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Padova, l’azienda al lavoro non stop per produrre letti da rianimazione

Il titolare ha raggiunto i dipendenti in sala mensa: ci chiedono più letti per gli ospedali – ha spiegato -, potremmo far fronte a questa richiesta lavorando anche il week end, chi ci sta segni il suo nome su questo foglio. Il 99% ha detto si.

Si lavora anche il sabato e la domenica alla Malvestio di Villanova di Camposampiero, Padova, un secondo stabilimento produttivo a Vigonza, stessa provincia. Fondato nel 1937 dal cavaliere Guido Malvestio, oggi alla seconda generazione, il gruppo è presente in venti Paesi e impiega oltre 200 persone: l’export supera la quota del 25%, dall’Europa fino al Sud America.

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(nella foto: prodotti pronti per la spedizione)

Malvestio studia e realizza mobili e attrezzature speciali, in particolare i letti da degenza e da terapia intensiva, destinati a ospedali, cliniche e strutture per la terza età; per quanto riguarda le rianimazioni, l’azienda padovana è l’unico produttore italiano di letti, al mondo ce ne sono in tutto cinque. «Le prime richieste sono arrivate dalla sanità lombarda e veneta, ora da tutte le regioni italiane e anche dall’estero. In due giorni è stato formalizzato l’accordo con i dipendenti della parte produttiva, che voglio ringraziare: il turno di lavoro supplementare nel fine settimana vale una produzione aggiuntiva di100, 150 letti», dice Marino Malvestio, amministratore unico della Spa.

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L’esigenza è quella di agevolare un veloce allestimento di posti supplementari nei reparti d’emergenza, a causa del rapido diffondersi dell’epidemia da Covid-19 che sta mettendo alla prova il sistema sanitario italiano: servono forniture straordinarie, il più rapidamente possibile, di speciali letti destinati ai reparti allestiti in emergenza. Al piano di lavoro eccezionale concordato alla Malvestio hanno aderito, su base volontaria, oltre 70 addetti alla produzione delle linee specifiche di questi letti. Saranno impegnati non-stop, con le dovute rotazioni, consecutivamente per tre weekend compreso quello appena trascorso.

«Abbiamo fermato le spedizioni dirette ad altri Paesi, per dare priorità alla sanità italiana: dire che qualche cliente non la prenderà bene è un eufemismo, ma crediamo sia necessario in questo momento rispondere a una esigenza interna. Raggiungere un accordo in azienda è stato facile e molto veloce grazie alla disponibilità, alla maturità e al senso del dovere dimostrato da tutti i dipendenti, anche da parte di quelli non coinvolti direttamente nel potenziamento del piano di produzione», sottolinea Malvestio. Per loro, oltre alla maggiorazione stabilita da contratto (+50%), l’azienda ha previsto un ulteriore bonus.

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Praticamente tutte le amministrazioni del sistema sanitario italiano stanno provvedendo al potenziamento dei reparti indispensabili per aiutare i casi più gravi, ossia le terapie intensive, quelle che possono garantire il supporto alle funzioni vitali. Il virus compromette infatti prevalentemente la respirazione, portando spesso a forme gravi di polmoniti, che costringono il paziente ad una ventilazione forzata. I letti utilizzati nei reparti dove si gestisce la fase più critica della malattia sono prodotti altamente complessi: ad esempio devono avere un fondo radiotrasparente per permettere di sottoporre i pazienti a raggi X senza necessità di essere spostati, e comandi a pedale agevolano il lavoro del personale sanitario minimizzando anche il contatto con i malati.

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Nelle prime tre regioni “zona rossa” – Lombardia, Veneto ed Emila Romagna – i posti letto in simili strutture sono 1.800, con un utilizzo che ha già raggiunto il 100 per cento (normalmente era il 60), tanto da costringere alcuni ospedali al trasferimento di pazienti altrove.

Anche ieri e sabato si è lavorato regolarmente dopo avere provveduto alla disinfezione di tutta la fabbrica e degli uffici, e così sarà nelle prossime settimane. Ora la preoccupazione principale alla Malvestio è “preservare la filiera dei nostri fornitori e quella logistica, perchè basta un niente per interromperne la regolarità. Se molte aziende chiudono, inevitabilmente potrebbero esserci scompensi anche per la nostra produzione. Abbiamo bisogno di interlocutori validi nelle istituzioni per gestire le eventuali difficoltà”.

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