Il geometra che ha portato la cucina friulana a Singapore (per cucinare anche la crisi)

“A Singapore si trovano praticamente tutti i prodotti made in Italy, a eccezione della carne italiana: causa, mi dicono, di problemi burocratici. Pensi che ad esempio la mozzarella di bufala e la burrata vengono importate continuamente via aereo, come pure molti vegetali (insalata, pomodori ecc.), pasta e farine, prosciutto crudo. Cosa manca? Una bella Fiorentina frollata e il mio Frico friulano, ma stiamo vedendo come importarlo”.

Parla Marco De Cecco, classe 1982, nato a Udine, geometra: “Mi sono diplomato e ho conseguito l’abilitazione alla libera professione per seguire le orme di mio padre. Le mie conoscenze culinarie le ho apprese da mia nonna, poi ho continuato a documentarmi e sperimentare. I miei nonni fondarono la Trattoria De Cecco quarant’anni fa, nel pese dove ho vissuto tutta la mia giovinezza a Buttrio,  Udine. Ancora oggi il ristorante è aperto grazie ai miei cugini Rossella e Lorenzo e a zia Giuliana. Quando ero giovane, lavorare fianco a fianco di mia  nonna e di mia cugina mi ha fatto scoprire i segreti della cucina friulana, ricette antiche tramandate oralmente che a volte ho rivisitato e modificato in base alla mia inventiva. Ma soprattutto è nata in me la voglia di utilizzare prodotti freschi e di buona qualità. Ancora oggi continuo a preparare il pane e la pasta fatta in casa come un tempo”.

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Il padre con cui Marco ha condiviso – inizialmente – il lavoro è Gianni De Cecco: uno degli imprenditori italiani che, quando la crisi italiana aveva iniziato a mordere, aveva cercato nuove opportunità di lavoro all’estero. Titolare della Friulana Bitumi International, nel 2008 aveva costituito una filiale operativa ad Al Bayda, regione settentrionale della Libia, con l’incarico di progettare una intera città (edifici e infrastrutture) e di costruirla parzialmente. Una delle 100 aziende dimenticate dopo lo scoppio della guerra civile, alcune fallite per la mancata liquidazione dei crediti maturati per lavori e progettazioni eseguite prima e dopo la rivoluzione.

marco-e-il-titolare-del-ristoranteLa passione per la cucina di Marco è sempre rimasta in parallelo all’impresa del padre: “Entrambe le esperienze sono nate a seguito di attività che papà  stava realizzando o era in procinto di fare all’estero. In Libia mi trasferii per lunghi periodi nell’ufficio di Al Bayda per organizzare, fra le altre cose, la gestione della cucina. Ho formato la brigata secondo i nostri usi e costumi con alcune influenze prese dalla cultura araba, per accontentare un pochino tutti. Quando eravamo in Libia non c’erano diversivi se non lavorare: una buona cucina consentiva agli italiani e anche agli altri stranieri di soddisfare almeno il palato”.

Poi il capitolo Libia si è dolorosamente concluso, con la rivolta scoppiata nel 2011. Marco si è spostato seguendo questa passione, prima in Bulgaria dove ha collaborato con il maestro pasticcere Cesare Ticca, poi a Singapore, considerata uno dei più importanti centri dell’Asia o, come dice qualcuno, la Svizzera dell’Asia.

“L’esperienza nel settore dell’ingegneria è conseguenza della professione che svolge mio padre, mentre l’attività che sto sviluppando ora è scaturita il giorno in cui ho capito che dovevo seguire quello che mi dettava il cuore: cucinare. Ora finalmente faccio quello che mi rende felice, anche se è un’attività molto impegnativa”.

E non è facile neanche stabilirsi così lontano da casa: “Indubbiamente la distanza dai luoghi dove ho vissuto gran parte della mia vita non aiuta, perché con la lontananza perdi molte cose: principalmente gli affetti e le amicizie. Ad esempio non ho ancora potuto abbracciare mia nipote, che ha più di un anno. Per quanto riguarda Singapore, è una città molto bella, ben servita e soprattutto sicurissima: ti consente di muoverti liberamente ovunque in città e a qualunque ora”.

Perché proprio Singapore? “La proposta di un mio amico e le informazioni di alcuni italiani già residenti qui mi hanno presentato una delle capitali alimentari dell’Asia e non solo, e mi hanno spinto a prendere questa decisione.  Ora che vivo qui da quasi due anni posso dire che, dopo un periodo iniziale di adattamento, mi sto affezionando alla città, all’ordine e alla disciplina, e anche al clima”.

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(nella foto Marco parla via Skype con il padre Gianni)

Marco è lo chef della Trattoria Capri di Fabrizio Anzolin, italiano che circa 30 anni fa ha deciso di lasciare la patria in cerca di fortuna e da 25 anni vive e lavora a Singapore. “I risultati sono arrivati perché il titolare mi ha dato fiducia e consentito, fin dai primi giorni, di mettere al servizio dei clienti esperienza, professionalità e creatività. Per me creare un piatto è come fare un’opera d’arte e desidero che i clienti facciano nuove esperienze legate al cibo italiano. L’amore e la passione che in questo locale abbiamo per la cucina ci hanno permesso di crescere ogni giorno e di ottenere dei risultati talvolta inaspettati”.

E per risultati qui si intende il secondo posto ai foodmania awards, il concorso organizzato dalla rivista weekender (230mila copie distribuite)  e basato sulle valutazioni che vengono date dai clienti ai ristoranti: quelli più votati vengono poi giudicati da una giuria e successivamente, se si classificano tra i primi tre, ottengono un riconoscimento.

La cucina è italiana: “Gli alimenti provenienti dall’Italia hanno qualcosa in più e di diverso che consentono di ottenere dei piatti ricchi di colori, profumi e sapori unici. Per questo mi viene spontaneo proporre il “pasto italiano” mantenendone l’autenticità. Per elaborare i menù e ottenere i risultati che abbiamo raggiunto al Capri, sono molto importanti i fornitori, i quali devono essere puntuali e garantire la qualità del prodotto ordinato, dai porcini, alla salsa di pomodoro, ai tartufi: tutto di primissima scelta e qualità”.

E la cucina asiatica? “Quando sono arrivato a Singapore ero molto scettico; ora, dopo aver provato vari piatti, posso dire che il mio piatto preferito è il riso, medaglioni di pesce, vegetali ed una salsa a base di nocciole. Attualmente il mio “piatto d’autore” è il risotto agli agrumi con quenelle di gamberi. Un altro piatto a cui sono molto affezionato è Ode al Tramonto: tagliolini di carote con gamberi e capesante su una riduzione di nero di seppia”.

Ora l’obiettivo punto a raggiungere la prima stella Michelin, “così potrò dare lustro al ristorante dove lavoro e continuare a crescere e far conoscere la cucina italiana”.

 

 

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