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Si torna al lavoro, ma non in tutte le aziende: la sicurezza, i protocolli

Questo post contiene le informazioni utili, solo da fonti ufficiali, sul lavoro e l’emergenza coronavirus: ogni capitoletto è separato dagli altri, perciò si può scorrere per cercare quello che interessa.

L’accordo veneto: solo in sicurezza

Al lavoro, ma solo se ci sono le condizioni di salute e sicurezza per i lavoratori. E’ quanto prevede l’accordo regionale raggiunto sabato 14 marzo tra le parti sociali e la Regione Veneto a seguito del protocollo nazionale firmato in mattinata tra governo e organizzazioni datoriali e sindacali, per normare la prosecuzione delle attività indispensabili o che non possono essere fermate dall’emergenza Coronavirus.

“La prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino inderogabilmente la salute e la sicurezza dei lavoratori così come previste e definite dal protocollo nazionale”. Se gli standard di sicurezza non saranno garantiti, “è  possibile il ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese interessate di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro”. Sono questi i due  principi-cardine dell’accordo regionale che aggiorna le indicazioni per la tutela della salute della salute nelle imprese e nei luoghi dei lavori già emanate dalla Regione, alla luce del Protocollo nazionale sugli standard di sicurezza per le realtà produttive e di servizio che non possono osservare il fermo imposto per fermare la diffusione del virus.

Il testo dell’accordo è stato scritto a più mani, frutto di ore di confronto serrato ma proficuo tra tutte le organizzazioni di rappresentanza – commenta l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan – animate da grande spirito di responsabilità e orientate, in base al principio di sussidiarietà, a tradurre subito e con grande pragmatismo la necessità di coniugare la salvaguardia del bene primario della salute dei lavoratori con la necessità di non mettere in ginocchio il tessuto produttivo. Un orientamento che stava già alla base delle indicazioni regionali sul Covid e sulla tutela degli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro e che ha ispirato anche il Protocollo nazionale firmato stamane”.

L’accordo regionale, sollecitato e condiviso dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e da quelle datoriali del manifatturiero e del terziario del Veneto, ha visto la supervisione attiva degli assessori Elena Donazzan e Roberto Marcato. La Regione si è fatta garante del  “rigoroso rispetto” degli impegni assunti.

La Regione Veneto – spiega il testo dell’intesa veneta – esplicherà il suo ruolo di monitoraggio e di garante attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl e gli Spisal, i servizi sanitari per la prevenzione, l’igiene e la salute negli ambienti di lavoro. Lavoratori, rappresentanti sindacali, imprese e associazioni di categoria potranno segnalare problemi o inadempienze ai numeri verdi già istituiti dalla Regione del Veneto e dalle Aziende sanitarie locali.

“I Dipartimenti di prevenzione e gli Spisal raccolgono e valutano le segnalazioni – si legge nell’intesa – anche al fine di dare informazioni, istruzioni e indicazioni, ovvero collaborare con le autorità pubbliche competenti al fine di supportare e vigilare sulla corretta applicazione delle misure di prevenzione”. Agli Spisal spetta, inoltre, il compito di  diffondere, attraverso i canali istituzionali, indirizzi operativi al fine di promuovere l’adozione delle misure di prevenzione in maniera omogenea sull’intero territorio regionale.

“In questa situazione inedita di emergenza nazionale tutte le parti, imprenditori, sindacati, associazioni di categoria – conclude Donazzan – si sono impegnate con grande senso di responsabilità, da subito e in modo tassativo a garantire in via prioritaria la salute e la sicurezza di ogni lavoratore e delle loro famiglie, vero bene primario della nostra economia. Con grande coesione e dando prova di spirito pratico continueranno a tenere aperto il dialogo per un confronto costante sull’applicazione dell’accordo e il rispetto degli standard di sicurezza nella quotidianità diversificata dei settori, dei processi produttivi e delle filiere”.

L’accordo-quadro del Veneto è sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Confimi, CONFAPI, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance, con la partecipazione attiva della Regione, in qualità di garante ed ente di controllo e vigilanza.

Il monito Cgil: pronti allo sciopero

Quella di domani, lunedì 16 marzo, è una “prova del nove” con la riapertura delle attività dopo il protocollo nazionale e l’intesa regionale sulle misure di protezione dei lavoratori contro il coronavirus. Il messaggio della Cgil è: o c’è la massima sicurezza o si sospendono le attività ricorrendo agli ammortizzatori per il tempo necessario a contrastare i rischi. Altre possibilità non ci sono, dice il  segretario generale del Veneto Christian Ferrari, e la Cgil si opporrà anche con lo sciopero a chiunque pretendesse di far lavorare le maestranze in condizioni di pericolo.

“Domani possono riaprire solo le aziende in grado di mettere in massima sicurezza i lavoratori dal pericolo contagio. Chi pensa di poter mettere impunemente a rischio i propri dipendenti si sbaglia di grosso. Utilizzeremo tutti gli strumenti a disposizione per evitare abusi irresponsabili, se necessario anche lo sciopero. Non possiamo, in costanza della drammatica emergenza sanitaria in corso, accontentarci delle parole. Pretendiamo i fatti. Domani, alla riapertura delle fabbriche, le alternative sono due: vanno messi in totale sicurezza i lavoratori, in accordo con i loro rappresentanti; dove ciò non è possibile, si sospendono le attività concordando con i sindacati il ricorso agli ammortizzatori sociali, per tutto il tempo necessario a fare gli interventi che servono. Chi pensasse a una terza possibilità, cioè far finta di niente e proseguire anche nel caso in cui ci sia rischio di contagio per le persone, si sbaglierebbe di grosso. Perché noi intendiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, compreso lo sciopero, per fermare la produzione dove si rivelerà necessario”.

Luxottica sospende temporaneamente le attività

Luxottica ha comunica, in accordo con le Organizzazioni Sindacali, una sospensione temporanea di tre giorni, dal 16 al 18 marzo, delle attività produttive degli stabilimenti di Agordo, Sedico e Cencenighe (BL), Rovereto (TN), Pederobba (TV), Lauriano (TO), Silvi Marina (TE) e Città Sant’Angelo (PE), e di due giorni, dal 16 al 17 marzo, delle attività del polo logistico di Sedico.

La sospensione delle attività permetterà di validare le misure di prevenzione e sicurezza già adottate e integrarle con le indicazioni del “Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento di COVID-19 negli ambienti di lavoro”, sottoscritto in data odierna da Governo e Parti Sociali, per garantire, alla ripresa delle attività, la massima tutela della salute dei dipendenti.

La decisione segue di due giorni l’accordo sottoscritto tra azienda e Organizzazioni Sindacali che recepisce e anticipa, in alcuni casi anche in modo più estensivo, parte delle misure introdotte a livello nazionale – tra le altre, il rallentamento delle attività produttive e la rarefazione progressiva del personale nei reparti, l’implementazione di logiche di segregazione dei gruppi e degli ambienti di lavoro, il ricorso estensivo al lavoro agile per gli uffici, l’adozione collettiva di mascherine di protezione e l’introduzione di presidi per il rilevamento della temperatura corporea agli ingressi.

Le giornate di sospensione dell’attività saranno coperte con il ricorso alla cassa integrazione e permetteranno all’azienda di rimodulare l’organizzazione del lavoro secondo le disposizioni dei recenti decreti governativi e di ripartire in modo graduale tra mercoledì 18 e giovedì 19 marzo al fine di garantire i servizi essenziali e la continuità operativa.

Azienda e Organizzazioni Sindacali hanno inoltre concordato in via preventiva la possibilità di ricorrere nelle prossime nove settimane alla cassa integrazione per gestire le contingenti riduzioni del personale nei reparti in osservanza delle indicazioni governative.

Texa, 300 in smart working

Il Presidente di TEXA (diagnostica per auto) Bruno Vianello ha preso la decisione di chiudere lo stabilimento di Monastier di Treviso fino al 25 marzo, data di scadenza delle misure straordinarie previste dal Governo per fermare il Coronavirus. Per gran parte dei dipendenti è stato avviato lo Smart Working.

“Sebbene non abbiamo dipendenti risultati positivi – sono le sue parole – ho ritenuto di dovere usare la prudenza di un padre di famiglia. Nonostante le più rigorose misure adottate per evitarne la diffusione all’interno dell’azienda, mi sono accorto che, a fronte dell’esponenziale aumento dei contagi anche nel nostro territorio, non è veramente più possibile garantire alle persone che lavorano in azienda che il virus non oltrepassi in qualche modo le nostre “fortificazioni”. TEXA, come noto, dall’inizio dell’epidemia ha ampliato ulteriormente tutte le precauzioni per garantire un ambiente di lavoro sicuro e protetto, ma ritengo, in questo momento, di dover anteporre una valutazione anche etica”.

Grazie ad un piano d’emergenza già messo a punto nei giorni scorsi, da lunedì 9 marzo oltre 300 dei 530 dipendenti dello stabilimento italiano sono stati progressivamente collegati ad una rete criptata in Smart Working che consentirà loro di lavorare direttamente dalle proprie abitazioni, in modo da assicurare la continuità di tutti i servizi aziendali più importanti, a cominciare dal cuore pulsante dell’azienda, la ricerca e sviluppo.

Produzione e logistica invece si fermeranno al 100% da lunedì fino al 25 marzo, quando verrà valutato l’evolversi della situazione, auspicando naturalmente l’efficacia delle misure di contenimento prese anche dal nostro Governo.

“Considerando che nei primi due mesi del 2020 – riflette Bruno Vianello – avevamo avuto un ulteriore aumento di ordini del 20% rispetto al record dello scorso anno, lo scoppiare di questa epidemia è ovviamente stata una disgrazia inaspettata. Facendo un paragone con il mondo che ci appartiene è come se, trovandoci in testa ad una gara di Formula 1, ci venisse improvvisamente esposta la bandiera gialla a vanificare tutto lo sforzo compiuto fino a quel momento. Anche se in cuor mio speravo in un rallentamento del contagio, eravamo preparati a questa evenienza e l’avere provveduto a trasferire per tempo molte funzioni aziendali in Smart Working, ci permetterà, quando tornerà la bandiera verde, di scattare e riprendere la nostra meritata posizione di leader. Spero con tutto il cuore che ciò accada presto e che l’umanità possa, già dal prossimo anno, inserire nel calendario una nuova giornata di festa a ricordo dello scampato pericolo che stiamo, oggi, purtroppo, tutti vivendo. Viva l’Italia e Viva la Texa”.

Benetton: #IoRestoACasa

Un’alra scelta in anticipo sulle direttive nazionali è quella di Benetton Group, “da sempre impegnato – si legge in una nota aziendale –  per conciliare crescita economica e impegno sociale. Le persone, i loro valori, il loro desiderio di guardare al futuro sono al centro di ogni programma e azione. In questa situazione di emergenza e preoccupazione, dopo aver da subito messo in atto una serie di misure per tutelare la salute dei propri dipendenti e di tutte le persone che entrano nei negozi, per senso di responsabilità e ulteriore precauzione Benetton Group ha perciò deciso di chiudere tutti i punti vendita a gestione diretta sul territorio nazionale dei marchi Benetton, Undercolors e Sisley a partire dal 12 marzo 2020, per due settimane.

Il nostro augurio è, in questo modo, di portare un tangibile contributo a un ritorno alla normalità più rapido possibile.

Il nostro invito a tutti è di restare a casa e fare, ognuno, la propria parte.

#Iorestoacasa perché, nei momenti di difficoltà, l’importante è restare uniti.