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Il modello del “dentista sociale” in Friuli VG funziona (e aumenta i servizi)

Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione a erogare un servizio pubblico completo e capillare in ambito odontoiatrico: un modello che funziona, al punto che la Giunta ha voluto migliorare ulteriormente le prestazioni e ampliare il ventaglio di beneficiari.

Come funziona?

In Italia (fonte: dati Istat) gli edentuli – persone che hanno perduto tutti i propri denti – sono il 10,8% della popolazione, l’11,7% nel Nord; la percentuale sale al 25% nella fascia di età dai 65 ai 74 anni, e al 50% negli ultra settantacinquenni. L’1,4% di queste persone nella fascia 65-74 anni, e il 4,9% al di sopra, non ha la protesi. Le patologie di pertinenza odontoiatrica più diffuse sono carie e malattia parodontale, e se non vengono intercettate e curate in tempo possono portare proprio alla caduta dei denti: la carie poi, causa principale della perdita dei denti in giovane età, è sì in calo, ma ancora superiore alla media in Italia e in Friuli Venezia Giulia, con un’alta percentuale di lesioni non trattate, soprattutto nelle fasce di popolazione disagiate.

Tutto questo si legge nell’allegato al decreto di Giunta regionale 1060/2016 che ha organizzato la rete odontoiatrica in Friuli VG a metà del 2016 dopo una fase di preparazione durata più di due anni: le patologie del cavo orale, si legge, influiscono negativamente sulla qualità di vita delle persone, soprattutto se ci sono altri problemi.

Eppure l’offerta pubblica odontoiatrica in Italia oggi è molto limitata: non supera il 7,8% del totale, mentre la percentuale di cittadini che non possono recarsi dal dentista (a pagamento) è superiore al 50%.

Il programma di odontoiatria sociale lanciato in Friuli VG è uno dei più innovativi.

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Le novità

Riguardano l’aumento della platea dei vulnerabili sanitari (vittime di terrorismo, invalidi al 100%, sordomuti e ciechi); l’innalzamento del limite d’età evolutiva da 14 a 16 anni; l’inserimento dell’offerta ortodontica per bambini con gravi patologie sistemiche; l’estensione da 15mila a 20mila euro di reddito Isee per le riabilitazioni protesiche; la riduzione della contribuzione richiesta per le riabilitazioni protesiche a parità di reddito; la possibilità di fornire mantenitori di spazio a bimbi con estrazioni dentarie precoci; la regolamentazione della fornitura delle protesi maxillo-facciali a pazienti sottoposti ad interventi demolitori per patologie oncologiche del distretto oro-maxillo-facciale.

Sono questi gli elementi di novità del programma di odontoiatria pubblica per il Friuli Venezia Giulia – presentato a Trieste dal governatore Massimiliano Fedriga, dal vice con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, e dal direttore della clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologica, Roberto Di Lenarda – che integra così, con contenuti sempre più puntuali rispetto alle esigenze del territorio regionale, il precedente piano di odontoiatria sociale.

Un’iniziativa sostenuta dall’Esecutivo con un finanziamento in conto capitale di 803mila euro per la quota che eccede i Livelli essenziali di assistenza (Lea), ripartito tra le Aziende Sanitarie Bassa Friulana-Isontina (225mila), Friuli Occidentale (115mila), Trieste (273mila), Udine (130mila) e l’Irccs Burlo Garofolo (60mila).

Entrando nello specifico del provvedimento, il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ha parlato di “salto in avanti sul fronte delle scelte e dell’organizzazione di un Sistema sanitario che, ad oggi, vede il 50% dei cittadini esclusi dalla possibilità di accedere alle cure odontoiatriche“. “Lavorare sul duplice versante della prevenzione e della cura rappresenta dunque – secondo Riccardi – una risposta importante che, in virtù delle risorse stanziate, offrirà alla comunità livelli assistenziali sempre più in linea con le sue esigenze”.

Ed è proprio sul tema della prevenzione che è intervenuto anche il professor Di Lenarda, ponendo l’accento sulla “centralità dell’educazione alla salute orale e della riduzione del fenomeno dell’inseguimento della patologia a vantaggio dell’anticipazione delle insorgenze patologiche. Una prospettiva dalla quale prende forma la decisione di innalzare il limite dell’età evolutiva dai 14 ai 16 anni”.

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