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Nell’anno orribile dello sci l’alpinismo raddoppia (e lo scarpone si ricicla)

Una intera stagione sciistica cancellata, proprio in un anno più che generoso in termini di neve, abbondante come non si vedeva da tempo.

La montagna e il suo turismo – ma non solo – è stata colpita duramente dall’epidemia, e con lei un intero settore, quello della produzione di articoli per lo sport, che nel Trevigiano vede uno dei suoi poli principali. «Ci preoccupa l’onda lunga della situazione causata dalla chiusura degli impianti, arrivata quando i negozi avevano già in casa le attrezzature nuove e preparato tutto per la stagione – spiega Anna Ferrino, presidente di Assosport – Va detto che sviluppare un nuovo prodotto per una azienda che fa ad esempio scarponi di sci è un processo costoso e che richiede tempo, fra prototipi, stampi, ingegnerizzazione e molto altro. In questo momento i produttori dovrebbero essere alle prese con la raccolta dei nuovi ordini, dopo le principali fiere di settore che sono saltate o si sono tenute solo in forma virtuale. A marzo sarebbero partite le nuove produzioni, per poi consegnare il materiale a ottobre».

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Il condizionale è d’obbligo, poiché nei negozi le rimanenze accumulate rendono impossibile (e non sostenibile) prevedere nuovi investimenti. Ecco perché nel settore ci si prepara a un’onda lunga della pandemia e dei suoi effetti: «Ci vorranno due anni per tornare alla normalità. E non c’è ristoro possibile – sottolinea Ferrino – Alte giacenze significano alti costi: probabilmente appena possibile i negozi avvieranno vendite speciali con agevolazioni e promozioni, ma senza poter sperare in un azzeramento dei magazzini. Da segnalare anche la difficoltà che vivono i noleggiatori, abituali a riassortire completamente la propria offerta per poter garantire l’ultimo modello agli appassionati, e che ora vedono il proprio investimento senza ritorno. Lo sci è solo l’esempio più eclatante di una stagione rovinosa: «Si sono ovviamente fermate anche le vendite di prodotti per il nuoto e per la palestra. Certo, c’è chi ha preso qualche attrezzo per fare ginnastica in casa, ma non è paragonabile al mercato perduto».

Quale sci

La possibilità – sfumata – di una apertura tardiva degli impianti ha segnato definitivamente le scelte di acquisto anche degli sportivi più determinati: «Il 15 febbraio era comunque troppo tardi – sottolinea Alberto Zanatta, presidente e ad Tecnica GroupLe uniche vendite a regime normale hanno riguardato mercati esteri come Usa, Canada, Scandinavia, Giappone; in Europa per lo sci da discesa è stato un tracollo. Per fortuna, in un gruppo differenziato abbiamo avuto prodotti in crescita proprio a causa del fermo degli impianti di risalita. È il caso dello sci da alpinismo, che ha sostanzialmente raddoppiato la propria quota. Blizzard e Tecnica, per sci e scarponi, sono i marchi che ne hanno tratto maggiore beneficio».

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Ricerca e sviluppo comunque non si fermano, tanto che nella versione digitale di Ispi, la fiera di riferimento del settore, è stato premiato un nuovo scarpone prodotto dal gruppo trevigiano, che ha registrato anche la voglia di movimento e aria aperta (fin dal primo lockdown) anche grazie a marchi come Rollerblade: «I pattini a rotelle sono cresciuti sul canale tradizionale e anche sull’ecommerce: oggi in America praticamente otto paia su dieci vendute viaggiano online. È una attività individuale e dunque priva di rischi, aerobica per accontentare anche chi non può andare in palestra, e in caso di grandi limitazioni si può fare anche in cortile». Con i pattini, anche le biciclette – merito soprattutto dei bonus all’acquisto – hanno vissuto un momento d’oro, tanto che i modelli di fascia media sono quasi introvabili. Così come le ciaspole, una produzione ormai di nicchia in Italia.

Scarponi circolari

In questi giorni viene lanciata una nuova iniziativa all’insegna dell’economia circolare. Ogni sciatore che vorrà comprare un nuovo paio di scarponi da sci Tecnica potrà restituire in negozio i suoi vecchi scarponi, di qualunque marca.

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È il primo step del progetto «Recycle your boots», proposto dalla casa dello sportsystem di Giavera del Montello, presentato a Cortina d’Ampezzo (Belluno) a margine dei Campionati del mondo di sci, e che ha come scopo quello di recuperare il possibile dalle calzature tecniche usate.
Un’ altra azienda trevigiana, la Fecam, di Caerano San Marco, si occuperà quindi di separare le scarpette interne e di smontare ogni scarpone nelle sue singole componenti plastiche e metalliche le quali saranno inviate a Laprima Plastics, di Isola Vicentina, che le trasformerà in materie di seconda generazione, come granuli di plastica e pezzi di alluminio, pronti per essere fusi e riutilizzati nella produzione industriale.

Il gruppo Tecnica, è stato inoltre spiegato, utilizzerà le materie rigenerate nel processo Recycle Your Boots nella produzione di nuovi prodotti, mentre gli scarponi delle prossime stagioni verranno progettati in modo da facilitare lo smontaggio, la separazione dei materiali e il riciclo.