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Mettete dei fiori nella vostra quarantena (per dare ossigeno a 1.500 imprese)

Venerdì 27 marzo è arrivata una decisione che mette fine allo spreco annunciato di un patrimonio verde di 1,6 miliardi di piantine messo in ginocchio dall’emergenza Coronavirus. Fiori recisi, alberi da frutto, ornamentali, viti e piantine da orto che oltre alle perdite subite per lo stop di fiere internazionali del settore, l’export bloccato da un mese,  gli ordini saltati per il divieto di cerimonie, le vendite nei garden annullate, dovevano vedersela anche con i costi di smaltimento dei prodotti da distruggere.

Coldiretti Veneto, al Tavolo Verde convocato nei giorni scorsi,  ha stimato un azzeramento totale del fatturato pari a 500 milioni realizzato da 1.500 aziende florovivaistiche regionali. Con i ricavi in rosso in un periodo strategico come quello primaverile – aveva spiegato Coldiretti Veneto – “è impossibile prevedere che le imprese possano sopravvivere e poi riprendere ad investire, ammodernarsi e dare ancora lavoro. Nonostante le prime misure introdotte dal Governo, il settore ha bisogno di interventi ad hoc per il ristoro dei danni con stanziamenti di risorse così da ampliare il ricorso agli ammortizzatori sociali”.

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Ecco perchè oggi viene accolta con soddisfazione la novità: “Abbiamo ottenuto finalmente il chiarimento dal Governo sul via libera alla vendita di piante e fiori in supermercati, mercati, punti vendita e vivai”, fa sapere il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che ha scritto una lettera al premier Giuseppe Conte nel sottolineare che sul sito del Governo è stata pubblicata la Faq nella quale si precisa che “la vendita di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili è consentita”.

Nella nota – sottolinea la Coldiretti – si precisa che “l’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti etc. Peraltro – continua il testo – tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa – si conclude – l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”.

“Lanciamo ora un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinchè promuovano la vendita di fiori e piante Made in Italy” afferma il presidente della Coldiretti nell’invitare tutti gli italiani a mettere fiori e piante nei propri giardini, orti e balconi come segno benaugurante della primavera che segna il momento del risveglio con la mobilitazione #balconifioriti.

Si tratta di un risultato importante poiché – continua Coldiretti – senza fiori e piante sono a rischio 27mila imprese con 2,5 miliardi di fatturato che ora si trovano in gravissime difficoltà con il divieto di cerimonie come battesimi, matrimoni, lauree e funerali e le difficoltà alle esportazioni dove l’Italia ha svolto fino ad ora un ruolo di leader nel mondo con il record per le spedizioni florovivaistiche che nel 2019 hanno raggiunto ben 904 milioni di euro di piante, fiori e fronde, dirette soprattutto in Francia (188 milioni di euro), Germania (159 milioni di euro) e l’Olanda (153 milioni di euro).

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Il risultato dell’emergenza con il blocco delle vendite è stato quasi un miliardo di fiori e piante appassiti e distrutti nei vivai in Italia dove – riferisce la Coldiretti – sono crollati gli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso, le produzioni tipiche della primavera e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75% del fatturato annuale, grazie ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini.

Nel pieno rispetto di tutte le disposizioni sulle restrizioni per contenere il contagio i vivai ma continuano a lavorare per garantire la massima qualità di piante e fiori italiani e – conclude la Coldiretti – si stanno organizzando per fare consegne a domicilio, con contatti per telefono o mail, per consentire agli italiani di restare a casa senza rinunciare a stare a contatto con la natura.

La strage delle orchidee

Fra le storie di aziende in sofferenza, c’è quella della floricoltura Menin, di Carceri vicino a Este, dove decine di migliaia di orchidee sono state buttate al macero ogni giorno, con oltre 250.000 euro di perdita di fatturato a settimana. Anche qui l’emergenza coronavirus si è trasformata in un disastro che rischiava di mandare all’aria mezzo secolo di lavoro. Leader in Italia nella produzione delle magnifiche orchidee Phalaenopsis, coltivate su 60mila metri quadrati di serre e distribuite dai grossisti nelle fiorerie e nei garden di tutta Italia, l’azienda è stata costretta a buttarle su un camion e portarle in discarica. Anche se perfette. Solo lo scorso 24 marzo ne ha portate via 8.000.

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“Ci piange il cuore, ma non abbiamo scelta – ha spiegato Monica Menin, titolare con i familiari della floricoltura, associata a Confagricoltura Padova -. Da un mese non possiamo vendere più neppure una pianta. Le abbiamo provate tutte: anche a offrirle alla grande distribuzione al costo dell’imballaggio, devolvendo una parte in beneficenza. Niente da fare. Dopo il decreto dell’altro ieri qualcuno ci ha anche detto che i nostri non sono prodotti di prima necessità e non si possono neanche lavorare e consegnare. Difficile anche smerciare le orchidee online: sono piante delicate, è facile che si sciupino se non ci sono imballaggi speciali. E comunque servirebbe a poco alla nostra azienda, che produce 2,5 milioni di piante all’anno. Abbiamo circa 150 clienti tra i grossisti, vendiamo dalle 30.000 alle 50.000 orchidee a settimana dal Piemonte alla Sicilia: vendere poche piantine online non ci aiuta”.

La lavorazione a ciclo continuo richiede spazio che, senza le vendite, viene a mancare. “Ogni settimana ci arrivano migliaia di piantine piccole che dobbiamo invasare e poi spostare e collocare su centinaia di bancali a seconda delle esigenze di temperatura e crescita – spiega Monica Menin -. Ogni settimana dobbiamo venderne 50mila per invasarne altrettante di nuove, altrimenti compromettiamo la produzione del prossimo anno. Perciò, mancando la vendita, è stato necessario buttare via centinaia di migliaia di piante, perfette e bellissime. Con Pasqua di mezzo e le altre feste si tratta di un danno enorme. Abbiamo le spese di gas e condizionatori e 50 dipendenti”.

(le foto sono dell’azienda Menin)