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Scacco a Covid e fibromialgia: nell’anno più duro nasce il sogno di Laura

Laura e L’aura, dove l’apostrofo è un peperoncino rosso piccante. Nell’anno più difficile – un lavoro in sanità, la pandemia e una malattia cronica da gestire – Laura De Bortoli, 55 anni, di Montebelluna, ha realizzato un sogno. Il 13 febbraio, dopo un anno di lavorazione, ha debuttato online il suo blog, L’aura in cucina.

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Molti di più gli anni di preparazione per questo “cambio vita” tenacemente voluto: “Io ho sempre lavorato in sanità come operatrice sociosanitaria; ho anche un master in coordinamento di case di riposo e istituti per disabili”. Quindici anni di professione, e parallelamente una passione, in cucina: “Ho frequentato le lezioni serali all’istituto alberghiero, per un certo periodo ho anche riavviato una vecchia osteria, ma ho capito che da sola non ce la facevo”.

E ha ripreso a studiare – sempre lavorando – con il “Master in Arti Culinarie e Gastronomiche” dell’Accademia delle Professioni – Dieffe Padova: “Due giorni alla settimana, dalle 14 alle 23”. Laura ha utilizzato i permessi per motivi di studio riconosciuti dalla pubblica amministrazione tramite bandi che escono due volte all’anno anche all’Ulss 2. Ci si è messo anche il Covid, che da un lato ha reso estremamente più difficile il lavoro, dall’altro ha fatto saltare lo stage già concordato in un ristorante di Asolo, trasformato in un “project work” approvato dalla regione.

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Il tutto convivendo con una malattia reumatica, la fibromialgia: “Ho una invalidità riconosciuta del 46%, dolori, affaticamento, anche la memoria ogni tanto vacilla. Ho avuto la fortuna di incontrare un medico che, quattro anni fa, ha fatto la diagnosi giusta: non è facile da identificare. Non posso arrendermi, ho pensato”.

Cucina e dintorni

Al suo fianco c’è Piero (e anche il gatto Tigre, nelle foto): lui e Laura hanno un matrimonio alle spalle e due figli grandi ciascuno. “Ci siamo sposati nel 2013, avevamo voglia di realizzare qualcosa insieme: oggi che io organizzo cene a casa nel formato home restaurant, lui è il mio socio, il mio aiuto”. Laura è stata da poco arruolata anche nelle Cesarine, la rete delle cuoche casalinghe: il blog (qui anche su Facebook) è uno strumento in più per comunicare una passione, ma non aspettatevi un elenco di ricette: “Il mio obiettivo è raccontare e far conoscere la tradizione culinaria veneta, ma non solo: da tempo ho iniziato a proporre ricette ispirate alla dieta Mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Alcuni piatti sono rivisitati, altri di mia fantasia ed altri ancora frutto di contaminazioni derivate dalla cucina Internazionale. tramite i miei viaggi. Una doverosa attenzione la dedico anche ai cibi per persone con difficoltà alimentari, data la mia formazione sanitaria, gli anziani in particolare: una pietanza oltre che buona e sana deve essere anche bella alla vista per essere appetibile”.

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Il cibo per Laura è molte cose insieme: cura, passione, ma anche relazione: il  social eating – cioè condividere il pasto con persone che non si conoscono – è una idea applicabile nelle cene in home-restaurant o a domicilio, “dove si valorizzano i rapporti umani per conoscersi e incontrarsi. Non solo: si può usare il cibo come mezzo di scambio emozionale, per diffondere la cultura del cibo, conoscere i vini, avere un’opportunità in più per socializzare e fare nuove amicizie”. Una cucina che è anche racconto: nelle aziende agricole che Laura inserisce nel blog – come la Girardi di Casacorba di Vedelago (TV) o la San Giacomo di  Covolo di Pederobba (TV) specializzata in lumache –  è andata di persona, cercando (e trovando)  un ingrediente particolare.

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Una tesi al formaggio

Il suo piatto preferito? “Amo i risotti, o la pasta fatta in casa. La tesi del master però l’ho fatta sul Morlacco, un formaggio presidio slow food (qui trovate la storia del suo ritorno sulla scena) prodotto solo in 19 malghe, da maggio a settembre. Sul sito Veneto formaggi si racconta che “è il prodotto più tradizionale e rappresentativo degli alpeggi del massiccio del Grappa e la sua storia antichissima, ritroviamo testimonianze letterarie fin dalla fine del ‘400, racconta non solo di tecniche casearie ma, soprattutto, di migrazioni di popoli. Dalla Morlacchia, antica regione balcanica, riconoscibile nell’odierna Dalmazia, un popolo di boscaioli e carbonai, originari del Mar Caspio, arrivò sul massiccio del Grappa al tempo della Serenissima”. Il Morlacco poteva quindi essere considerato un “sottoprodotto” del burro, tanto da essere spesso indicato come “Formajo dei Poareti”.

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Il metodo tradizionale di produzione, che ancora oggi troviamo nelle malghe del Massiccio durante la stagione dell’alpeggio, prevede che il latte della sera venga posto a scremare per affioramento in un apposito locale di Malga, detto “Cason de l’Aria”, caratterizzato da feritoie nella muratura che permettono il passaggio dell’aria fresca notturna e il mantenimento del latte in affioramento a temperatura  ottimale per la separazione del grasso.

Uno dei molti ingredienti ai quali regalare una seconda giovinezza.

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