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Giovani cacciatori di lamponi altoatesini contro il digital divide

Un progetto che mette a disposizione di scuole e università del Sud del mondo i mezzi per l’alfabetizzazione informatica a costi estremamente contenuti. Il micro data center, frutto del lavoro di Sven Helmer – professore della Facoltà di Scienze e Tecnologie informatiche della Libera Università di Bolzano – e del suo team di ricercatori e studenti, è stato scelto per gareggiare al Micro Data Center Design Challenge, una competizione organizzata dall’Ong Inveneo di San Francisco.

Berry Hunters_Sven Helmer_3° da destra

(nella foto da sinistra a destra: Angelo Ventura, Julian Sanin, Filippo Cardano, Sven Helmer, Saifur Salam, Alam Mahabub Shahrear
Mancano Stefan Brocanelli, Daniele Gadler, Daniel Morandini e Alessandro Piccoli).
La Ong Inveneo è un’impresa non profit con sede a San Francisco la cui mission è fornire strumenti tecnologici – computer e banda larga – ad alcune tra le regioni più povere della Terra, individuando le soluzioni più sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Recentemente, Inveneo ha lanciato un concorso internazionale per la realizzazione di un progetto di Micro Data Center ad alimentazione solare che possa quindi essere utilizzato nel Sud del mondo anche nelle più avverse condizioni ambientali, sopportando calore, polvere e umidità.

</span></figure></a> Il pc portato dalla Ong in una scuola di Haiti
Il pc portato dalla Ong in una scuola di Haiti

A questo concorso internazionale è stato invitato a partecipare, con un progetto originale, un team di ricercatori e studenti di informatica della Libera Università di Bolzano. Sono una squadra e, come tale, si sono scelti anche un nome: sono i Berry Hunters, ovvero i cacciatori di lamponi. Ma i lamponi di cui si occupano Sven Helmer, professore di Database Systems e Data and Knowledge Engineering in Unibz, e i suoi collaboratori, non sono quelli dei boschi dell’Alto Adige.

Sono i Raspberry Pi, ovvero i micro-computer open source dai costi irrisori – poche decine di euro – e dai consumi molto contenuti. Questi possono essere collegati per formare cluster, raggiungendo così maggiori capacità di calcolo. Il Raspberry Pi e il suo successore, il Banana Pi, rappresentano la soluzione ideale per costruire data center nelle scuole e nelle università – soprattutto nel Sud del mondo – che non possono permettersi gli investimenti solitamente molto ingenti necessari. Il progetto dell’Università di Bolzano mira ad aiutare le scuole e i centri di ricerca dei Paesi con meno risorse economiche a colmare il digital divide e per questo è stato individuato e ammesso al concorso di Inveneo.

</span></figure></a> Da RaspberryPi.Org
Da RaspberryPi.Org

Il Raspberry Pi è un computer piccolo (circa 10 centimetri per 6) sviluppato da Eben Upton, un ingegnere britannico, per suscitare interesse negli scolari. È anche stato usato dagli adulti per diversi interessi, come coltivare i propri hobby, realizzare piccoli progetti, che si trattasse di suonare musica o costruire piccole stazioni meteo. Anche insegnanti e ricercatori universitari ne hanno colto le potenzialità: «Più di due anni fa – racconta Sven Helmer – abbiamo comprato 300 Raspberry Pis alla facoltà di Computer per insegnare agli studenti come costruire cluster, ovvero gruppi di computer connessi per aumentare le performance. È stato un successo, e ora abbiamo un team di studenti che lavora sul progetto, e un paio di loro ha scritto una tesi sul lavoro svolto, lo ha pubblicato e portato a due conferenze».

Una attività che è stata notata a livello internazionale: «Tre mesi fa siamo stati contattati da Inveneo. La competizione punta a costruire piccoli Data Center in ambienti difficili, in Paesi in via di sviluppo. Il Raspberry Pi cluster è l’ideale: costa poco, consuma poca energia e può essere alimentato da pannelli solari, ma è anche solido; se anche un computer si rompe, il gruppo continua a lavorare».

</span></figure></a> Il progetto altoatesino (interno ed esterno)
Il progetto altoatesino (interno ed esterno)

Ora si aspetta di sapere se i lamponi altoatesini vinceranno la competizione; i risultati arriveranno il 15 luglio. Per i vincitori, 10mila dollari per realizzare il loro prodotto, che sarà trasportato poi in una remota isola dell’Oceano Pacifico per essere testato.

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