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Ciliegie in ritardo, mais sott’acqua: il conto del maltempo per l’agricoltura (mentre il radicchio ha chiuso un’ottima annata)

Dopo la siccità, il maltempo di un maggio che non si vedeva da anni. E ovunque si segnalano i danni all’agricoltura. Semine di mais in ritardo o comunque sospese causa campi allagati in Veneto, e chi ha già provveduto dovrà ripetere l’operazione a causa dell’asfissia radicale delle piante. L’anomalia climatica – ricorda Coldiretti – ha colpito in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura con le semine, le verdure e gli ortaggi in campo e le piante che iniziano a fare i primi frutti.

Il tempo continua a segnare l’agricoltura. I fiumi sono ingrossati, i laghi pure. Coldiretti rileva che nelle campagne venete non si distinguono più i fossati dalle capezzagne (le strade sterrate di servizio), il mais nel territorio veneziano è già in asfissia nei campi allagati, il raccolto di fieno maggengo dell’alta padovana è perduto. Si tratta del risultato del primo sfalcio dei prati in programma solitamente a fine aprile fino a metà maggio ed essiccato successivamente al sole. Quest’anno con le continue piogge il raccolto e’ andato perso e quel che si potra’ salvare non sara’ di certo d’alta qualità. Gran parte delle aziende zootecniche interessate da questa prassi, secondo il calendario normale procedono poi con la semina il mais. Ebbene la stagione non aspetta, e l’ipotesi e’ che dopo anche la possibilita’ di recuperare con il granoturco sfumi.

Non va meglio per gli ortaggi: a Lusia, Rovigo, le coltivazioni di insalata sono state sommerse di acqua, niente ciliegie nel vicentino colpite prima dalla grandine e poi dagli acquazzoni che hanno causato la tracimazione dei canali.

insalata

E’ allarme per la frutticoltura regionale, in particolare per la coltura del pero che registra casi diffusi di cascola, ovvero quel fenomeno legato alle avversità con cui le piante fanno cadere i frutti immaturi. E’ così nella bassa padovana, a Rovigo e nei frutteti della provincia di Venezia. “Gli operatori agricoli annunciano già il 60% delle perdite – commenta Coldiretti – per cui è necessario attivare il fondo di solidarietà nazionale, atteso che questo rischio non è compreso tra quelli assicurabili”.

In Veneto, ricorda Coldiretti alle pere sono dedicati circa 3mila ettari per una produzione di 70mila tonnellate pari a 66 milioni di euro.  A macchia di leopardo lungo tutta la Penisola – precisa Coldiretti – si è verificata una vera strage di colture cereali, girasole, verdure, danni a vigneti, agrumeti, oliveti, ma anche alle infrastrutture, dalle stalle scoperchiate alle strade rurali franate, senza dimenticare le serre distrutte con danni superiori ai 10 milioni di euro.

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L’eccezionalità degli eventi atmosferici – ammette  Coldiretti – è ormai la norma, tanto da aver condizionato nell’ultimo decennio la redditività del settore agricolo, con perdite dovute a calamità naturali che hanno assunto un carattere ricorrente e imprevedibile. Gli agricoltori, da sempre preparati a fare i conti con il meteo, sono le prime sentinelle di un equilibrio ormai compromesso.

Le api sono in ritiro forzato, a causa della basse temperature,  nonostante la piena fioritura di acacie, tiglio e castagno. Nel Bellunese arrivano segnalazioni di malghe non raggiungibili causa frane e difficoltà legate ancora agli effetti dell’uragano Vaia. I terreni inzuppati d’acqua fanno sì che nessuna lavorazione sia praticabile, segnala Coldiretti.

In provincia di Padova, l’associazione rileva che gli ortaggi in serra, dove hanno tenuto le strutture, sono salvi ma in pieno campo i danni sono considerevoli. L’ondata di maltempo ha provocato un certo ritardo nella maturazione di alcuni prodotti, ad esempio le ciliegie sui Colli Euganei. Idem per le varietà di Vicenza dove il raccolto delle primizie è andato perduto a causa delle forti grandinate. Sono sempre più numerose le aziende che ricorrono all’assicurazione “all risk” tramite i Consorzi di Difesa Avversità Atmosferiche  che dispone di una gamma aggiornata e sempre più ampia di soluzioni per tutelare la produzione e il reddito delle imprese agricole.

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La tendenza alla tropicalizzazione  – conclude Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni con costi per oltre 14 miliardi di euro in tutta Italia nell’arco di in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle infrastrutture nelle campagne.

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Il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù di Coldiretti Vicenza, dove già a fine aprile si sono registrate grandinate, ricordano che “il meccanismo assicurativo è l’unico che può tutelare chi produce, anche se si tratta, evidentemente, soltanto di un sollievo rispetto al danno complessivamente patito, ma per chi produce va tenuto in debito conto”.

Intanto, al Macfrut che si è chiuso a Rimini –  la fiera di settore più importante del territorio nazionale – hanno fatto tappa anche per il Consorzio del Radicchio Rosso di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP. Una stagione che tira le somme e che abbozza un primo bilancio contraddistinto, ancora una volta, dal segno positivo.

Il Radicchio Rosso di Treviso IGP piace ed è sempre più richiesto,  lo conferma il bilancio (ancora provvisorio) che stima un ulteriore incremento del 16 % per la varietà Tardiva con circa 900.000 kg prodotto certificato e un incremento del 20% per la varietà Precoce che arriva circa a 315.000 kg, annata che registra una lieve flessione per il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, – 14 % decrescita dettata principalmente dalla stagionalità atipica degli scorsi mesi. Dati positivi importanti, seppur provvisori, che confermano il trend di crescita dato delle scelte strategiche messe in campo da Consorzio, produttori e confezionatori che hanno permesso ad un prodotto di alta gamma come il Radicchio IGP di essere conosciuto, apprezzato e quindi richiesto dai consumatori del Nord e Centro Italia.

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Anche per il raddichio il meteo ha rappresenatto un rischio: “Un’annata lunga distinta inizialmente da problematiche  agronomiche con le quali i produttori si sono confrontati a causa di un avvio di stagione con temperature particolarmente elevate – sottolinea Andrea Tosatto, presidente del Consorzio – un prodotto che ha poi incontrato mesi freddi e asciutti, caratteristiche che hanno permesso alla stagionalità di protrarsi per un periodo più lungo, fino a metà maggio. Le soddisfazioni non mancano, ci stiamo muovendo nella giusta direzione ma parliamo pur sempre di un prodotto agricolo che deve fare i conti con l’andamento climatico. Ci piacerebbe che le catene di distribuzione locale fossero maggiormente sensibili al prodotto IGP, creassero una selezione di alta gamma, l’esempio di successo arriva dalle grandi catene, dove il prodotto IGP non può più mancare”.

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