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Mettete una facelia sui vostri balconi per salvare le api – A Pordenone agricoltori adottano alveari, a Vicenza un apiario didattico

Succede in molti Comuni, a cominciare dal Trevigiano: amministratori e semplici cittadini cercano un rimedio per la moria delle api, messe in difficoltà anche dal clima.

A Cison di Valmarino – ha raccontato il Gazzettino – il Comune ha deciso di stanziare 150 euro per acquistare 12 chili di semi di facelia, per favorire la presenza delle api nel territorio. La proposta era partita dall’Apat, la federazione degli apicoltori veneti:  la pianta, una erbacea annuale dal caratteristico fiore viola, è molto attrattiva per le api, e si può usare nei giardini o sui balconi. Oltre a contribuire alla sopravvivenza degli insetti abbellisce anche il paesaggio in un paese dove, soprattutto nella zona vicina al Bosco delle Penne Mozze, si contano molte arnie e lavorano apicoltori professionisti e semplici appassionati che producono miele, ma anche polline, pappa reale e cera.

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Sempre nel Trevigiano, a Villorba il Comune ha deciso di coltivare a Facelia un ettaro di terreno agricolo pubblico proprio nella zona dell’ex Panorama, cuore dell’area industriale delle Castrette. Le piante sono state affidate ad agricoltori locali. Ancora, a Paese il Comune ha deciso di seminare le piante nelle aree pubbliche, per un totale di 5mila metri quadrati. I semi di Facelia acquistati, oltre che per le zone verdi pubbliche, sono distribuiti agli stessi apicoltori locali in modo gratuito fino all’esaurimento delle scorte. Le aree verdi interessate dalla semina, non le zone a ridosso delle case, i parchi gioco e i giardini, si estendono per circa 5mila metri quadrati tra Postioma, nella zona del cimitero, 2.500 metri quadrati a Padernello, e altri 2mila metri quadrati in una ex cava rinaturalizzata a campagna tra Castagnole e di Porcellengo.

A questo si uniscono le iniziative singole. A Pravisdomini, Pordenone, un imprenditore agricolo ha deciso di destinare un’area di 4mila  metri quadrati di terreno da piantumare a facelia, capace di produrre polline e nettare di altissima qualità e attrarre le api, portando a una produzione di miele che raggiunge e supera i 10 quintali per ettaro. L’idea è venuta all’imprenditore agricolo e produttore di vino Manlio della Frattina di Pravisdomini. La sua è una famiglia che produce vino da mille anni.

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Sulla pagina Facebook di DDolomiti – Custodi del territorio un post spiega che “un semplice gesto come, ad esempio, mettere sul proprio balcone piante resistenti a queste condizioni (viole e primule) o in alternativa anche un semplice cucchiaio colmo di acqua e zucchero sciroppati può essere da aiuto a questi pronubi”.

Intervistato su Il Dolomiti, il presidente dell’Associazione apicoltori trentini Marco Facchinelli avverte però che non sempre le api possono trovare la soluzione di acqua e zucchero preparata per loro, se l’alverare è lontano: “Parliamo di una soluzione di acqua e zucchero al limite della saturazione. Con questo metodo chiaramente non avviene l’impollinazione, ma si nutrono le api. In questo periodo per mancanza totale di nettare si nutrono lì e tornano all’alveare senza nettare. Non è un comportamento dannoso – continua Facchinelli – se qualcuno lo vuole fare, ma è meglio regalare dieci chili di zucchero a un apicoltore. Per evitare la morte delle api, infatti, in questo periodo noi continuiamo a nutrirle con taniche di sciroppo, così non producono miele, ma almeno ne impediamo la morte“.

“Se trovate un’ape affaticata dai primi freddi e avete voglia di aiutarla datele una gocciolina di miele per ristorarla un po’… così potrà ricominciare il suo viaggio verso casa”, è l’invito che arriva da alcuni apicoltori sempre sui social.

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Secondo Coldiretti Venezia, “lo stato di sofferenza della natura è reso evidente dalle api con la produzione di miele che quest’anno fino ad ora è praticamente azzerata per il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre – spiega la Coldiretti – se lo mangiano per sopravvivere. L’ondata di maltempo fuori stagione è l’evidente conseguenza dei cambiamenti climatici in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici – ricorda la Coldiretti – è ormai la norma, tanto da aver condizionato nell’ultimo decennio la redditività del settore agricolo, con le perdite di raccolti dovute a calamità naturali che hanno assunto un carattere ricorrente.

Dove i vigneti adottano gli alveari

Si è parlato di sostenibilità, anche ambientale, sempre più al centro del programma della Sagra del Vino di Casarsa della Delizia (membro dell’Associazione nazionale Città del Vino), E qui è stata anche presentata l’esperienza “Adotta un alveare” da parte di Pierbruno Mutton (presidente Consorzio Apicoltori Pordenone) con la quale gli agricoltori di Casarsa e zone limitrofe già da qualche anno hanno stretto una sinergia con gli apicoltori, tutelando insieme quel bene prezioso che sono le api: alcuni alveari sono stati posizionati anche nell’azienda agricola di Pantianicco dei Viticoltori Friulani La Delizia, cantina casarsese che insieme a quella limitrofa di Ramuscello, ha dato il via al più grande progetto regionale di lotta biologica, tramite ormoni, al parassita della tignola e tignoletta, che colpisce la vite (23000 ettari interessati nel 2018, con crescita prevista nel 2019).

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Questo genere di azioni, è stato sottolineato nel convegno, limitando i trattamenti fitosanitari permettono proprio di creare un ambiente favorevole per le api e la biodiversità. Gli stessi fiori di campo che crescono tra un filare e l’altro sono utili alle api per il loro sostentamento, mentre gli insetti a loro volta sono utili all’uomo asportando il mosto dagli acini rotti (infatti è una credenza erronea, ha spiegato Mutton, che sia la stessa ape a romperli, visto che non ne ha la forza al contrario delle vespe) ed evitando così patologie al grappolo. In totale sono al momento  sei i vigneti con presenza di alveari, ma si confida di allargare questa zona in cui api e viticoltura possono coesistere. 

Apicoltura, un progetto veneto

Regione Veneto e Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie svolgeranno un’attività di osservazione delle caratteristiche dei mangimi utilizzati negli alveari, durante i periodi invernali, per aiutare la sopravvivenza  delle colonie. Su indicazione della Consulta regionale per l’apicoltura – che dà rappresentanza ad un settore che conta in Veneto oltre 60mila alveari e una produzione di circa 1.500 tonnellate di miele – i fondi regionali a sostegno del patrimonio apistico regionale, saranno indirizzati a valutare le caratteristiche dei mangimi complementari presenti sul mercato e normalmente utilizzati per la nutrizione delle api alla fine della stagione attiva.

E’ quanto ha deciso la Giunta regionale del Veneto alla fine di aprile, su proposta dell’assessore all’agricoltura, in attuazione della legge regionale a sostegno dell’attività apistica.

Mangimi e integratori alimentari possono infatti incidere sul benessere della famiglia delle api e sulla qualità del miele e del propoli che le api producono. Obiettivo del progetto è evitare che siano presenti tracce di eventuali sostanze tossiche nei prodotti degli alveari. La Regione contribuirà con 50mila euro alla realizzazione dello studio sulla nutrizione delle api, sugli alimenti complementari in commercio e sulle loro caratteristiche e sulle possibili ricadute sull’alveare.

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Un apiario didattico a Vicenza

Al mercato ortofrutticolo è stato inaugurato l’apiario didattico urbano, un progetto realizzato del Comune di Vicenza in collaborazione con l’Associazione Regionale Apicoltori del Veneto i cui associati hanno curato l’allestimento della struttura.

Erano presenti il sindaco Francesco Rucco e l’assessore alla formazione Cristina Tolio, che hanno ringraziato l’Associazione Apicoltori per l’iniziativa, importante sia sotto l’aspetto formativo, sia per il recupero e la valorizzazione della grande area verde del mercato, altrimenti inutilizzata.

Hanno partecipato all’inaugurazione il presidente dell’Associazione Regionale Apicoltori del Veneto Gerardo De Martin con il rappresentante vicentino Gerardo Meridio, il presidente dell’Associazione Provinciale Apicoltori di Vicenza Giovanni Milan e il consigliere comunale Matteo Reginato, apicoltore amatoriale.

Ospiti speciali dell’iniziativa, con il privilegio di godersi in anteprima la visita guidata al magico mondo delle api, sono state alcune classi della scuola dell’infanzia “K.T. Lampertico” e delle scuole primarie “Giovanni XXIII” e “L. Zecchetto”.

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L’apiario è stato allestito nella grande area verde all’interno del mercato ortofrutticolo in una casetta in legno da giardino, delle dimensioni di 4 metri per 5, da cui osservare la vita di 10 alveari. Accanto è presente un giardino “salva api”, cioè con piante adatte a offrire agli insetti cibo e rifugio. Oltre a piante officinali mellifere (lavanda, issopo, salvia russa, rosmarino) sono stati piantati anche gli “alberi del miele”, piante arboree di Evodia Danielli ad alta capacità nettarifera.

La struttura è accessibile anche a persone con disabilità grazie a uno scivolo mobile.

Se in estate gli alveari sono collocati all’esterno della casetta, in inverno saranno ospitati all’interno di un container, al riparo da vento e pioggia.

All’apiario saranno organizzate visite didattiche nel corso delle quali esperti apicoltori presenteranno il mondo delle api e dei prodotti che si ricavano (miele, polline, pappa reale, propoli, cera etc) sia “dal vivo” sia attraverso cartelloni esplicativi.

All’interno del laboratorio dell’Associazione Apicoltori, sarà possibile imparare a smielare i favi e vedere da vicino il ciclo di vita delle api.

L’apicoltura sociale, come hanno ricordato i rappresentanti dell’Associazione Apicoltori, si fonda su valori di convivenza tra le api, i centri urbani, il verde privato e il verde pubblico, i modelli di auto-produzione e auto-organizzazione biologica. Promuove, infatti, il rispetto dei tempi e dei cicli biologici di ciascuno, la biodiversità ovvero il rispetto e il valore delle differenze attraverso il piacere della scoperta, della conoscenza, dell’esperienza e dell’educazione. Conoscere il mondo delle api aiuta a riscoprire una cultura e una pratica contadina alla base delle nostre risorse alimentari. Legata alla città, che è il centro della comunicazione, l’apicoltura urbana può coinvolgere cittadini, scuole e bambini per far scoprire i ritmi e le espressioni della vita naturale, promuovere la produzione locale di cibo e monitorare la qualità dell’ambiente. L’iniziativa è anche l’occasione per proporre una partecipazione attiva dei cittadini alla salvaguardia della biodiversità, dal mantenere alveari urbani al coltivare fonti di pascolo”.

Per prenotare una visita guidata all’apiario, le scuole devono rivolgersi all’assessorato alla formazione (0444 222120), mentre i cittadini possono telefonare all’Associazione Apicoltori (0444 357905).