalizzazione: ben 1.277 le aziende dotate di un sito web, pari al 36,2% del totale: un dato superiore a quello nazionale, pari al 22,8%; quelle con un e-commerce sono il 2,3%, contro il 1,6% delle italiane.

Nel dettaglio emerge l’attenzione per l’innovazione di un territorio che investe in ricerca e sviluppo il 2% del Pil: per esempio la semantica delle aziende del comune di Trento affianca, a parole tipiche del saper fare locale come “spumante” e “speck”, termini più legati al mondo del digital manufacturing quali “stampa 3D” e “controllo automatico”; il che non stupisce, considerando che Trento è sede di Pmi specializzate in settori di frontiera come ad esempio la prototipazione rapida, e di poli tecnoscientifici del calibro della Fondazione Bruno Kessler e dello EIT Digital voluto da Bruxelles. Parlano (anche) il lessico dell’innovazione industriale le aziende manifatturiere di Rovereto, per decenni il cuore industriale del Trentino: “ingegneria dei sistemi”, “ingegneria dell’affidabilità” e “motore elettrico” sono alcune delle parole-chiave che spiccano su tutte; non a caso a Rovereto ha sede realtà come il Polo Meccatronica e l’acceleratore di startup hardware Industrio Ventures.

Nella provincia di Bolzano le aziende manifatturiere sono in tutto 3.688. Si tratta, in primo luogo, di imprese individuali (1.814), seguite da srl (606) e sas (508). Anche qui il tasso di digitalizzazione è alto: sono 1.466 le aziende con un sito web, cioè il 40% del totale, e 68 quelle con un sito, pari all’1,9%.

A livello generale, le parole-chiave che più caratterizzano il tessuto produttivo provinciale rimandano ad alcuni dei cavalli di battaglia dell’economia altoatesina, come l’alimentare (schüttelbrot, speck, bacon) e la produzione di legname (pecci, intaglio). Se però “zoomiamo” su Bolzano città, allora emerge un lessico a maggior intensità di innovazione costellato da termini come “e-bike”, “biogas”, “web design”: segno della forte attenzione delle imprese bolzanina per il green tech e il web. Innovazione, ma anche amore per il saper fare tradizionale: a Bressanone una delle parole-chiave è “lattoniere”, ad Appiano Sulla Strada del Vino ci si imbatte in “ferro battuto”.

L’agricoltura

Continuiamo con l’agricoltura (codice ATECO A). Bolzano è una superpotenza dell’agricoltura italiana; infatti la provincia altoatesina vanta ben 12.632 aziende con sede legale nel proprio territorio: solo Foggia, Cuneo, Bari, Verona, Salerno e Treviso riescono a registrare un numero più alto. In linea con il resto d’Italia, anche in provincia di Bolzano gran parte dell’aziende agricole sono imprese individuali (per la precisione, 12.044), ma c’è anche qualche società semplice (200), qualche sas (90) ecc… A differenza di quanto accade in tutto il Paese, dove il tasso di digitalizzazione è intorno al 3%, quello delle imprese agricole della provincia è più alto: l’11%, ossia 1.386 con un sito web.

Il lessico dell’agricoltura bolzanina parla di un settore con le sue antiche specificità (maso, maso chiuso), di una civiltà del vino vitalissima (Törggellen, Lagrein, Traminer aromatico), di legname (faggi) e di una forte vocazione all’innovazione e alla commistione con altri settori (trekking, agriturismo). Nel comune di Bolzano una delle parole-chiave più caratterizzanti è “biogas”, a Bressanone si fa strada “agricoltura biologica”.

In Trentino le aziende agricole sono in totale 8.728, di cui 8.070 sono imprese individuali, e 483 le società semplici (al terzo posto, 45 srl). Qui il tasso di digitalizzazione non supera il 4%. Le parole-chiave che più caratterizzano il settore agricolo locale rinviano al vino (Teroldego, Lagrein, Müller-Thurgau), ovviamente alla produzione di mele (melo, golden delicious), ma anche alla Fondazione Edmund Mach, uno dei poli della ricerca scientifica europea in campo agrario.

Le professioni

Infine, il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche. Il Trentino vanta 1.685 aziende attive in quest’area (codice ATECO M): 581 di esse sono srl, 485 sono imprese individuali, 171 sas ecc… Si tratta di realtà abbastanza digitalizzate (il 30,4% ha un sito web), contraddistinte da un lessico necessariamente all’insegna dell’innovazione: ad esempio “Università di Trento”, “LEED” (un sistema di classificazione dell’efficienza energetica), “incubatore aziendale”.

Anche nel lessico della città di Trento spicca “Università di Trento”, mentre a Rovereto, cittadina come già detto assai attenta al fenomeno delle startup, specie hardware, ci si imbatte in parole-chiave come “spin-off” e, appunto, “startup”.

In provincia di Bolzano le aziende del settore attività professionali, scientifiche e tecniche sono 2.285, di cui 826 imprese individuali e 606 srl, 624 delle quali dotate di sito web (27,3%). A livello generale le parole-chiave che più caratterizzano il settore rispecchiano la già citata duttilità e varietà dell’economia altoatesina nel suo complesso: ecco quindi che spicca su tutte “web marketing management”, seguita da “vino” e da “produzione di energia elettrica”, ma anche da “responsabilità sociale”. Nel comune di Bolzano “parco eolico” è uno dei concetti più distinguenti (insieme a “produzione di energia elettrica”), mentre a Bressanone tra i lemmi più rilevanti c’è “holding”, “web design”, “ricerca scientifica”.

  • Barbara Ganz |

    Mille grazie per la segnalazione, B

  • Paolo Bongiovanni |

    Articolo molto interessante. Segnalo all’autrice un refuso: la Val Gardena/Gröden si trova in Alto Adige. Forse voleva riferirsi alla tradizione delle sculture lignee e alla silvicoltura delle Valli di Fiemme e Fassa in Trentino

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