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Piovono medaglie, in Veneto nasce la Consulta Psicologia dello Sport

A Tokyio l’Italia vince medaglie e raggiunge risultati eccellenti, in Veneto nasce la “Consulta Psicologia dello Sport, dell’esercizio fisico e del benessere” istituita dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto.

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Un team di professionisti coordinato dalla vice presidente dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto Fortunata Pizzoferro (foto in basso): «L’obiettivo è di favorire la nascita di sinergie e collaborazioni con stakeholder legati nell’ambito dello sport, della salute e del benessere psicofisico per promuovere la conoscenza del valore della psicologia dello sport, in tutti i contesti sportivi: giovanili, tra i dilettanti e i professionisti. Lo sport, l’attività motoria e l’esercizio fisico,  entrano sempre di più nella nostra vita quotidiana acquisendo un ruolo importante per la crescita psicofisica armonica e come esperienza inclusiva, adattiva e preventiva

Il ruolo dello Psicologo dello Sport

A livello internazionale sempre più Federazioni e Società sportive si avvalgono della collaborazione di psicologi/ghe con formazione in psicologia dello sport, ormai considerati/e un’essenziale risorsa di affiancamento nei percorsi di allenamento, per migliorare le prestazioni attraverso il potenziamento delle abilità mentali indispensabili per favorire nell’atleta la capacità di autoregolazione emotiva e di concentrazione.

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Lo sguardo dello psicologo va oltre, si occupa di tutte le fasi che caratterizzano la vita sportiva dell’atleta, dal recupero degli infortuni alla transition career, ai problemi legati alla salute mentale. Tutto ciò lo stanno dimostrando queste Olimpiadi in corso con 36 atleti veneti che vi partecipano e con risultati eccellenti. La letteratura scientifica da tempo riconosce il ruolo della componente psicologica nel conseguimento di risultati sportivi e nel processo di maturazione dell’atleta.

Quanto può incidere un percorso di psicologia dello sport nelle prestazioni e nei risultati?

«Queste sono le Olimpiadi delle emozioni – spiega Marcella Bounous  psicologa, membro della Consulta dell’Ordine e Direttrice Master di Psicologia dello Sport  IUSVE (in foto) – Aldo Montano ha parlato di emozioni per ben cinque volte nella stessa intervista. Come psicologa dello sport sto seguendo a distanza atleti che stanno partecipando alle Olimpiadi in Giappone. La presenza dello psicologo a “bordo campo” non è sempre necessaria, il lavoro che facciamo con gli atleti li deve rendere indipendenti, altrimenti non avremmo svolto bene il nostro compito; basta il pc e il telefono, abbiamo uno scambio quotidiano di dati.

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Un percorso di psicologia dello sport può incidere positivamente sulla prestazione, in quanto allena le abilità mentali coinvolte nella performance, quali l’attenzione e la concentrazione, il decision making, le capacità immaginative e di visualizzazione (es. mental imagery o motor imagery), la gestione dell’attivazione, la capacità di recuperare da un errore o da una sconfitta: in parallelo incrementa il benessere dell’atleta, in quanto sviluppa abilità di gestione dello stress, di  mantenimento e l’incremento della motivazione, la formulazione di obiettivi funzionali, tutte abilità generalizzabili in qualsiasi altro ambito di vita. “Se la mia mente può concepirlo, allora io posso compierlo” diceva il grande Muhammad Ali”.

Un percorso di preparazione mentale va “cucito addosso all’atleta”, in quanto ogni atleta è unico; va strutturato sulla base delle reali caratteristiche del soggetto.

Lo psicologo dello sport deve conoscere lo sport specie-specifico, conoscerne il linguaggio, le regole e osservare l’atleta nel suo ambiente di allenamento e di gara.  Non esistono soluzioni miracolose: allenare la mente necessita di grande motivazione, di sistematicità, di impegno e di tempo. Forse nello sport di oggi la “testa” è il fattore che può fare la differenza accanto alla preparazione fisica e tecnica, perché facilita l’espressione di tutte le potenzialità dell’atleta. Vista la stretta correlazione tra mente e corpo, è bene ricordare che quando l’atleta si allena fisicamente lo sta facendo anche mentalmente. Quello che alle volte si ignora ancora è quanto la mente sia in grado di influire sull’apprendimento e sul miglioramento del gesto tecnico e sulla gestione della gara.»

La psicologia dello sport si occupa dell’aspetto mentale, emozionale e comportamentale collegato alle prestazioni degli atleti e delle squadre nel contesto sportivo.

In quale modo lo psicologo dello sport può aiutare l’atleta o l’allenatore?

«Lo/la psicologo/a, interagendo con tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, lo/la aiuta a “coltivare” e portare avanti l’integrazione corpo-mente» spiega Marta Ghisi – Psicologa, psicoterapeuta, membro della Consulta dell’Ordine e docente dell’Università di Padova. Infatti, una prestazione sportiva è costituita dalla somma delle capacità fisiche e mentali, oltre a quelle tecniche e tattiche, tutte necessarie all’espressione della massima performance. È fondamentale quindi che mente e corpo vengano allenati a collaborare come un team. Lo/la psicologo/a dello sport interviene attraverso sia tecniche fisiologiche, in grado di influire sulle componenti mentali, sia tecniche cognitive, in grado di influire sulle componenti fisiche. La psicologia aiuta atleti/e e allenatori/trici di sport sia individuali, sia di squadra con diversi obiettivi e strategie di intervento: per uno sport di squadra facilitare i processi di comunicazione, promuovere un buon clima relazionale, lavorare per favorire il passaggio da gruppo a squadra, rafforzare il senso di appartenenza e la coesione di squadra.  Nello sport individuale l’intervento è mirato alle esigenze del singolo/a atleta, come l’autoregolazione delle emozioni (es. ansia e rabbia), la gestione e la riformulazione dei pensieri disfunzionali con l’obiettivo di incrementare il benessere e la prestazione dell’atleta. Il compito dello/a psicologo/a dello sport è mettere in primo piano il benessere psicofisico dell’atleta in relazione alle diverse fasce d’età, favorendo quindi la massima espressione del suo potenziale. La vittoria diventa così una conseguenza di un percorso strutturato, condiviso e costruito assieme all’atleta e allo staff coinvolto.»