Il guidatore è seduto sul sellino posteriore, e guida in tandem con il passeggero, abbracciandolo. Hugbike – la bicicletta degli abbracci – nasce a Treviso, dove hanno lavorato fianco a fianco Banca della Marca, la Cooperativa Il Girasole e la Fondazione Oltre il Labirinto onlus. Un progetto innovativo, che mette al centro le persone disabili e la loro integrazione mediante il lavoro.
L’assemblaggio della bici, che una rivoluziona il concetto di sicurezza perché consente al guidatore di avere sempre sotto controllo il passeggero – anche un bambino, ad esempio – vede uniti personale specializzato e ragazzi affetti da autismo, che in questo modo possono trovare una loro collocazione nel mondo del lavoro e acquisire competenze supportati da tutor qualificati. La bicicletta HUGBIKE® è già in produzione e acquistabile (il modulo è sul sito http://www.hugbike.it alla sezione "Prenota!"); per essere sempre aggiornati sulle iniziative c’è un account Twitter @HugBikes, e un profilo Facebook http://www.facebook.com/Hugbikeitaly.
E oggi – 2 aprile, giornata mondiale dell’autismo che sarà simboleggiato in molte piazze dall’illuminazione blu – le due ruote solidali, in un modello tutto bianco, saranno donate da tre ragazzi autistici della Fondazione “Oltre il Labirinto Onlus” a papa Francesco. Il tandem è stato realizzato all’interno del Villaggio Godega 4Autism, la prima struttura di co-housing in Europa (con sede in Provincia di Treviso), dove i soggetti autistici sperimentano l’inserimento nella società attraverso il lavoro.
(la hugbike tenuta a battesimo da Yuri Chechi)
Biciclette e speranza, lavoro, vita. A Pordenone, la provincia ha finanziato con 67mila euro il progetto Community bike di Cosm (il Consorzio operativo salute mentale): un tassello degli interventi per l’occupazione dei disabili. L’idea è far nascere ciclofficine sociali, gestite da disabili, che possano restaurare bici vecchie o abbandonate: solo a Pordenone, a fine 2013 erano 700 quelle rimaste nei depositi comunali. Una volta rigenerate possono essere vendute, generando posti di lavoro (per soggetti con handicap e tutor destinati ad affiancarli nella gestione). La prima ciclofficina inaugurata lo scorso aprile è quella di Roveredo in Piano, nella sede della coop Noncello: qui lavorano un meccanico 50enne, al quale prossimamente sarà affiancato un giovane. Tutti possono portate qui a sistemare la bici, ma presto la ciclofficina andrà incontro a chi ne ha bisogno: «Apriremo un punto assistenza all’interno del parco San Valentino – spiega la coordinatrice del progetto, Gabriella Favero – e cerchiamo contatti con altre associazioni per organizzare dei centri di raccolta in cui a giorni stabiliti prelevare le bici da riparare e, poi, riportarle». Il risvolto è anche la diffusione dell’uso della bicicletta, con corsi per la sicurezza organizzati per e con le scuole.
Ciclofficina Via dell’artigianato 20 Roveredo in Piano (PN)
E ci sono anche le biciclette made in carcere, il Due Palazzi di Padova: qui ogni giorno 15 detenuti lavorano (e il lavoro abbassa drasticamente le recidive) grazie alla collaborazione con Esperia, azienda che vende in Italia e all’estero 500mila biciclette all’anno. Il laboratorio padovano, dove ogni giorni arrivano i pezzi da assemblare, arriva a produrre oltre 200 biciclette al giorno, spesso modelli di elevata complessità tecnologica, per marchi come Bottecchia, Torpado e Fondriest. La qualità è alta, al punto che le biciclette vengono immesse sul mercato senza bisogno di ulteriori controlli.
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