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In Veneto i primi boschi al mondo con benefici misurati e certificati – E a Padova la foresta modello per ricaricare la falda idrica (e generare reddito)

Oggi, 21 marzo, è stata celebrata la giornata mondiale delle foreste. Una ricorrenza e un primato per il Veneto, dove esperti forestali sono giunti oggi da tutta Europa per ritrovarsi a San Stino di Livenza (Venezia) e visitare due fra i primi boschi al mondo al aver ottenuto la certificazione internazionale del Forest Stewardship Council® (FSC®) per i servizi naturali, ossia i cinque benefici – da adesso misurabili – che hanno un impatto positivo sull’ambiente e le persone: dalla biodiversità alla cattura degli inquinanti presenti nell’aria, dalla pulizia dell’acqua alla conservazione del suolo e alla promozione di attività ricreative.

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Una certificazione di particolare importanza per l’impatto che può avere nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio nei giorni in cui sale l’allarme per la prolungata siccità.
Il Veneto è apripista per questa innovativa certificazione, in quanto ospita più della metà (618 per la precisione) dei primi mille ettari di foreste (gli altri sono in Trentino Alto Adige e Lombardia) ad aver ottenuto da poche settimane tale certificazione. Una buona parte di questi boschi si trova nella fascia litoranea del Veneto Orientale, fra il Livenza e il Tagliamento.

Una quarantina di responsabili della gestione forestale dei diversi uffici FSC nel mondo hanno così oggi visitato i boschi di Bandiziol e Prassaccon, nel comune di San Stino di Livenza (oltre 122 qui gli ettari di bosco certificati), che insieme ad altri enti locali del Veneto Orientale ha dato vita all’Associazione Foreste di Pianura, la prima del genere in Italia, creata nel 2002 per la gestione efficiente e sostenibile delle risorse forestali. Il patrimonio forestale certificato in Veneto grazie allo schema FSC consente in un anno, in particolare, di catturare 37.815 tonnellate di anidride carbonica, alle quali vanno aggiunte altre 1.747 stoccate grazie ai rimboschimenti e ai rinfoltimenti recenti.
L’importante obiettivo raggiunto è il frutto della collaborazione tra WaldPlus, azienda specia-lizzata nella gestione di foreste, ed Etifor, spin-off dell’Università di Padova, che si occupa del calcolo degli impatti positivi per l’uomo.

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“La certificazione dei servizi naturali porta nuovo valore alle nostre foreste e ai loro impatti positivi sul territorio e sulla comunità” commenta Stefano Pellizzon, assessore all’ambiente del Comune di San Stino di Livenza e presidente di AFP. “Grazie a questo traguardo – aggiunge – in Veneto ora avremo città turistiche con una migliore offerta green, in grado di attirare ancora più visitatori, e foreste urbane che aiuteranno a combattere la CO2 e altri inquinanti”.
E per Diego Florian, Direttore di FSC Italia “esiste un mercato emergente per questi servizi: FSC fornisce ai gestori forestali gli strumenti che consentono di valorizzare attraverso la gestione responsabile queste aree, attraendo risorse e investitori”.

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La startup

Oltre ogni barriera alla sostenibilità: il Bosco Limite è una foresta di 2.300 alberi, nata per aumentare la fauna e la disponibilità delle risorse idriche a pochi passi dal fiume Brenta, in provincia di Padova, in un’area coltivata a mais negli ultimi 20 anni. Un modello in molti sensi, ma innanzitutto per il suo essere altamente replicabile e per la possibilità di permettere ai proprietari di aree agricole di generare redditi maggiori delle coltivazioni convenzionali quali mais, soia e altro.

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E’ progetto simbolo di ETIFOR srl, spin-off dell’Università di Padova, che qui ha strutturato i pagamenti per i servizi idrici di ricarica della falda, i servizi ricreativi per la popolazione locale, i pagamenti per la biodiversità e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Lucio Brotto (nella foto), laureato in Scienze forestali, è il  ora business development director di Etifor, ed è anche il proprietario del bosco modello. “Etifor è una azienda privata partecipata dall’università – spiega – Siamo nati nel 2011, e oggi siamo in 25 persone, inclusi i sei fondatori e altri soci lavoratori. Partiamo dal concetto che la natura è preziosa – per gli animali, l’ossigeno, il legname – ma può essere anche una fonte di reddito. Se si lavora su questo fronte e sul valore percepito è più facile lavorare su temi come il dissesto idrogeologico, gli incendi, la tutela dell’ambiente”.

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Etifor ha già progetti realizzati e in corso in 40 Paesi, dalla Thailandia a Congo e Sudan oltre che naturalmente in Europa. Il focus è su gestione responsabile delle risorse umane, investimenti a livello internazionale in aree naturali, foreste, piccole e medie imprese, sviluppo locale per migliorare le aree rurali e sviluppare destinazioni turistiche. Nel dicembre 2018, ha lanciato wownature.eu, un portale per la riforestazione in crowdfunding, ovvero attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, delle associazioni, delle aziende e delle amministrazioni, che possono adottare un albero scegliendo tra le specie più indicate per il territorio specifico. Attraverso la piattaforma è possibile rimanere aggiornati nel tempo sullo stato delle attività e proporre nuovi progetti di riforestazione, urbana e non.

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Più vicino, fra Alto Vicentino e Padovano, il Bosco Limite si trova in un’area tradizionalmente destinata ad agricoltura, e dove si trova un’acqua di alta qualità, ma come dimostra la siccità di questo periodo questa risorsa non è infinita. “Una delle tecniche che si stanno studiando è reimmettere acque nel sottosuolo, dove la presenza della foresta e delle piante agisce come una spugna, che si imbeve e rilascia lentamente. Questa foresta ha 1,5 chilometri di percorsi di acqua, ed è stato immesso un milione di metri cubi di acqua.

L’idea alla base è che negli ultimi anni la disponibilità di acqua potabile (anche) in Veneto è fortemente diminuita e le cause sono molteplici: sprechi idrici, agricoltura intensiva, presenza di cave nell’alveo del fiume Brenta ed aumento dell’uso privato ed industriale; nelle aree di alta pianura, sopra la fascia delle risorgive, i terreni sono grossolani e attraverso un sistema di canalette è possibile far penetrare grandi quantità di acqua nel sottosuolo, creando riserve sotterranee che si svuotano a ritmi molto lenti. Si tratta delle cosiddette Aree Forestali di Infiltrazione (AFI), sistemi che impiegano terreni agricoli per ricaricare artificialmente le falde sotterranee e far fronte ai gravi fenomeni di riduzione della disponibilità di acqua potabile. Oggi Bosco Limite è la più grande Area Forestale d’Infiltrazione (AFI) del Veneto, con 1.200 metri di percorsi d’acqua che annualmente permettono l’infiltrazione di 1 milione di metri cubi di acqua per ettaro.

La foresta cresce anche grazie agli sponsor, molte aziende della zona (da pasta Sgambaro a Latterie vicentine, con molte altre ndr), ed è un posto frequentato dalle famiglie, ma basta andare sul sito per monitorare l’effetto sulle riduzioni delle immissioni in atmosfera, i litri di acqua risparmiata e immessa in falda, l’energia rinnovabile prodotta e le specie animali accolte. E’ anche possibile piantare il proprio albero, una scelta che diventa il regalo perfetto in molte occasioni: compleanno, Natale, San Valentino, festa della mamma e del papà, laurea, matrimonio, nascita, anniversario, pensione…”.

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Così, quando la tecnologia e il desiderio di un ambiente più sano incontrano un territorio naturalmente vocato all’imprenditoria, il bosco cresce anche in valore, ben superiore a quello del  mais ad esempio: “In questo senso il Bosco Limite è un esempio altamente replicabile di sostenibilità. Il modello di progetto proposto è flessibile e permette ai proprietari di aree agricole di generare redditi maggiori rispetto alle coltivazioni convenzionali”.

</span></figure></a> <em>(Il team Etifor)</em>
(Il team Etifor)

Le opportunità riguardano ad esempio chi è interessato ai prodotti forestali selvatici, come funghi, tartufi, erbe aromatiche, miele, sughero, pinoli, resine (insieme a marketing, promozione, networking, bioeconomia), oppure al commercio e alle filiere sostenibili di legno, cellulosa e carta, bioenergia e biomasse; con il Bosco Limite sono oltre 70 le foreste gestite solo nel Nord Italia da Etifor, inclusa la pineta di Bibione o alcune aree della Val di Fiemme.

Un ulteriore tassello è quello della certificazione: tutti i progetti firmati da Etifor sono certificati Fsc.

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  • Enrico |

    Ottimo, ma serve di più. In Nuova Zelanda abbiamo le foreste parte come integrante del sistema di scambio crediti di anidride carbonica. L’obiettivo ora é di piantare un miliardo di alberi in 10 anni

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