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La lavanderia sociale con un animo informatico: Eureka cresce e crea lavoro per le persone più fragili

Una azienda che ha scelto di investire in organizzazione del lavoro e in tecnologia avanzata, offrendo un servizio più che competitivo e insieme facendo innovazione sociale.

Oggi il fatturato supera i 10 milioni di euro e la Cooperativa sociale Eureka di Castelfranco Veneto si conferma per il settore della lavanderia industriale leader regionale del mercato delle strutture residenziali per anziani.

Sulla scena dal 1988, la Cooperativa guarda ora oltre i confini del Veneto, forte di una crescita costante, pari a quasi il 40% del fatturato negli ultimi 4 anni, e di un investimento in organizzazione sociale del lavoro e in tecnologia per 2,5 milioni di euro. A metà 2013, infatti, Eureka installa nel sito castellano Metricon, un ricompositore avanzato che si presenta come guardaroba aereo e che riesce a gestire un impressionante numero di capi di abbigliamento.

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Parliamo di un’attività giornaliera che conta 15mila chili di biancheria piana, ovvero lenzuola, federe, coperte e copriletto (pari a complessivi 11mila posti letto di strutture residenziali per anziani), 10mila chili di biancheria tecnica (lenzuola con elastici brevettate che assicurano la copertura del materasso nei letti movibili in qualsiasi posizione, copriletti termici in maglia e traverse laminate con superficie antidecubito), pari a 4.500 posti letto, 6mila divise da lavoro (pari a 7.500 lavoratori) e 30mila capi di vestiario.

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La coop nasce come lavanderia industriale per le case di riposo (dal 2002 la Domenico Sartor di Castelfranco). In questo segmento trova il suo spazio d’azione e nell’offrire un servizio di qualità si fa interprete dell’esigenza emersa dalle strutture per anziani e dai familiari degli ospiti, e la risposta diventa un successo. “Ho pensato che avremmo potuto immaginare un sistema di riconoscimento elettronico dei capi da lavare – spiega Enrico Pozzobon, presidente di Eureka (in foto) –. Il Consorzio In Concerto, la rete sociale della quale facciamo parte, aveva da poco acquisito una piccola società informatica. Abbiamo chiesto loro di sviluppare un sistema di riconoscimento automatizzato e da lì è partito tutto”. L’impianto di etichettatura dei capi, che è stato sviluppato e continuamente migliorato nel corso degli anni, attualmente prevede che nella fase dell’ingresso in casa di riposo di ogni nuovo ospite, attraverso un lettore ottico, si proceda alla valutazione dello stato dei capi di abbigliamento che lo accompagnano. Per ciascuno di essi sono registrati in un file nominativo, condizioni d’uso, tessuto, colore, eccetera.

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In molte case di riposo, infatti, la restituzione in cattivo stato degli indumenti personali dopo il lavaggio o la loro perdita era un aspetto che creava grande tensione e faceva perdere moltissimo tempo, oltre che creare un clima difficile con i familiari – continua il presidente della coop veneta –. Questo nuovo macchinario, attivo dal 2014, permette la rintracciabilità di ogni capo, attraverso un sistema di etichettatura con Q-Code, brevettato e depositato. Adesso è chiaro che abbiamo un grande vantaggio competitivo. I capi che arrivano da noi sono monitorati in tempo reale nell’intero percorso di lavaggio, stiratura, stoccaggio. Quando tornano in casa di riposo finiscono direttamente negli armadi dei proprietari. In questo modo evitiamo discussioni relative alla consegna di capi usurati o rovinati. Possiamo dire che si stipula anche un accordo più maturo con le famiglie perché tutti hanno una visione più chiara della situazione – sottolinea Pozzobon –, così le case di riposo ricevono una sorta di doppio servizio, di lavaggio e di riduzione dei conflitti”.

Tale innovazione sta portando all’acquisizione di nuove commesse di lavoro e la necessità di accrescere il numero di occupati. Avendo sempre presente che la mission è l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, Eureka ha scelto di continuare a investire in attrezzature altamente tecnologiche che consentiranno anche a persone con disabilità di compiere precise lavorazioni, in quanto molto semplificate.

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Oggi, con una percentuale del 37% di soci lavoratori con fragilità, la Cooperativa sociale Eureka è un esempio concreto di quanto il perseguire l’interesse generale della comunità, attraverso l’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro, rappresenti una risorsa anche dal punto di vista dell’impresa. Diventata leader regionale nel settore delle lavanderie industriali, conta 226 dipendenti, 84 dei quali sono persone fragili per disabilità, per disagio psichiatrico, problemi di dipendenza e altro. Persone a forte rischio di esclusione sociale e in particolare dal lavoro. In soli 4 anni la coop, con 149 dipendenti nel 2014, è costantemente in crescita produttiva e occupazionale. Ha saputo innovare i processi organizzativi e qualificarsi come impresa di eccellenza nel settore in cui opera, organizzando la produzione secondo la filosofia della lean production e investendo ogni anno in innovazioni tecnologiche d’avanguardia. Tale scelta ha permesso a Eureka di essere maggiormente competitiva nel mercato di riferimento e di ampliare le opportunità di lavoro per le persone disoccupate del territorio, in particola quello della Castellana. Fedele alla sua mission, non crea solo posti di lavoro, ma prende in carico la persona in situazione di svantaggio, offrendole un impiego adeguato e capace di valorizzare le sue competenze e specificità. Questa è stata la carta vincente che ha consentito alla Cooperativa di raggiungere con successo il suo obiettivo principale ma allo stesso tempo di crescere ed essere forte nel mercato, fino a diventare un importante leader in Veneto.

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Molte delle persone svantaggiate provengono dalla cooperativa sociale L’Incontro che, da 25 anni, opera nel campo della riabilitazione psichiatrica. Nel tempo, tra le due cooperative e le altre del Consorzio In Concerto, del quale fanno parte, si è generata una vera filiera sociale, che parte dal supporto delle persone con problemi psichiatrici, riabilitati all’interno dei centri de L’Incontro, fino all’inserimento lavorativo in Eureka. Dopo un breve periodo di tirocinio, necessario a capire se la persona è pronta ad affrontare un regime lavorativo regolare, i dipendenti vengono inquadrati con un contratto a tempo indeterminato e diventano soci della cooperativa a tutti gli effetti. Dentro il futuristico stabilimento castellano, le mansioni che svolgono sono le più diverse: operatori al mangano (la macchina che asciuga e stira la biancheria piana), operatori al guardaroba aereo (soprattutto nella fase di appendimento dei capi alle grucce), operatori alla cernita (nella fase iniziale dove i diversi capi di biancheria piana vengono divisi per tipologie). Un percorso che ha lo scopo di rendere più solida la partecipazione e l’appartenenza dei soci affinché possano sentirsi parte attiva di una realtà unica, scongiurando il rischio che si crei un clima simile a quello del lavoro in una fabbrica tradizionale. L’essere sociale per Eureka è l’elemento fondante per realizzare le condizioni affinché vadano a buon fine gli inserimenti lavorativi delle persone più fragili.

Le disuguaglianze sociali in questo momento storico sono tali da rendere necessario un nuovo orientamento nel fare impresa – spiega Pozzobon -. È fondamentale creare lavoro e nuova economia per i nostri territori, sia per una motivazione valoriale ma anche economica: una persona che non lavora è un costo per tutta la comunità. Le soddisfazioni di questo lavoro sono tante: la prima e la più importante nasce dalla consapevolezza di dare una possibilità di vita a persone che altrimenti sarebbero destinate all’isolamento. La seconda è essere riusciti, finora, a competere anche con aziende profit, nonostante il 37% di soci svantaggiati al nostro interno. E questo – conclude Pozzobon – è stato fattibile grazie agli investimenti tecnologici, senz’altro, ma soprattutto grazie all’impegno e alla determinazione di tutte le persone che lavorano in Eureka, dal primo all’ultimo”.