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Giovani idee in campo: agli Oscar green fra pecore, canapa e zafferano di pianura (e due venete vanno in finale)

E’ grazie a loro se le viti sono ancora piantate sulle Dolomiti, se la pecora alpagota continua ad essere allevata, se lo zafferano si è trasferito in Pianura Padana, se la canapa sta vivendo la sua riscoperta, se si beve una birra a kmzero, se il kaki diventa aceto, se nelle aree marginali le piante officinali diventano biocreme, se la gelateria del centro si sposta in campagna, se i cittadini possono decidere quale lana usare direttamente toccando un alpaca, se il pesce di lago viene servito pescato e confezionato, se il turismo è slow, se le aziende fanno rete per fare meglio marketing e altro ancora.

Queste e altre giovani idee hanno partecipato agli Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla 12. edizione che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani che hanno scelto per il proprio futuro l’Agricoltura. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere l’agricoltura sana del nostro Paese che ha come testimonial le tante idee innovative di giovani agricoltori: i partecipanti si sono iscritti on line durante l’estate auto classificandosi in base alle caratteristiche della azienda che conducono evidenziando così peculiarità come fantasia, capacità comunicativa, originalità, impatto ambientale, aspetti sociali, reddittività e internazionalizzazione.

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“Ogni anno in questa occasione consegniamo all’opinione pubblica uno spaccato imprenditoriale di tutto rispetto iniettando fiducia nell’agroalimentare italiano, che manifesta tutto il suo appeal attraverso le nuove generazioni che investono continuamente nel settore” dice Alex Vantini, delegato di Giovani Impresa Coldiretti, e nelle sue parole c’è tutto il senso del concorso dell’innovazione in agricoltura giunto alla 12^ Edizione che porta il titolo di Oscar Green.

In aula magna del Bo di Padova quasi 400 neo imprenditori provenienti da ogni parte della regione hanno applaudito i concorrenti che con i loro progetti stanno portando linfa nuova al settore facendolo uno dei più gettonati da chi sceglie come sfida professionale la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, la sicurezza alimentare e la valorizzazione della civiltà contadina. “Il Veneto si è presentato come una fertile “terra di idee” – ha detto il presidente regionale Daniele Salvagno – molte le storie da conoscere: dai ritorni all’approccio da neofiti fino alle rinunce a sicure carriere professionali. Il primario grazie alle nuove generazioni brilla per la tecnologia, l’innesto col digitale e conserva il rispetto della tradizione,  un’iniezione di speranza per il sistema economico e del Made in Italy”.

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“L’elenco delle tante esperienze è lungo ed incoraggiante – ha precisato il direttore Pietro Piccioni – soprattutto per chi sa guardare nella direzione giusta comprendendo che serve preparazione e cultura per gestire un’impresa agricola. Finanziamenti ed agevolazioni aiutano in questa scommessa ma è necessario ancora sburocratizzare e alleggerire l’intraprendenza giovanile con processi che Coldiretti promuove da tempo grazie ai Centri di Assistenza Agricola che aumentano la velocità nella richiesta di autorizzazioni e permessi facilitando l’operatività quotidiana. Non ultimo l’introduzione del “Portale del Socio” per ridurre i passaggi amministrativi attraverso internet, connettendosi dal campo alla contabilità on line”.

La cerimonia è stata salutata dal Rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto e presieduta dal sottosegretario delle Politiche Agricole e Forestali Franco Manzato.  Presente anche l’Assessore veneto Giuseppe Pan, presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, Claudia Albani dell’Area economia confederale. Dopo la lectio magistralis di Luciano Gamberini Direttore del Centro Ricerche HiT Human Inspired Technology, sono stati proclamati i finalisti delle sei categorie previste dal concorso: il birraio trevigiano Marcon Tonon per Campagna Amica, l’aceto di kaki da Verona di Eleonora Farinazzo per Creatività, l’agrigelato della bellunese Carolina Da Rold per Fare Rete, Alberto Baruffato da Vicenza con la sua lana di alpaca per Impresa 3.Terra,  Sibylle Righetti con la barca della bontà degli ultimi a Venezia per Noi per il Sociale, la rodigina Giulia Casellato con la casa ad impatto zero per Sostenibilità. Menzione speciale alla veronese Sofia Maria Tezza per il suo olio imbottigliato con etichetta in braille.

Tra loro due rappresentanti andranno alla finale nazionale: Eleonora Farinazzo e Sybille Righetti.

“L’agricoltura veneta è un settore in crescita, direi in piena effervescenza: nell’ultimo anno il valore aggiunto prodotto dall’agricoltura veneta è aumentato del 5,6 % e sono nate circa 1.500 nuove imprese agricole”.   Intervenendo alla finale veneta dell’Oscar Green, l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, ha scattato la fotografia dello stato di salute del comparto e delle azioni di sostegno rivolte all’imprenditoria agricola, in particolare a quella giovanile. ”Il segnale  della vivacità del comparto agricolo è dato anche dal numero di giovani assunti – ha evidenziato Pan –  quasi 40mila sul totale degli 80.000 occupati in agricoltura in Veneto hanno meno di 40 anni”.

I giovani sono l’anima dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico nel settore primario – ha sottolineato Pan – e proprio a loro sono dedicate specifiche misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.  Nei primi 3 anni del ciclo di programmazione del Psr la Regione Veneto finanziato 1100 domande con il premio di primo insediamento, per un totale di 44 milioni di euro di aiuti erogati. Agli stessi 1100 giovani agricoltori sono stati concessi altri 58,5 milioni di euro di aiuti agli investimenti per ammodernare le aziende di cui sono diventati titolari. Non basta, infatti, sostenere la nascita di nuove imprese, bisogna anche accompagnarne i primi passi perché possano essere solide e competitive. Certo – ha concluso Pan – le risorse sono limitate. Il Psr veneto mette a disposizione dell’agricoltura veneta 1.169 milioni sino al 2020, ma  servirebbe una dotazione finanziaria almeno doppia per finanziare tutte le domande che arrivano da parte delle 110mila imprese del primario. Mi auguro che il prossimo ciclo di bilancio dei fondi europei non abbia a penalizzare il comparto agroalimentare: sarebbe come togliere linfa ad un settore in crescita, uno dei pochi che garantisce occupazione sicura e futuro ai giovani”.