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Lavoratrici stagionali bloccate, dalla Romania all’Alto Adige in jet privato

«E’ come se in un concerto alla Scala mancassero i violini», afferma con una metafora Martin Foradori Hofstätter, alla guida dell’azienda di Tramin – Termeno che produce circa 850.000 bottiglie e vende per l’80% in Italia. Il resto del mercsto è Usa, seguito da Giappone, UK, Nord Europa, Russia.

Per portare in Italia le collaboratrici stagionali in arrivo dalla Romania, bloccate al confine con l’Ungheria, la tenuta J. Hofstätterha dovuto affittare un jet privato. Con il via libera della Commissione Europea al “corridoio verde” per la circolazione nell’UE dei lavoratori stagionali in agricoltura, molti produttori di vino e aziende del settore avevano tirato un sospiro di sollievo. Se sulla carta tutto sembrava funzionare, all’arrivo alla frontiera con l’Ungheria le otto storiche collaboratrici rumene dell’azienda di Tramin – Termeno, guidata da Martin Foradori Hofstätter, si sono invece viste negare il permesso di transito verso l’Italia.

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«Al confine ungherese le nostre otto collaboratrici hanno dovuto fare retromarcia nonostante avessimo ricevuto garanzie sulla libera circolazione per i lavoratori stagionali – riferisce il viticoltore di Tramin – Termeno -. Altro che Unione Europea, questo è il solito teatrino di Bruxelles! Abbiamo cercato di risolvere il problema in ogni modo, ma senza esito positivo. Così, dopo due settimane di telefonate, contatti con politici locali, di Roma e dell’Unione Europea, rappresentanti delle ambasciate, nonché intensi confronti con responsabili di associazioni di categoria, ci siamo visti costretti ad organizzare, in extremis, un jet privato dall’aeroporto di Bolzano a Cluj per portarle in Italia. Per questo periodo economico una spesa non indifferente e forse anche folle, ma senza questo il futuro delle mie vigne sarebbe stato segnato. Non avevo alternative. Devo dire, tuttavia, che visti i prezzi dei pulmini a noleggio in questo periodo, il costo dell’aeromobile ha inciso poco di più sul trasporto».

Per Foradori Hofstätter non esistevano alternative considerabili: «Qualcuno potrebbe obiettare che mi sarei potuto rivolgere ai numerosi disoccupati presenti nel territorio ma non è così. Ci abbiamo anche provato, ma chi abbiamo ingaggiato per fare una prova dopo due ore se ne è andato “perché il lavoro era troppo faticoso!”. Le chiacchere dei politici e rappresentanti di categoria inoltre ci hanno fatto anche perdere tempo, tempo durante il quale potevamo anche provare ad insegnare questo delicato lavoro ai locali interessati. Le operazioni di potatura a verde come la scacchiatura sono interventi delicati per la vigna, per i quali serve manodopera specializzata, con esperienza e soprattutto “just in time”.  Questi lavori incidono sulla produzione dell’annata in corso, ma anche sulla prossima potatura invernale», spiega Martin Foradori Hofstätter.

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Per il produttore l’assenza di queste professioniste, che da oltre dieci anni lavorano per l’azienda, si sarebbe tradotta in un danno rilevante: proprio come l’assenza dei violinisti in un concerto alla Scala, afferma con una metafora Martin Foradori Hofstätter che rimarca anche l’assenza di misure strategiche attuate ad esempio in altri Stati dell’Unione Europea. In Mosella per esempio, dove ha sede la sua seconda azienda, la Dr. Fischer – Hofstätter Mosel: «Oltre al fatto che all’estero le associazioni di categoria sono riuscite ad attivare un ponte aereo senza tante chiacchere, ai collaboratori stagionali è stata concessa anche la possibilità di attuare la cosiddetta “quarantena attiva” lavorando in piccoli gruppi in vigna, isolati da altri collaboratori locali, nel rispetto delle misure di sicurezza.  In Germania le procedure sono molto più chiare e snelle.  In Italia non siamo stati capaci nemmeno di copiare le misure intelligenti messe in atto da altri Paesi della Comunità Europea».

Nota in tutto il mondo soprattutto per i suoi Pinot Nero e Gewürztraminer, la tenuta J. Hofstätter può ora contare sulle sue collaboratrici che rimarranno in Italia fino a luglio.