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Cinque domande a #quellicheassumono (cap. 6): Alì supermercati, c’è posto per altri 50 (e la prima scelta è il tempo indeterminato)

Ancora (almeno) 50 posti di lavoro da assegnare entro fine anno. Altri dipenderanno dai prossimi programmi di nuove aperture. Nato nel 1958 da un piccola rivendita alimentare a Padova (il primo supermercato è stato aperto nel 1971) il Gruppo Alì è oggi uno dei big player della grande distribuzione con 100 punti vendita, di cui 98 in Veneto e 2 in Emilia Romagna. Le insegne Alì Supermercati e Alìper rappresentano in modo differenziato i due canali di vendita, rispettivamente dei negozi di quartiere e dei superstore.
Oggi Alì Spa ha 904 milioni di fatturato nel 2013 e cresce del +4,4% rispetto al 2012, la quota di mercato in Veneto corrisponde al 15,6%.
I dipendenti sono 3.198, la metà donne; 137 i nuovi assunti nel 2013 e già 150 da gennaio 2014.
«Sono la vera forza del nostro Gruppo – dice il presidente Francesco Canella – Confermiamo la nostra vocazione ad essere il supermercato di fiducia, vicino alle esigenze dei clienti soprattutto con la qualità dei nostri prodotti, la cortesia del nostro personale, la convenienza delle offerte. Tanti piccoli aspetti che, insieme, danno un grande risultato. Proseguiremo nella nostra politica di crescita responsabile, lavoreremo per aprire altri tre punti vendita nel 2014 e per ristrutturare quelli più datati, con l’obiettivo di assumere entro l’anno 200 dipendenti».
2 - Foto storica AlìUna visione improntata ad una profonda e radicata territorialità, che intende condividere i successi di mercato con la comunità locale, restituendo benessere in termini di occupazione e contribuendo nei fatti alla responsabilità sociale con le numerose attività sostenute.

(a fianco una foto d’epoca)

 

 

Che tipo di persone avete assunto?
Cerchiamo in modo particolare giovani, al di sotto dei 30 anni, anche senza un’esperienza in questo settore: alla formazione ci pensiamo in proprio – dice Gianni Canella, vicedirettore del Gruppo -. L’importante è che abbiano voglia di imparare, e di lavorare: da questo dipende se una volta entrati ci si ferma, oppure si progredisce, diventando caporeparto o direttore. Diciamo giovani perché ci piace che crescano con noi, ma c’è posto anche per persone più esperte, ad esempio in gastronomia e in macelleria, dove conoscere già il mestiere rappresenta un vantaggio e un valore aggiunto.
Tendenzialmente la nostra scelta è il contratto a tempo indeterminato, che qui riguarda il 95% dei contratti. Pensiamo che le persone lavorino meglio in un ambiente stabile, e se sanno che non c’è una scadenza. Solo in occasioni particolari, come il potenziamento di negozi durante la stagione turistica, facciamo contratti a termine. In generale il clima è di una azienda familiare, abbiamo tutti punti vendita in gestione diretta, non affiliati. Sono 157 i casi di conciliazione famiglia/lavoro solo nel 2013: mamme lavoratrici che hanno usufruito della maternità facoltativa.
Solo nell’ultimo anno, inoltre, per garantire un servizio professionale, sono stati investiti 500mila euro in formazione: dalle tecniche di vendita, alla gestione del punto vendita, dai corsi di primo soccorso e sicurezza, a quelli di selezione del personale.

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Come è avvenuto il contatto?

La stragrande maggioranza passa ormai per il sito. Una volta che ci si è iscritti i nostri uffici provvedono a un primo contatto e a una serie di colloqui. Chi abita lontano può tranquillamente portare il curriculum al punto vendita più vicino, che provvede a farcelo avere. Quando ci si incontra, non c’è alcuna strategia particolare per “testare” il candidato: anzi, la regola è che nessuno debba fare anticamera per più di dieci minuti, per evitare che tensione e stress siano controproducenti.

Quale tipo di atteggiamento avete premiato?
Dinamicità, umiltà, voglia di imparare. Questo lavoro è a contatto con il cibo e con i clienti, essere estroversi aiuta molto. E poi cerchiamo persone capaci di fare gruppo, di collaborare. Gli ultimi assunti hanno tutti dato la disponibilità a lavorare la domenica, ma va detto che per noi il festivo significa apertura prevalentemente mattutina, e mediamente si fa un turno per due di riposo domenicale. Non abbiamo tenuto aperto in giornate come Pasqua e Natale, e se abbiamo scelto di non rinunciare alle chiusure è perché crediamo sia giusto e doveroso rispettare i nostri dipendenti e le loro famiglie. Non andiamo oltre le 20.30 come orario e solo nei centri maggiori, la norma è la chiusura alle 20.

C’è qualche competenza che faticate a trovare?

C’è stato un periodo in cui personale già esperto, ad esempio per il reparto macelleria, era difficile da incontrare. Oggi sinceramente le domande di lavoro sono aumentate, così come la disponibilità dei giovani. Una volta accadeva che chiedessero di lavorare in magazzino, dove magari non si lavora il sabato e si finisce prima, ma senza prospettive di carriera. Oggi troviamo che ragazzi e ragazze siano più ambiziosi e preparati, anche a costo di qualche sacrificio.

Un consiglio ai futuri candidati?

Arrivare all’incontro con noi consapevoli che c’è sempre da imparare, anche quando il primo lavoro consiste nello spostare o svuotare scatoloni. È una relazione che si costruisce passo dopo passo, con i colleghi e con il pubblico. Il nostro approccio è di facilitare le persone: chi abita a Rovigo, ad esempio, sarà inserito nel punto vendita più vicino possibile alla residenza, perché pensiamo che fare chilometri e chilometri, se è possibile evitarlo, non sia utile a nessuno.

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  • cristina marola |

    Ho bisogno e voglia di lavorare

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